Ong: si fermi il progetto estrattivo dell'Agip in Kazakistan

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Denunciano "gravi rischi socio-ambientali e per la salute delle persone" e chiedono alla Commissione Europea e al governo italiano "una valutazione completa degli impatti ambientali e sociali del progetto di estrazione del petrolio a Kashagan (Kazakistan) guidato dall'AGIP KCO". E' ciò che emerge dal comunicato di diverse associazioni e Ong che nei giorni scorsi hanno svolto una "missione sul campo" in Kazakistan nei luoghi interessati alle operazioni di estrazione petrolifera della Agip Kazakhstan North Caspian Operating Company N.V. (AGIP KCO). Ad agosto il governo del Kazakistan aveva sospeso le operazioni accusando il consorzio estrattivo di "violazioni ambientali", ma in questi giorni le compagnie petrolifere, il governo italiano e la Commissione Europea stanno facendo pressioni per rinegoziare l'accordo del progetto di estrazione del petrolio a Kashagan che è considerato il più grande giacimento petrolifero degli ultimi trent'anni.

La Campagna per la riforma della Banca mondiale (CRBM), Friends of the Earth Europa, Friends of the Earth Francia, CEE Bankwatch e Globus hanno raccolto prove di come le emissioni e la conservazione dello zolfo legato all'estrazione del petrolio "mettano in serio pericolo l'ambiente del Caspio e le comunità locali direttamente impattate dalle strutture di Kashagan". "Nella regione sono già state reinsediate migliaia di persone a causa delle emissioni di anidride solforosa e di altri agenti chimici altamente inquinanti come il mercaptano, elementi che sono presenti in dosi massicce nel petrolio del Caspio del Nord. Proprio la conservazione non protetta di grandi quantità di zolfo è ritenuta una delle principali cause delle piogge acide a livello globale" - riportano le Ong.

"I governi e le istituzioni che finanziano Kashagan dovrebbero prendere in seria considerazione le minacce che lo sviluppo di questo progetto comportano per migliaia di persone che vivono nella regione del Caspio del Nord" - afferma Elena Gerebizza della Campagna per la riforma della Banca mondiale, uno dei membri della missione. "Prima di adoperarsi per la conclusione della rinegoziazione in corso del contratto di sfruttamento tra ENI e Kazakistan, il premier Romano Prodi dovrebbe chiedere all'Agip KCO di rendere pubbliche tutte le informazioni disponibili sugli impatti sulla salute e sull'ambiente che il trattamento dei rifiuti, le emissioni e la conservazione dello zolfo avranno sulla popolazione locale e sul fragile ecosistema del Caspio" - aggiunge. "Prodi dovrebbe promuovere una valutazione indipendente sugli impatti del progetto prima che a Kashagan siano riaperte le operazioni" - conclude Gerebizza.

Il presidente del Consiglio, Romano Prodi ha annuciato che sarà in Kazakistan, nella capitale Astana dal 7 al 9 ottobre prossimo. Al centro del viaggio vi sarà proprio il contenzioso insorto fra Eni, che guida il consorzio per lo sfuttamento del giacimento del Kashagan, e il governo kazako che ha minacciato di togliere all'Agip il ruolo di capofila del raggruppamento e ha annunciato una richiesta di danni di 10 miliardi di dollari alle aziende impegnate nello sfruttamento. Al consorzio partecipano Royal Dutch Shell, Exxon Mobil Corp, Total, ConocoPhillips, la giapponese Inpex Holdings Inc e KazMunaiGas. Il vice ministro delle finanze kazako, Yergozhin, ha annunciato che i danni dei ritardi "saranno superiori ai 10 miliardi di dollari per l'intero periodo del progetto". Agip Kco ha infatti posticipato l'inizio della produzione a Kashagan dal 2008 alla seconda metà del 2010 e previsto un aumento dei costi da 57 a 136 miliardi di dollari.

Per Darek Urbaniak, coordinatore delle campagne di Friends of the Earth Europa sull'industria estrattiva "Il commissario per l'Energia della UE sta per andare in Kazakistan per difendere le compagnie petrolifere europee le cui operazioni causano seri impatti ambientali e violano la legge sull'accesso alle informazioni. Non è accettabile che per la Commissione Europea sia più importante la sicurezza energetica dell'UE rispetto alla salute delle persone ed all'ambiente della regione del Caspio". Galina Chernova, direttrice della Ong kazaka Globus, ha affermato che le compagnie devono prendere in considerazione i rischi potenziali che questo progetto comporta per la popolazione locale e per l'ambiente, dal momento che i bisogni e le preoccupazioni della gente della regione del Nord del Caspio per adesso sono stati ignorati. La missione delle Ong è stata condotta ad Atyrau e nella regione di Mangistau, dove sono state visitate le città di Aktau, Atash, Bautino, Boloshak, Karabatan e Koshanai e le loro vicinanze, tutti luoghi interessati dalle operazioni della Agip Kazakhstan North Caspian Operating Company N.V. (AGIP KCO).

"La Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS) ha finanziato lo sviluppo delle infrastrutture della piattaforma di Bautino. Le emissioni di zolfo e di mercaptano derivanti dall'estrazione sottomarina del petrolio e dal trattamento dei rifiuti trasportati a Bautino da Kashagan potrebbe impattare negativamente le migliaia di persone che vivono nella zona" - ha dichiarato Manana Kochaldze, coordinatrice regionale di CEE Bankwatch. "La Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) deve smettere di finanziare questo progetto finché non sarà condotta una valutazione indipendente delle conseguenze delle operazioni sulla salute e sull'ambiente" - ha aggiunto la Kochladze.

Prima dell'inizio della missione, le Ong avevano richiesto un incontro con l'AGIP KCO presso la sua sede ad Atyrau, così da poter acquisire informazioni aggiornate sugli impatti ambientali, sociali e sulla salute delle operazioni della compagnia. Nonostante le Ong abbiano rispettato tutte le procedure richieste dal consorzio, le loro richieste sono state rifiutate. [GB]

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