Sao Tomé e Principe: un golpe targato oro nero

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Nell'arcipelago di Sao Tomé e Principe, colonia portoghese sino al 1975 e più piccolo stato dell'Africa, da ieri 16 luglio è in atto un colpo di Stato. Sullo sfondo la crisi della produzione del cacao e le aspettative rispetto all'avvio dell'estrazione di petrolio dai fondali prospicienti alle isole.

"Sì, è in atto un tentativo di colpo di Stato da parte dei militari. Ho sentito colpi di arma da fuoco stamattina all'alba, ma ora la situazione sembra essersi calmata. Nelle strade la gente circola e il mercato principale è aperto. La televisione e la radio sono sotto il controllo dei militari e non funzionano" ha affermato ieri a Misna monsignor Abilio Rodas de Sousa Ribas, vescovo di S㣀o Tomé e Principe. I militari avrebbero approfittato dell'assenza del presidente Fradique de Menezes, impegnato in una visita in Nigeria, per prendere il controllo delle istituzioni, arrestando anche alcuni esponenti del governo.

Monsignor Rodas de Sousa Ribas ha sottolineato come all'origine del golpe vi sarebbe con tutta probabilità l'insoddisfazione dei militari: "Sono sottopagati, come tutte le categorie e in particolare i dipendenti pubblici. Il crollo della produzione del cacao, che è la nostra unica risorsa, ha messo in crisi tutta l'economia locale. C'è molta povertà, ma questo fino ad ora non ha provocato forti tensioni sociali".

Da alcuni anni la produzione di cacao, principale risorsa economica per i 170 mila abitanti e unico prodotto di esportazione, ha registrato un calo costante. Il deficit commerciale e la necessità di importare la maggior parte dei beni di consumo hanno inciso pesantemente sulle casse statali, tanto da provocare un continuo aumento del debito estero.

Speranze sono riposte nei ricavati legati all'estrazione di petrolio. Un recente studio ha infatti evidenziato le enormi potenzialità dell'area in questi termini. Questo ha stimolato immediatamente l'attenzione dei Paesi africani della regione - anch'essi produttori di oro nero, come la Nigeria, l'Angola e la Guinea Equatoriale - e dei 'giganti' del settore petrolifero, a partire dall'americana Exxon Mobil e dalla Royal-Dutch Shell. Forte l'instabilità politica che si è però sviluppata nel Paese legata alla gestione di questa risorsa preziosa con l'avvicendamento di quattro governi in pochi mesi. "Staremo attenti. Non ripeteremo gli errori di altre nazioni africane dove le risorse naturali si sono rilevate una maledizione piuttosto che una benedizione" - aveva dichiarato a questo proposito il primo ministro Maria das Neves, ora agli arresti "saremo trasparenti in modo da assicurarci che la gente di Sao Tomé e Principe godano direttamente del benessere legato al petrolio". Ma è subito stata smentita dal colpo di stato.

E dalla comunita internazionale giungono intanto le prime dichiarazioni e condanne sul colpo di stato. Il Segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha condannato "fermamente"quanto avvenuto, chiedendo il ristabilimento "immediato e incondizionato dell'ordine costituzionale". Una condanna "veemente" è arrivata dalla Comunità dei Paesi di lingua portoghese (Cplp, che oltre a Sao Tomé e Principe raggruppa Angola, Capoverde, Guinea-Bissau, Mozambico, Brasile, Portogallo e Timor Est), dall'Organizzazione internazionale della Francofonia (Oif) e dalla Comunità economica e monetaria degli Stati dell'Africa Centrale (Cemac) che convocherà nei prossimi giorni un summit straordinario per discutere della situazione nell'arcipelago.

Fonti: Misna, OneWorld International

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