Scuola: e la riforma cancella l'uguaglianza dalla Costituzione

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Sono grato a Girio Marabini per la documentata analisi del testo della legge delega dalla quale si evince, sostiene Marabini, che la persona è davvero al centro della riforma della scuola in Italia.

E ciò, secondo Marabini, anche perché essa si ispira (ma potrebbe fare altrimenti?) alla lettera e allo spirito della Costituzione. Cosa, del resto, che tutti i documenti (tentativi di riforma, programmi e quanto altro) che hanno inciso sulla scuola dal dopoguerra ad oggi hanno fatto.

Prendo dunque atto che uno dei motivi della centralità della persona deriva dalla Costituzione: che è come dire che da sempre o almeno dall'entrata in vigore della Costituzione (visto che da sempre si cita la costituzione quando si parla di scuola) la persona è al centro della scuola italiana.

Aggiungo tuttavia una nota, a margine della riflessione che Marabini fa a riguardo del fatto che per decidere se le positive intenzionalità della legge delega saranno rispettate e realizzate occorrerà attendere i decreti applicativi..

Al riguardo, anche senza attendere i decreti applicativi, devo dare a Marabini una triste notizia: malgrado da più parti sia stato da almeno un anno segnalato un gravissimo svarione costituzionale nel testo delle le "Indicazioni Nazionali per i Piani di studio personalizzati per la scuola primaria" ebbene, tale svarione non è mai stato corretto. Né nel testo del 6 novembre che si può trovare on line né nel testo a stampa pubblicato dagli Annali dell'Istruzione. E siccome, ai sensi dell'Art 1 del DM 61/2003 le Indicazioni Nazionali per i Piani di studio personalizzati per la scuola primaria" costituiscono, in allegato, parte integrante del presente decreto" la cosa mi preoccupa un po'. Sono infatti terrorizzato dall'idea che qualcuno voglia davvero prenderle alla lettera.

Di che si tratta? Riepilogo la vicenda.

La Costituzione bistrattata?

Leggendo una prima volta il testo delle "Indicazioni Nazionali per i Piani di studio personalizzati per la scuola primaria" licenziato il 24 luglio 2002 dal Ministero dell'Istruzione non mi ero accorto di un particolare di non poco conto.

Riporto integralmente il passo:

"La terza [ragione, ndr] è sociale. Essa assicura obbligatoriamente a tutti i fanciulli le condizioni culturali, relazionali, didattiche e organizzative idonee a "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale" che limitando di fatto la libertà e la giustizia dei cittadini, "impediscono il pieno sviluppo della persona umana" indipendentemente dal sesso, dalla razza, dalla lingua, dalla religione, dalle opinioni politiche e dalle condizioni personali e sociali (art. 3 della Costituzione). Senza quest'opera di decondizionamento che la scuola primaria è chiamata a svolgere sarebbero largamente pregiudicati i traguardi della giustizia e dell'integrazione sociale".

Leggo e rileggo, qualcosa non torna. Leggo e rileggo ancora. Mi pare che manchi qualche cosa, che qualche cosa non torni. Credevo di sapere a memoria il Terzo articolo della Costituzione ma non mi ci ritrovo leggendo il testo ministeriale. Manca qualcosa...Forse se ne è già accorto anche chi mi sta leggendo.

Si, manca la parola "uguaglianza".

Il testo integrale dell'art.3 della Costituzione (in rete è reperibile sul sito del Quirinale: http://www.quirinale.it/costituzione/costituzione.htm) è infatti il seguente:

"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".

Si rilegga il testo sottolineato: al posto di eguaglianza è stata inserita la parola giustizia.

La stessa cosa è confermata nella pubblicazione a stampa (Annali dell'istruzione nn 5-6 2001 1/2002), di cui riporto il passo:

Inizialmente, era estate, ho pensato ad una banale svista (seppure grave), magari determinata dalla ripetizione della parola giustizia con cui si chiude il testo ministeriale citato. Poi però, leggendo e rileggendo, scopro che non si può, oggettivamente, dire che il testo ministeriale citi erroneamente l'art. 3 della Costituzione: infatti il passo incriminato (che limitando di fatto la libertà e la giustizia dei cittadini) non è messo fra virgolette ma è, diciamo così, redazionale. Le virgolette della citazione che delimitano il testo dell'art. 3 della Costituzione si chiudono infatti dopo sociale per aprirsi prima di impediscono. Eppure, se si va a rileggere il testo ministeriale, non ci sarebbe in realtà motivo di aprire e chiudere le virgolette...se non per il fatto che al posto di uguaglianza si è inserita la parola giustizia, anche se la frase perde completamente di senso e suona decisamente male. Si tratta quindi di una scelta consapevole, di un atto pensato e voluto (in caso contrario non si aprirebbero e chiuderebbero le virgolette proprio prima e dopo il passo che ha subito così sostanziali modifiche. E che si tratti di una scelta voluta è confermato da un altro documento.

Anche le "Indicazioni nazionali per i piani di studio personalizzati nella scuola secondaria di primo grado" (riviste e ripubblicate il 30 luglio 2003, ovvero pochi giorni fa e reperibili ad esempio vedi qui) citano l'art. 3 della Costituzione, proprio poco dopo aver detto che la scuola deve formare l'integralità della persona. Qui sembra che l'errore di citazione sia svanito. E invece no: sparisce "giustizia" ma non iappare "uguaglianza". Ecco il testo, ripreso dalla sezione "Scuola della prevenzione dei disagi":

"Così essa (scuola) mira a "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale" che, limitando di fatto la libertà, "impediscono il pieno sviluppo della persona umana" indipendentemente dal sesso, dalla razza, dalla lingua, dalla religione, dalle opinioni politiche e dalle condizioni personali e sociali (articolo 3 della Costituzione)".

E anche in questo caso l'omissione non sembra essere casuale, dato il preciso taglio che è stato operato nell'articolo costituzionale.

Sorgono alcune domande.

Sono io che esagero con cipiglio filologico ed esegetico sopravalutando quella che in realtà è solo una banale svista, oppure si tratta di una cosa seria?
Se è un banale errore perché non è stato corretto?
Perché l'ipotetico errore è stato corretto solo a metà nel testo sulle medie?
Chi scrive questi testi (che non essendo firmati sono di diretta responsabilità del Ministero) conosce la Costituzione? Se si: perché non corregge? Se no: perché lavora per un Ministero della Repubblica Italiana che si fonda su quella Costituzione?
La costituzione si può cambiare in questo modo?
E da ultimo: chi ha paura dell'uguaglianza?

Detto ciò anche io spero, assieme a Marabini, che i decreti applicativi rispettino nella forma e nella sostanza lo spirito di centralità della persona da lui individuato e si ancorino fortemente ai valori della Costituzione.

Posso però esprime la mia preoccupazione se ad un anno di distanza nessuno al MIUR ha pensato di correggere il gravissimo svariano che ha fatto sparire non solo dai testi delle raccomandazioni ma dalla stessa citazione dell'art.3 della Costituzione la parola "uguaglianza"?

Posso chiedere chi ha scritto quei testi? Chi lo ha firmato lo so: è ministro della Repubblica. Ed ha giurato sulla Costituzione.

di Aluisi Tosolini
Titolo originale: La persona al centro della scuola riformata? C'è da augurarselo, ma i segnali per ora vanno in direzione opposta

Fonte: PavoneRisorse

Per leggere tutti il dibattito sul tema si veda Riforma della scuola: documenti e interventi

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