“Non abbiamo un piano B perché non esiste un pianeta B”

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Foto: Asvis.it

Non abbiamo un piano B perché non esiste un pianeta B”. Questa affermazione dell’allora segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon, ha accompagnato lo sviluppo dell’Agenda 2030, approvata nel 2015: si tratta di 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile dei popoli e del pianeta, che tutti gli Stati si sono impegnati a raggiungere entro il 2030. 

In Italia, l’Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile ASviS, monitora in che misura le politiche adottate nel nostro Paese stiano andando verso la realizzazione di tali obiettivi e ad ottobre è stata presentata la quarta edizione del RapportoASviS.

Entrando nel vivo del rapporto, vediamo come il livello di raggiungimento di tali obiettivi incida sulla vita degli italiani.

Dal 2010 al 2017, l’Italia mostra un miglioramento per diversi obiettivi, a partire dalla salute (Obiettivo 3) con un progressiva riduzione della mortalità sotto i 5 anni. L’aspetto negativo è però l’aumento degli incidenti stradali mortali. Si registra invece una flessione in merito alla qualità della nutrizione e dell’agricoltura sostenibile (Obiettivo 2): dopo un andamento positivo fino al 2016 - dovuto a fattori come l’aumento della superficie agricola utilizzata per coltivazioni biologiche - la flessione è causata dal maggior uso di fertilizzanti

Segno “più”, per l’istruzione (Obiettivo 4) e l’uguaglianza uomo-donna (Obiettivo 5): aumenta la percentuale di donne nei consigli di amministrazione e negli organi decisionali, così come nel tasso di occupazione e dei laureati. In generale, dal 2010 si osserva un deciso aumento delle persone che conseguono un titolo universitario o completano la scuola superiore; la percentuale di studenti di 15 anni che non raggiungono il livello base di competenze matematiche, è diminuita. Tuttavia, nell’ultimo anno il tasso di abbandono scolastico peggiora, attestandosi al 14%.

Progressi importanti si registrano nei processi di economia circolare (Obiettivo 12), volti a ridurre gli scarti ri-immettendo nel circuito produttivo la materia già utilizzata. Scopriamo inoltre che, a dispetto dell’“emergenza rifiuti” in alcune importanti città italiane, la cattiva gestione dei rifiuti non è la regola: il rapporto rileva infatti che in Italia migliora notevolmente la percentuale di riciclo dei rifiuti, che con un valore di 49,4% si avvicina al Target europeo per il 2020 pari al 50%.

Le misure di contrasto al cambiamento climatico sono migliorate (Obiettivo 13ma l’emissione di gas serra sale dal 2015, con la ripresa economica. Infatti, ben tre quarti delle emissioni provengono dal settore produttivo e solo il restante dalle abitazioniVa in controtendenza l’industria manifatturiera, dove in corrispondenza di una crescita positiva si registra una forte diminuzione dell’intensità di emissione di CO2. Questo è il principale risultato positivo che si registra nell’Obiettivo 9 (innovazione e industrializzazione equa e sostenibile), insieme alla diffusione della banda larga e di internet nelle famiglie, il tasso di ricercatori per 10.000 abitanti e la quota di merci trasportate su ferrovia.

Un segno “meno” registrano invece i progressi verso l’Obiettivo 11 (città inclusive e sostenibili) poiché l’abusivismo edilizio cresce di otto punti percentuali rispetto al 2010. Aspetti positivi sono invece il miglioramento del riciclo dei rifiuti e la diminuzione delle persone che vivono in abitazioni con problemi strutturali o di umidità. Da segnalare anche che l’esposizione all’inquinamento atmosferico si riduce fortemente dal 2010. 

Peggiora invece in modo assoluto nel biennio 2016-2017, l’indice di povertà (in contrasto con l’Obiettivo 1). I giovani di 18-34 anni in povertà assoluta sono 1 milione e 112mila: il valore più elevato dal 2005. Di pari passo, è peggiorata la crescita economica inclusiva, così come la disoccupazione (in contrasto con l’Obiettivo 8). La percentuale dei giovani NEET (giovani scoraggiati, che non cercano più lavoro né sono impegnati in percorsi di formazione e riqualificazione) è la più alta dell’Unione Europea.

Per quanto riguarda l’Obiettivo 14 (utilizzare in modo durevole le risorse marine), l’indicatore peggiora sensibilmente negli ultimi due anni a causa del sovra-sfruttamento degli stock ittici, che si attesta all’83% rispetto ad una media europea del 42%. Parallelamente, una tendenza estremamente negativa si registra nell’Obiettivo 15 (uso sostenibile dell’ecosistema terrestre).

Per quanto riguarda l’accesso all’acqua di qualità (Obiettivo 6) c’è un andamento positivo fino al 2014, con piùfamiglie che si fidano a bere l’acqua del rubinettoNegli ultimi tre anni, però, vi è un netto peggioramento, dovuto all’aumento delle irregolarità nell’erogazione dell’acqua.

L’Obiettivo 16 è inerente la “sicurezza” delle nostre città: registra una tendenza fortemente negativa fino al 2014, per poi migliorare notevolmente grazie al complessivo miglioramento degli indicatori di criminalità: il tasso di omicidi è tra i più bassi d’Europa e diminuiscono rapine, furti e borseggi.

Peggiorano infine le disuguaglianze tra poveri e ricchi, disattendendo l’Obiettivo 10. Nel 2017 infatti la disuguaglianza del reddito è peggiore rispetto alla media europea.

“È importante segnalare un crescente impegno della società civile, delle imprese e del mondo della finanza, anche in Italia”, afferma Giovannini, attuale presidente di ASviS ed economista di rilievo internazionale. “Lo sviluppo sostenibile si sta affermando come paradigma per guidare le imprese e la società italiana e aumenta la domanda di interventi urgenti per una una ‘giusta’ transizione ecologica, realizzata proteggendo i più deboli e riducendo le disuguaglianze”. Sul piano nazionale, tra le varie misure l’ASviS raccomanda che il Presidente del Consiglio invii ai Ministri un atto di indirizzo che indichi la loro responsabilità per conseguire gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. 

Lia Curcio

Sono da sempre interessata alle questioni globali, amo viaggiare e conoscere culture diverse, mi appassionano le persone e le loro storie di vita in Italia e nel mondo. Anche per questo, lavoro nella cooperazione internazionale con il ruolo di comunicazione ed ufficio stampa per una Ong italiana. Parallelamente, mi occupo di progettazione in ambito educativo, interculturale e di sviluppo umano. Credo che i media abbiano una grande responsabilità culturale nel fare informazione e per questo ho scelto Unimondo: mi piacerebbe instillare curiosità, intuizioni e domande oltre il racconto, spesso stereotipato, del mondo di oggi.

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