Russia e Cina alleate-rivali alla conquista dell’Artico

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Foto: Remocontro.it

L’Artico sempre più zona di cooperazione e contesa geopolitica allo stesso tempo. Un crescente numero di attori, prime tra tutti Russia e la Cina per vicinanza geografica e interessi storici, sono interessate alle ingenti risorse della regione e allo sviluppo di nuove rotte commerciali. Si ritiene che la regione ospiti il 30% delle riserve inesplorate di gas e il 13% di quelle petrolifere. Per la Russia l’Artico è una priorità politica da più di un decennio. L’abbandono degli anni ’90, con il tracollo dell’Unione sovietica. Ma la nuova strategia militare dell’era Putin ha rilanciato l’attenzione sulla regione, dove la Russia può contare su un significativo vantaggio rispetto ad altri attori internazionali con una massiccia rete di installazioni e infrastrutture. Ed il Nord sembra diventato la priorità assoluta della geopolitica russa. In uno scenario pre-sanzioni, Mosca aveva iniziato a guardare all’Artico come ‘base strategicamente vitale per il quinquennio 2016- 2020’. Gli sviluppi successivi hanno in parte bloccato gli slanci – secondo Analisi Difesa- ma gli investimenti per i prossimi 20 anni dovrebbero comunque arrivare a 400- 600 milioni di dollari.

Mosca Pechino priorità diverse

Per i leader russi la regione è vitale per motivi di sovranità e sviluppo economico. Per la Cina gli interessi sono più recenti, e il suo ruolo è relativamente nuovo. Tuttavia, l’Artico sta diventando una priorità politica anche per Pechino, tanto che il ministro degli esteri cinese nel 2015 aveva descritto la Cina come «uno stato vicino all’Artico». Nel giugno 2017, il governo cinese ha dichiarato il “Mar Glaciale Artico come ad una delle rotte marittime del ventunesimo secolo”. Nel 2017, lungo la ‘Northern Sea Route’ nel tratto sotto amministrazione russa sono transitate una dozzina di navi cinesi della China’s Ocean Shipping Company dall’Europa all’Asia, inaugurando una rinnovata cooperazione nella navigazione marittima commerciale. L’alleanza economica russo-cinese interessa anche diversi altri progetti di estrazione offshore in Artico, nel Mare di Kara e nel Mare di Okhotsk. Ad esempio la partecipazione cinese in Yamal – progetto da 27 miliardi di dollari per la produzione di gas liquefatto realizzato in collaborazione con la Cina, o le acquisizioni di miniere in Russia, Canada e Groenlandia.

China and Russia Arctics

Nella conferenza stampa di fine 2017 Putin ha chiaramente messo l’accento sulle ambizioni russe al Polo Nord: «La ricchezza della Russia crescerà con l’espansione nell’Artico. Il potenziamento industriale russo in Artico avverrà in cooperazione con la Cina». Cina e Russia amore dichiarato anche se non privo di contrasti, e in più, il terzo incomodo Stati Uniti nella regione artica, a seminare zizzania tra i due alleati orientali. Una unità di marines, per la prima volta dopo la Seconda Guerra Mondiale, è stata dislocata in Norvegia, mentre dal 2014 la NATO ha effettuato alcune esercitazioni militari nella regione. E questo cose non accadono per caso. Gli USA hanno lanciato in orbita il primo di quattro «satelliti polari» che monitoreranno l’Artico, ufficialmente per tenere sotto controllo lo scioglimento dei ghiacci. Ufficiosamente guardano molto altro. L’ex sottosegretario di Stato USA Dobriansky, rivolgendo un appello alla Nato, ha affermato che «è in corso una guerra fredda nell’Artico, con la Russia protagonista di una escalation militare che impone una risposta decisa da parte dell’Occidente»

Tra top secret ed esibizione

L’Artico dunque anche come una zona di importanti interessi militari e di sicurezza. Negli ultimi anni la Russia ha aumentato considerevolmente la sua presenza riattivando una serie di basi militari e creandone di nuove. La portata della militarizzazione russa nell’Artico è stata rivelata in un documento scritto dall’inglese “Henry Jackson Society”. Il ‘paper ‘raccomanda di incoraggiare la NATO ad adottare una strategia artica per assicurare una comune intesa sulle sfide alla sicurezza della regione. L’estensione del controllo sull’oceano artico che ha Mosca oggi è molto inferiore a quello che aveva in epoca sovietica. Poche settimane fa il Ministero della difesa russo ha svelato le immagini dell’ultima base militare, «Artic Trilistnik», dotata di un sistema missilistico e aerei da combattimento pronti ad entrare in azione in caso di attacco nucleare. Notizia dell’apertura di un’altra base alla Terra di Alessandra, l’isola più occidentale della Terra di Francesco Giuseppe, solo pochi mesi fa, ad aprile 2017. L’importanza della base sottolineata dalla visita ufficiale di Putin. Mosca ha anche creato un nuovo comando strategico unificato nell’Artico.

Alleati concorrenti anti Usa

Dal 2014, la Russia avrebbe effettuato almeno 9 esercitazioni militari nell’Artico e vicino alla base militare di Severomonsk simulando un confronto militare e un attacco marittimo. Nel 2015 navi militari cinesi sono state individuate per la prima volta nel mare di Bering dopo aver effettuato un esercizio militare congiunto con la Russia nel Pacifico del Nord. Nel documento «Strategia militare cinese» del 2015, Pechino faceva riferimento alle regioni polari come a «un’area di interesse». Poche settimane fa, la Cina ha rilasciato un Libro Bianco sulla sua politica nell’Artico, facendo tra l’altro risalire il suo coinvolgimento negli affari artici agli anni ’20. Si fa anche preciso riferimento anche alla Via della Seta Polare. La Cina cerca di promuovere il suo ruolo nella governance dell’Artico in maniera discreta, attraverso l’impegno in attività scientifiche ed economiche che le garantiscano buoni rapporti con tutti gli stati artici. Esempio la cooperazione con la Groenlandia, con cui ha siglato un memorandum d’intesa per la cooperazione scientifica nel 2016, e con l’Islanda, con cui trattiene rapporti economici privilegiati.

Ennio Remondino da Remocontro.it

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