Spagna 2050

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Possiamo conoscere il futuro? Risposta retorica: possiamo conoscere il passato? Riscriviamo continuamente la storia, non perché certi fatti diventino dubbi e appaiano fatti nuovi, ma perché cambia la nostra angolazione, prospettiva. Diciamo, da una serie di re, presidenti ecc., e il loro esercizio del potere militare e politico fino ai mutamenti economici e culturali nella vita della gente comune, nel suo benessere e nell’identità. Mutamenti non da poco. Arriveremo a quell’unica prospettiva vera, obiettiva?

No, l’obiettività può essere multi-soggettiva, non inter-soggettiva. Ecco perché Al Jazeera è tanto meglio per conoscere il presente che la CNN, che presenta l’angolazione USA, e ove ce ne siano altre un “esperto” USA darà l’interpretazione finale. Al Jazeera presenta molte angolazioni di molte parti e lascia le interpretazioni finali allo spettatore. Come possiamo gettare un po’ di luce sul futuro? Fondamentalmente ci sono due approcci: quello cartesiano basato su tendenze estensive, e il taoismo basato sull’olismo e la dialettica. Che non si escludono reciprocamente.

Sicché, ci sono tre tendenze mondiali che influenzano certamente anche la Spagna:

declino dell’Occidente battuto in concorrenza e il sorgere del Resto [del mondo] in generale, e declino degli USA e sorgere della Cina in particolare;

declino dello stato eccetto i maggiori – Russia-India-Cina-USA – e sorgere delle macroregioni, di nazioni non-dominanti, di comunità locali;

anti-ciclicità dell’Islam e del cristianesimo-secolarismo: quando l’uno declina, l’altro sale, giusto ora l’Islam – e viceversa.

Dittatura o democrazia, e quale partito sia al potere, importa poca per tali tendenze globali. Ma importa alla Spagna per il loro impatto. L’approccio taoista olistico-dialettico si focalizza sulla Spagna come un insieme con contesti, e si chiede: quali sono le maggiori contraddizioni? Non l’autonomia/indipendenza catalana/basca; la risposta sta nelle tendenzeIpotesi: le maggiori contraddizioni sono fra democrazia e corruzione, e fra democrazia e perdita di potere dei poderes fácticos (poteri di fatto, o poteri forti, ndt), i proprietari terrieri (con l’aggiunta del mondo degli affari), i militari, il clero. La democrazia è troppo egalitaria per loro; la corruzione arricchisce i ricchi, intercetta denaro destinato ai poveri, compra politici con fondi per le loro campagne; tutti mantengono le distanze fra classi. La Spagna non è sola in questo movimento post-democratico verso la banco-/tecno-/ corrutto-crazia.

Ma la Spagna, diversamente dalla Francia ma come l’Italia, è uno stato debole al di sopra di nazioni-regioni e comunità locali forti. Il problema base può non essere come democratizzare la Spagna, ma se la Spagna esiste. Predizione generale: la Spagna risolverà queste contraddizioni base cavalcando le tendenze. Più concretamente, cinque predizioni specifiche:

1. non lo slogan di Franco, España: Una, Grande, Libre ma España: Una Comunidad de Naciones, ossia di Catalogna, Vascondado (Paesi Baschi), Galizia, Andalusia, Baleari, Canarie e Castiglia, le nuove e le vecchie prevarranno;

2. si aggiunga la probabilità che si unisca il Portogallo, a formare l’Iberia peninsulare, un tempo tre provincie dell’Impero Romano;

3. tale comunità di nazioni verrà assorbita nell’Unione Europea, una comunità di paesi (e nazioni), che sopravviverà perché cavalca la tendenza globale, anche col distanziarsi dagli USA;

4. ed ecco il secondo punto forte: la nazione come comunità di comunità locali, governate da ayuntamientos, municipi, mairies – data l’oscillazione secolare della Spagna fra localismo e centralismo;

5. ci sarà una certa islamizzazione, particolarmente in Andalusia, forse un neo-Al Andaluz perché l’islam offre qualcosa di cui l’Occidente ha gran bisogno: lo spirito di solidarietà opposto alla solitudine, la condivisione anziché l’egoismo e la redistribuzione burocratica negli stati assistenziali.

Quattro predizioni specifiche aggiuntive:

Politicamente la contraddizione fra democrazia e corruzione si può trattare meglio a livello di regioni definite da nazioni (anziché le attuali 17 autonomías), e a livello di comunità locali, con una democrazia diretta, locale. La Svizzera, costituita di nazioni e comunità locali, è finora sopravvissuta per oltre 700 anni e può servire da modello, anche per l’Italia; un giorno anche per la Francia giacobina.

Militarmente l’Iberia sarà in mano all’UE; la NATO si dissolverà con la caduta dell’Impero USA. Ma l’UE come si rapporterà alle altre macroregioni? Una certa islamizzazione dell’UE e la secolarizzazione dell’islam potrebbero superare il divario UE-OIC (Organizzazione della Cooperazione Islamica); l’Eurasia potrebbe parimenti superare i divari fra UE, Russia e Cina.

Economicamente il relativo declino dell’Occidente condurrà a più autosufficienza nazionale e locale. Le aziende con divisioni acute fra datori di lavoro e prestatori d’opera declineranno, aumenteranno le cooperative dove tutti sono una cosa e l’altra – e la Spagna ne è un leader mondiale, con Mondragón (situata nella regione basca, è una delle esperienze di economia alternativa, cooperativa, più importanti su scala mondiale, NdT)– così come l’auto-impiego. Le cooperative rurali, urbanizzate, diventeranno un habitat importante, basandosi sulla vendita diretta ai consumatori in vari punti-vendita, e sull’eccellente infrastruttura di trasporto-comunicazione iberica. Ciò sta già arrivando a contrastare la miseria della politica d’austerità, che usa i fondi governativi per tirare fuori dai guai le aziende incompetenti a favore della “crescita”. L’Iberia coopererà con gli altri tre paesi GIPSI dell’UE: Grecia-Italia-Portogallo-Spagna-Irlanda contro la dominazione tedesca.

Culturalmente i cittadini diventeranno trilingui: lingua della propria nazione, spagnolo e una lingua mondiale, cominciando dall’inglese. Possono anche essere tri-culturali: cristiani, secolari, musulmani. Come per la politica e l’economia ci sarà molta varietà, molta ricerca di nuove sintesi. Come reagiranno i poderes fácticos? Qualcuno si assocerà, qualcuno emigrerà, qualcuno farà un golpe militare: predizione # 10. C’è molto in gioco. Il perdente ha un nome, Madrid, quella magnifica città artificiale nel mezzo di nulla; il centro del potere cooperativo politico-economico, di quello militare, della chiesa. È probabile un neo-Franco, 23F, anzi probabilmente in germe, avvalendosi della linea di faglia castigliano-catalana; più difficoltosa di quella castigliano-basca giacché i baschi stupidamente hanno combattuto con la forza, non con l’economia-politica.

Ma un colpo di stato in controtendenza, che offre solo il passato, emergerà contro tutte le nazioni non-castigliane, mobiliterà le donne contro gli uomini, giovani contro anziani, spossessati contro potenti, poveri contro ricchi. L’ombra pesante della guerra civile del 1936-39 rende fosche le forze; che probabilmente rinunceranno. Si spera prima di cominciare. E Madrid diverrà una comunità fra le altre; culturale piuttosto che un centro politico-economico-militare. Una Spagna magnifica.

Johan Galtung

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