Ridurre i rifiuti, liberare gli oceani

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Riprendiamo l’impegnativo e promettente intervento del Commissario europeo all’Ambiente Janez Potočnik all’International Conference on Prevention and Management of Marine Litter in European Seas di Berlino (10 - 12 aprile 2013).

Vorrei iniziare dando il benvenuto al “Message from Berlin” e esprimere il mio apprezzamento per il vostro lavoro. Grazie all’impegno di persone come voi, il problema dei rifiuti marini è ora in cima all’agenda politica. Questo è qualcosa di cui tutti noi possiamo essere orgogliosi... una cosa che mi dà soddisfazione.

Devo dire che questo tema è progredito molto rapidamente negli ultimi due anni. Ricordo che nel 2010, durante la Conferenza ministeriale Ospar a Bergen, ci è stata “servita” una colazione di plastica, paragonabile a quello che un uccello marino locale, il fulmaro del nord, ha in media nel suo stomaco. Una colazione che non era facile da digerire.

Due mesi più tardi ho incontrato il capitano Charles Moore, la persona che ha identificato questi grandi sistemi di correnti oceaniche rotanti e la cosiddetta “zuppa di plastica” che è creata dai nostri rifiuti. Sono rimasto scioccato dalla portata del problema dei rifiuti marini in tutto il mondo.

Il vertice Rio+20 l’anno scorso ha mostrato fino a che punto i rifiuti marini siano diventati una questione di interesse globale. È stato l’unico nuovo obiettivo concordato dalla comunità internazionale. A Rio ci siamo impegnati ad agire ed a giungere ad una significativa riduzione dei rifiuti marini entro il 2025.

In linea con tale impegno, la Commissione europea ha proposto, nel suo 7° programma d’azione per l’ambiente, l’istituzione di un obiettivo di riduzione quantitativa a livello Ue per i rifiuti marini. In poche parole, in meno di 3 anni, la nostra attenzione si è spostata dai problemi alle soluzioni. Questo è un successo in sé.

 

Ma si può dire che i rifiuti marini siano purtroppo emblematici della nostra economia dello spreco. L’economia dell’Ue produce ancora troppi rifiuti: usiamo 16 tonnellate di risorse per persona all’anno, delle quali 6 tonnellate vanno sprecate. Non possiamo permetterci di andare avanti così! Utilizzare le risorse in modo più efficiente non è solo un dovere morale, ma è anche un imperativo economico, se vogliamo superare la crisi attuale e ri-orientare le nostre economie verso una crescita sostenibile a lungo termine.

Mi piacerebbe vedere una economia che riduce al minimo i rifiuti, che utilizza solo la quantità di risorse che sono necessarie, che smette di sprecare le nostre risorse!

I rifiuti marini sono, di nuovo purtroppo, anche il segno di una gestione dei rifiuti a terra del tutto insufficiente. Si stima che l’80% dei rifiuti marini provenga da fonti terrestri, lo sappiamo tutti. La maggior parte di questa spazzatura sono rifiuti di plastica. Questo significa chiaramente che la nostra priorità deve essere un approccio globale che prenda di mira i rifiuti di plastica.

Il mese scorso, la Commissione europea ha pubblicato un Libro verde su una “strategia europea in materia di rifiuti di plastica nell’ambiente” (qui in .pdf). Lo scopo è quello di aprire la discussione sul modo migliore per affrontare tutti gli aspetti di rifiuti di plastica, tra cui nuovi modi per aumentare il riciclaggio e la prevenzione dei rifiuti. Entro la fine dell’anno, il 30 settembre, si terrà una conferenza sui risultati della consultazione. E i risultati saranno utilizzati per la waste review che ho annunciato per il 2014.

La “litter prevention” non è un concetto inverosimile, ma sta realmente avvenendo! Sono orgoglioso di dire che il mio paese, la Slovenia, è a uno dei primi posti. Nel 2010 e nel 2012, l’iniziativa denominata “Let’s Do It! Slovenia” ha mobilitato quasi il 15% della popolazione del Paese in un giorno per ripulire la spazzatura scaricata nelle campagne e nelle città. Ero tra quel 15% e posso assicurare che il vero cambiamento c’è stato nella mente delle persone. Il vero cambiamento è nella loro consapevolezza dei rifiuti e che cosa fanno alle nostre campagne e ai nostri mari.

