Servono ricette per una sana agricoltura

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Foto: Slowfood.it

Se c’è una cosa su cui tutti ormai possiamo essere d’accordo è la centralità dei temi alimentari, o meglio di cultura gastronomica, secondo una visione più ampia: un trend ancora in crescita che viaggia attraverso molteplici canali di promozione. Anche se siamo soffocati da una “bulimia comunicativa” gourmettistica, che non ci dà il tempo di fermarci e approfondire, c’è una sfumatura che a mio parere sta diventando sempre più una priorità per il grande pubblico: che l’alimentazione sia sana. Che l’agricoltura sia sana, perché non possiamo dimenticare che non viviamo solo di cibo, ma anche di salubrità dei suoli, dell’aria e dell’acqua.

Una rivendicazione intergenerazionale. Esemplare è a questo proposito la battaglia portata avanti da un gruppo di genitori e bambini che frequentano il piccolo asilo di San Giacomo di Veglia, una frazione di Vittorio Veneto, in provincia di Treviso. La struttura confina con un terreno acquistato da un’azienda agricola allo scopo di impiantare viti per la il prosecco, con il conseguente utilizzo di pesticidi, suscitando malumori da parte dei genitori giustamente preoccupati per la salute dei propri figli. Questa battaglia ha portato alla creazione di un gruppo di protesta, che per il 19 maggio ha organizzato una marcia, insieme a diverse associazioni, per le strade di diversi paesi e città.

Non è la prima storia del genere. Cinque anni fa in un piccolo borgo del bordolese, famosa zona vitivinicola, gli alunni della scuola locale hanno avuto una forma di intossicazione mentre erano all’esterno dell’istituto, dopo che una vigna vicina era stata trattata con i consueti pesticidi.

E allora l’interrogativo a cui dobbiamo dare una risposta concreta è se può la politica decidere quale tipo di agricoltura devono mettere in pratica le aziende private. Io dico di sì, soprattutto se c’è di mezzo la nostra salute e quella dei nostri figli. A maggior ragione se l’uso dei pesticidi è al servizio di un’economia di produzione svilente, per l’ambiente e per il prodotto stesso.

L’orologio della nostra vita su questo Pianeta, così come noi oggi la conosciamo, corre sempre più veloce, per questo dobbiamo pensare non al nostro tempo ma a quello delle giovani generazioni, che non popolano soltanto le piazze, ma si informano, creano momenti di dibattito e si mobilitano per chiedere alla politica strumenti per il futuro. È arrivata l’ora che i governi ascoltino, che mettano come priorità in agenda la tutela del nostro ecosistema e di un’economia al servizio dello sviluppo, non il contrario.

Carlo Petrini da Slowfood.it

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