Qual è il posto dalla cannabis nel moderno arsenale medico?

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Per secoli la cannabis è stata usata per alleviare il dolore, come aiuto per dormire e per molti altri scopi, eppure ci sono poche prove scientifiche sulla sua sicurezza ed efficacia. Come mai? Fino ad oggi i divieti e le restrizioni legali al consumo di cannabis hanno ostacolato anche la ricerca portando i medici ad ignorare i benefici di quella che il proibizionismo ha relegato ad essere solo una droga “ricreativa”, ma nulla più. Su questo tema il quadro normativo è ancora vario e confuso almeno quanto la possibile “legalizzazione soft delle droghe leggere” e il contratto di Governo firmato dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle non sbroglierà la matassa, nonostante nel Movimento si sia parlato a lungo e ufficialmente di legalizzazione della cannabis, almeno fino a quando non è diventato forza di Governo. Intanto secondo una recente edizione dell’European Journal of Internal Medicine, “La cannabis medicinale è sicura ed efficace nel sollievo dal dolore” e i ricercatori chiedono che “Il trattamento venga adeguatamente compreso all’interno delle nostre moderne dotazioni mediche”.

Il numero di marzo dell'European Journal raccoglie le principali ricerche sul tema a cominciare da “Prospective analysis of safety and efficacy of medical cannabis in large unselected population of patients with cancer” uno studio guidato dall’israeliano Victor Novack, dell’Università Ben-Gurion del Negev, che ci fornisce una panoramica completa dei benefici dell’utilizzo della cannabis e dei suoi prodotti derivati in medicina ed invita la comunità medica a condurre ulteriori ricerche indispensabili a migliorare le evidenze scientifiche utili per un suo uso consapevole e clinicamente valido. Dopo aver approfondito nel suo studio i casi utili all'uso della cannabis per i malati di cancro e gli anziani, fornendo una panoramica completa delle prove, dei regolamenti, dell’etica e dell’uso pratico di questa sostanza, per Novack, è “assolutamente necessario non solo presentare lo stato attuale delle cose, ma anche proporre lo sviluppo di un programma di ricerca scientifica all’interno del paradigma della medicina basata sull’evidenza. Il nostro obiettivo finale dovrebbe essere quello di stabilire scientificamente il posto reale dei prodotti derivati dalla cannabis medica nel moderno arsenale medico”.

Il lavoro di approfondimento condotto da Novack e dal suo team di ricercatori israeliani ha analizzato i dati raccolti durante il trattamento di 2.970 pazienti oncologici con cannabis medicinale tra il 2015 e il 2017 arrivando a sostenere che “I due principali problemi che i pazienti speravano di superare erano il sonno e il dolore, e la cannabis ha dimostrato di essere efficace nell’alleviare entrambi questi sintomi”, tanto che “il 95,9% dei pazienti ha riportato un miglioramento delle condizioni di salute”. Lo stesso team ha analizzato anche l’efficacia della cannabis medica nei pazienti anziani che erano stati trattati nel 2015-2017 per una varietà di problemi, tra cui il dolore e il cancro. Nel loro articolo i ricercatori israeliani concludono che “l’uso terapeutico della cannabis è sicuro ed efficace nella popolazione anziana" e "può ridurre l’utilizzo di altri medicinali soggetti a prescrizione”. Risultati significativi per ora non recepiti dal nostro Ministero della Salute per il quale la cannabis non è considerata una terapia in senso stretto, ma solo un trattamento di supporto ai farmaci normalmente previsti e prescritti.

Sempre nello stesso numero dell’European Journal of Internal Medicine possiamo trovare anche l’interessante recensione “The therapeutic effects of Cannabis and cannabinoids: An update from the National Academies of Sciences, Engineering and Medicine report” di Donald Abrams,  il dottore del reparto di ematologia – oncologia dello Zuckerberg San Francisco General Hospital dell’Università della California – San Francisco, che ha analizzato la recente indagine “The Health Effects of Cannabis and Cannabinoids” della National Academies of Sciences, Engineering and Medicine. Il lavoro dell’Accademia di Washington ha preso in esame 10.000 abstract scientifici e ha concluso “che ci sono prove conclusive o sostanziali che la cannabis o i cannabinoidi negli adulti sono efficaci per il trattamento del dolore, nausea, vomito e spasticità associati alla sclerosi multipla”. Ma il rapporto ha anche evidenziato i numerosi ostacoli che negli Usa vengono posti alla ricerca e che potrebbero spiegare l'attuale mancanza di prove evidenti per l’uso terapeutico della cannabis. Chiaramente questa carenza nella ricerca scientifica sta portando numerosi problemi etici nella prescrizione della cannabis, anche perché molti medici non conosconoo abbastanza a fondo il trattamento da poterne consigliare il dosaggio e l'uso.

In questo campo a fare scuola c’è solo lo studio “Practical considerations in medical cannabis administration and dosing” di Caroline  MacCallum, dell’Università della British Columbia, e di Ethan Russo, dell’International Cannabis and Cannabinoids Institute di Praga, che fornisce ai medici una guida pratica, con dati aggiornati sulla farmacologia della cannabis. Il documento, anch’esso ripreso nel numero di marzo dell’European Journal evidenzia la possibilità di un utilizzo efficace di cannabis terapeutica nella terapia del dolore, “in caso di sclerosi multipla, lesione del midollo spinale o per placare i sintomi dovuti a chemioterapia, radioterapia o terapie per hiv, come il vomito e la nausea. Ha anche un effetto stimolante dell'appetito e, pertanto, può essere utilizzata in pazienti che siano anoressici, malati di tumore o affetti da Aids. Può essere impiegata anche per abbassare la pressione arteriosa nel glaucoma che resiste alle terapie convenzionali e ancora può ridurre i movimenti involontari del corpo e facciali nella sindrome di Gilles de la Tourette”. Uno studio che sembra fornire ai medici un riassunto aggiornato dei diversi aspetti relativi all'uso della cannabis medica e che forse aiuterà anche i legislatori ad abbattere gli ultimi tabù attorno a questa pianta. Per questo Novack si augura “che questi articoli facilitino la discussione sul futuro della ricerca medica attorno alla cannabis, discussione indispensabile per una sistematizzazione di queste terapie all'interno della medicina tradizionale”.

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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