La campagne di pulizia sono strumenti formidabili per sensibilizzare l’opinione pubblica e coinvolgere i cittadini e questo è il motivo per cui ho continuato a promuovere un Clean-Up Day a livello Ue. Alla gente, oggigiorno, in realtà piace essere coinvolta e deve esserlo, perché senza di loro nessuna politica può avere successo. Il cambiamento deve andare oltre la legislazione.

Anche il settore privato, e in particolare l’industria del packaging, ha un ruolo chiave da svolgere. Quasi il 60% dei nostri rifiuti di plastica sono rifiuti da imballaggio. L’industria deve essere parte della soluzione.

Dobbiamo fare uno sforzo distinto per ridurre “l’over-packaging”. L’obiettivo dovrebbe essere quello di produrre le confezioni più intelligenti che possiamo. Il packaging è un bene dove serve chiaramente ad uno scopo utile, ma deve essere evitato dove è semplicemente superfluo.

Allo stesso tempo, dobbiamo aumentare il riciclo degli imballaggi in plastica. Il riciclaggio inizia dalla fase di design del prodotto. Il packaging plastico deve essere progettato in modo che sia semplicemente ed efficientemente riciclato. Per esempio, il riciclaggio può essere reso più facile evitando il pigmento scuro che è difficile da rimuovere e che da come risultato plastica riciclata grigia “poco attraente”; le plastiche dovrebbero essere chimicamente più semplici e più pulite e i materiali di confezionamento multistrato devono essere progettati in modo che non ostacolino il riciclaggio.

Come ho detto, la prevenzione dei rifiuti è un grande successo in alcuni Stati membri, abbiamo bisogno di imparare da loro. So che si stanno già mettendo insieme molte esperienze e buone pratiche. Sono certo che una caratteristica comune del successo sia un’infrastruttura ben funzionante di gestione dei rifiuti: una raccolta dei rifiuti regolare, bidoni di raccolta differenziata, punti di raccolta pubblici per vetro, metallo, carta, solventi, rifiuti ingombranti. Tutto ciò significa meno spazzatura.

Ma per affrontare il problema dei rifiuti marini nei nostri mari dobbiamo fare un passo ulteriore. Abbiamo bisogno di una maggiore e più forte cooperazione sia a livello regionale che a livello globale. Nella roadmap “Verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse”, pubblicata nel 2011, ci siamo impegnati a contribuire allo sviluppo dei piani d’azione regionali. L’ulteriore sviluppo di questi piani d’azione regionali in materia di rifiuti marini nel corso di questo convegno, con un coinvolgimento molto attivo delle quattro convenzioni marittime regionali, è un buon esempio di come cooperare nel contesto europeo.

Vogliamo anche estendere questa cooperazione promettente al livello globale. E io sono molto lieto di vedere che l’Unep (il Programma Onu per l’ambiente, ndt) sta utilizzando questa conferenza per un’ulteriore sviluppo della Global Partnership on Marine Litter.

Ho sempre visto la gestione dei rifiuti come parte dei un programma di efficienza delle risorse più ampio. Direi che se vediamo i rifiuti come una risorsa, questi cessano di essere un problema, e diventano preziosi: la gente li vuole. Quindi, se “waste that is in the wrong place”, allora possiamo vedere la spazzatura come una preziosa risorsa che attualmente è soltanto nel posto sbagliato.

Incoraggio tutti voi a diffondere le migliori pratiche attraverso i vostri networks. Mettere sistematicamente le buone pratiche a disposizione degli altri in modo proattivo ha un enorme potenziale per fare rapidi progressi nella lotta contro i rifiuti marini.

Saluto il vostro impegno nel “Message from Berlin”. Mi sono impegnato a seguirlo. L’impegno nel 7 ° programma d’azione ambientale, l’imminente revisione della normativa sui rifiuti e l’ulteriore attuazione della strategia marina fissano chiaramente l’ordine del giorno per la Commissione europea. E noi continueremo a sostenere le convenzioni marittime regionali per l’attuazione dei loro piani d’azione.

Auguro a tutti noi, rappresentanti nazionali, i produttori di imballaggi in plastica e di prodotti in plastica, riciclatori, rivenditori, al settore della pesca, navale ed agli armatori di navi da crociera, agli enti locali, alle autorità di bacino, Ong, mondo accademico ed a noi, i cittadini, tutto il successo nel tentativo di liberare i nostri oceani dalla peste della spazzatura.

Fonte: greenreport.it

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