Per una cooperazione verde

Stampa

Venerdì 22 maggio sarà la 'Giornata mondiale della biodiversità'. Nei parchi dell’Ecuador, per dirla con Adelmo Calliari dell’Accri, vi sono 26.000 specie diverse di piante mentre in Vallagarina, solo a titolo di esempio, qualche centinaio. La scomparsa della biodiversità in Ecuador riguarda tutti. Da vicino. Anche gli attori della solidarietà internazionale che tentano nei quattro continenti la strada dello sviluppo umano. A prescindere dal loro ambito d’ intervento.

Sulla scia del settimo Obiettivo del Millennio"Garantire la sostenibilità ambientale" – avrà luogo a Trento il seminario Cooperazione verde, la sostenibilità ambientale come opportunità per una migliore cooperazione internazionale”.

Il ragionamento che ispira i lavori dei partecipanti al seminario ruota attorno ad un vocabolo: interdipendenza. Se con il nostro micro agire ridurremo la biodiversità, tagliando boschi, inquinando fiumi, consumando risorse senza rinnovarle perderemo tutti. E, a medio termine, poco importa che l’opera sia a capo di un volonteroso missionario o di un imprenditore in cerca di fortuna e/o leggi più permissive. Avremo ridotto il patrimonio naturale. Punto.

A livello macro, un’economia fondata su produzione e consumo senza limiti porta ad un progressivo esaurirsi delle risorse naturali e, quindi, sicurezza sociale e benessere. Si pensi ai fenomeni migratori dovuti all'impoverimento delle superfici coltivabili. Cosa sono i 25 conflitti armati nei quattro continenti se non un’ appropriazione indebita di risorse a sostegno di uno stile di vita insostenibile?

Nell'ottica di esplorare idee e vie praticabili che orientino progettualità ed azione, il seminario verterà sulla relazione tra cooperazione internazionale, territorio e ambiente, con l'analisi degli errori del passato pro strategie future. Verranno rivisitati alcuni programmi di solidarietà internazionale, a partire dalla formulazione progettuale, per far propria la consapevolezza della pressione sull'ambiente. Per ricostruire l’immaginario.

Questioni che richiedono competenze specifiche spesso oltre la portata di piccole organizzazioni. Auspicabile, allora, una maggiore partecipazione degli stessi donatori, con l'inserimento, ad esempio, di indicatori relativi alla sostenibilità ambientale nelle griglie di valutazione dei progetti (come ad esempio il VIA – Valutazione di Impatto Ambientale), possibilmente affiancato da un servizio di consulenza per gli aspetti più tecnici.

Tutto questo assume rilievo solamente se si ha chiara la centralità della preservazione dell'ecosistema naturale quale condizione indispensabile per il futuro delle generazioni a venire.

Lo sviluppo industriale, ben rappresentato nel nostro immaginario, e sempre pronto alla riproduzione anche in terre lontane ha associato il concetto di benessere al possesso ed al consumo a tutti i costi. Quali costi è presto detto: risorse naturali ed ecosistemi declassati da fonte a mezzo. Un modello economico che produce in grande quantità ha bisogno di estrarre risorse dall'ambiente e riallocare nell'ambiente gli scarti prodotti.

Un duplice impatto quindi, in entrata ed in uscita. Il progresso tecnologico ed il livello di ricchezza accumulato offuscano la percezione del problema. È pur vero che "nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma" per citare Antoine Lavoisier, ma bisogna valutare se il mondo che stiamo per lasciare è migliore di quello preso e se così non fosse quali necessarie inversioni di tendenza. Lo scotto maggiore, non è una novità, lo pagheranno le comunità più deboli, con meno capacità/mezzi d'adattamento e che si vedono costrette ad importante rifiuti, per vie non sempre legali, da allocare nei propri territori. Le popolazioni emigrano dagli stessi territori ove vengono allocati i rifiuti.

Le soluzioni non mancano. Più sobrietà. Una minor impronta ecologica da parte delle comunità dell’“usa e getta” con i frighi dei supermercati a cielo aperto e che vedono già le boutique dei centri storici sparare aria condizionata sui passanti. La riscoperta, con l’aiuto dei sud, che non sono ancora stati abbagliati dal luccichio del consumo, delle 4 R: riduzione, riuso, riutilizzo, riciclo. Poi percorrere la via Obamiana delle opportunità: risorse rinnovabili, capacità di assorbimento e fonti alternative di energia.

Insomma, in cooperazione internazionale, abbiamo noi del Nord l’impronta ecologica più pesante. Facciamoci aiutare.

Fabio Pipinato

Ultime notizie

Francia e nuova Commissione Europea: un rapporto difficile

20 Novembre 2019
Chi è Thierry Breton e come la sua nomina non abbia risolto ancora la “questione francese” in seno ai delicati equilibri europei. (Matteo Angeli)

Città città delle mie brame, chi è la più ecologica del reame?

19 Novembre 2019
La ricerca Ecosistema Urbano 2019 ha valutato 18 parametri che determinano la classifica delle performance ambientali delle nostre città. (Alessandro Graziadei)

Disastri ambientali e responsabilità

18 Novembre 2019
Intervista al magistrato Domenico Fiordalisi a partire dal caso del Poligono militare più grande di Europa che si trova in Italia. (Carlo Cefaloni)

Dalla Fiera dell’Est, per due soldi, una cimice asiatica in Italia arrivò…

18 Novembre 2019
Il contrasto alle specie esotiche tra scienza e compromessi. (Anna Molinari)

Corte suprema blocca l’applicazione della pena di morte

17 Novembre 2019
Il presidente Sirisena sperava nella prima impiccagione entro la fine del suo mandato. La pena capitale è sospesa da 43 anni.