Somalia: scontri a Mogadiscio, allarme sfollati

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Da giovedì scorso proseguono a Mogadiscio i combattimenti tra l'esercito etiopico del Governo Federale di Transizione e i ribelli delle Corti islamiche (ora chiamati con il termine arabo muqawamah, cioè resistenza). Secondo una stima dell'agenzia Afp - riportata da Warnews - sarebbero almeno 60 le persone uccise, per la maggior parte civili, in quella che viene definita la peggiore battaglia da quando, nell'aprile di quest'anno, le truppe etiopiche e il governo somalo hanno ripreso il controllo della città, che era stata per un breve periodo in mano ai fondamentalisti islamici.

Il segretario dell'Onu, Ban-Ki-Moon afferma l'impossibilità per ora di inviare a Mogadiscio una forza di pace, ma evidenzia che altre opzioni verranno presto discusse. Ieri l'inviato speciale delle Nazioni Unite per la Somalia, Ahmedou Ould Abdallah ha definito la crisi umanitaria in corso in Somalia "la peggiore del continente" anche rispetto a quella del Darfur e ha criticato, seppur velatamente la comunità internazionale, sottolineando come "nonostante i tentativi, non sia ancora riuscita a dare l'attenzione appropriata ai bisogni della popolazione somala" - riporta l'agenzia Misna.

Gli scontri sono cominciati giovedì scorso quando carri armati etiopici sono intervenuti per tenere a bada una manifestazione in atto vicino al centro cittadino. Subito sono intervenuti i miliziani islamici che hanno lanciato una bomba contro uno dei mezzi cingolati, uccidendo sette soldati dell'esercito. I corpi di due dei soldati uccisi sono stati poi presi dalla folla inferocita, che li ha legati e li ha trascinati fino al centro del mercato di Bakara. La furiosa reazione dell'esercito etiopico non si è fatta attendere: il giorno dopo sono scattati i rastrellamenti casa per casa per stanare i colpevoli, seguiti da incursioni mordi e fuggi dei ribelli, bombardamenti e violenti scontri a fuoco. Secondo quanto riferito dall'agenzia Reuters, entrambi gli schieramenti avrebbero colpito indiscriminatamente, uccidendo per la maggior parte civili indifesi. "Le truppe etiopiche e gli insorti stanno violando le leggi di guerra ammazzando e ferendo decine di civili" - denuncia Human Right Watch.

L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) stima che 173mila sfollati interni siano fuggiti da Mogadiscio mentre altri 33mila sono sfollati dai dintorni della capitale. "A Mogadiscio le truppe etiopi continuano a dar la caccia ai ribelli intrappolando i civili all'interno di alcune aree" - sottolinea il comunicato dell'UNHCR. A Mogadiscio, lunedì, la ricerca casa per casa ed i pattugliamenti stradali per stanare i ribelli si sono estesi a sei dei sedici distretti della città, e in diverse aree i soldati si sono appostati sui tetti - segnala l'UNHCR che sta inviando aiuti alle migliaia di somali sfollati.

"Il vero problema dei civili in Somalia è che fuggono da una zona di conflitto, come quella di Mogadiscio, per raggiungerne una in piena crisi umanitaria come lo Shabelle" - afferma Dawn Elizabeth Blalock, portavoce dell'Ufficio affari umanitari (Ocha) in Somalia alla Misna. "Lo scorso fine settimana si è assistito ai peggiori combattimenti dall'aprile scorso - ha raccontato la portavoce dell'Ocha alla Misna - e dalla capitale somala sono fuggite circa 90.000 persone, riversatesi nel Lower e Middle Shabelle e nel campo di Afgoye, oramai stracolmo". "Se la situazione sul terreno non migliora saremo costretti a lanciare un allarme per la catastrofe umanitaria".

La scorsa settimana Medici Senza Frontiere aveva espresso 'profonda preoccupazione' per la popolazione rimasta nella capitale somala. Dal 2004 in Somalia c'è un Governo Federale Transitorio sostenuto dall'Onu, ma le forze somale devono contrastare gli attacchi giornalieri dei ribelli delle Corti islamiche e dei "signori della guerra". [GB]

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