Nel silenzio dei piccoli gesti, la comunità cresce

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Foto: Facebook.com

Balayage, meches, extension, trattamenti alla cheratina, tinte, acconciature e infinite altre opzioni per curare la bellezza dei propri capelli. Per noi donne la questione dell’andare dal parrucchiere è già di per sé complicata. Poi rumori, phon, chiacchiere, cellulari che squillano, pettegolezzi che abbondano, radio che gracchiano in sottofondo: diciamo che l’idea di rilassarsi… rimane un’idea. Per gli uomini forse una seduta dal barbiere è un po’ meno impegnativa. Anche se è pur vero che tra mode dilaganti e sempre maggior attenzione investita nella cura di sé e della propria persona, anche i “barber shop” sono ormai luoghi di rincorsa, più che di benessere. Se belli volete apparire, un po’ dovete continuare a soffrire. E c’è chi, in queste occasioni, soffre un po’ di più, senza che molti di noi se ne accorgano.

Christian Plotegher, barbiere di Rovereto (provincia di Trento), rispetto ai ritmi concitati del lavoro va controcorrente e sceglie di dedicare parte degli orari di apertura del suo salone alle “quiet hours”, le ore della calma. Un’idea che nasce dall’incontro con Barbara, la madre di Tommy, un bimbo affetto da una lieve forma di autismo che, come tutti i bimbi che diventano grandi, ha cominciato a frequentare il suo negozio. Solo che non per tutti l’inquinamento sonoro e luminoso – che in un salone per capelli, pensiamoci, è abbastanza rilevante - ha lo stesso peso, lo stesso impatto.

Le “quiet hours” non le ha inventate Christian ma, parlando con Barbara, ha scelto di accogliere quella che in altri luoghi d’Italia e del mondo (soprattutto negli States e in Gran Bretagna) è da un po’ di tempo un’iniziativa di sensibilità e rispetto nei confronti di chi, come chi soffre di autismo, mal sopporta un sovraccarico di stimoli uditivi e visivi. Le “quiet hours” stanno prendendo sempre più piede all’interno degli orari di apertura di supermercati,centri commeciali, centri sportivi, negozi: sono fasce orarie in cui predomina il silenzio. Le scale mobili vengono bloccate, la musica spenta, gli schermi dei televisori e gli altoparlanti disattivati, gli annunci improvvisi evitati, l’intensità delle luci abbassata.

Da un po’ di tempo anche la “Barber factory 1975” di Christian ha le sue “ore di quiete”: un momento dedicato ai clienti affetti da disturbi dello spettro autistico, ma anche a chiunque ne senta il bisogno. In fase di appuntamento si può richiedere di essere accolti in un ambiente più tranquillo e silenzioso. Un segno di attenzione e inclusione che permette di migliorare l’esperienza per tutte le persone coinvolte: per chi deve fare il proprio lavoro, che in questo modo sa di poter servire il cliente in un luogo confortevole, che non lo metta in difficoltà e non lo spaventi; e per chi deve frequentare quell’esercizio commerciale, che sa di potervisi recare sentendosi a proprio agio. Se poi l’esperienza viene arricchita dall’utilizzo di colori che favoriscano il rilassamento e le emozioni positive, la sensazione di benessere aumenta. 

E’ un percorso, un processo evolutivo per una società che risulti inclusiva senza sforzo, fatto di accortezze che richiedono poco investimento ma una solida sensibilità verso ogni forma di diversità. Piccoli mutamenti nel modo di comportarsi, che ottengono però risultati significativi – e non solo in termini di visibilità (anche se con questa iniziativa l’impennata di like e commenti e congratulazioni sulla pagina facebook di Christian é stata una piacevole sorpresa): è un contagio virtuoso, che porta a nuove idee e nuovi progetti, alla diffusione di un approccio che si basa su accorgimenti che a volte appaiono persino insignificanti ma che di senso, al nostro stare insieme in una comunità che sia per tutti e di tutti, ne danno più di quanto immaginiamo.

Anna Molinari

Giornalista pubblicista, laureata in Bioetica presso la Facoltà di Scienze Filosofiche di Bologna, ha frequentato a Roma la scuola di Scienze politiche internazionali, cooperazione e sviluppo di Focsiv e ha lavorato presso il Ministero dell’Interno - Commissione per il Riconoscimento della Protezione Internazionale e il Consiglio Italiano per i Rifugiati. Dal 2011 cura per Fondazione Fontana Onlus e in provincia di Trento laboratori formativi e percorsi di sensibilizzazione rivolti a scuole e cittadinanza su temi a carattere sociale. Collabora regolarmente con realtà che si occupano in particolare di divulgazione ambientale, aree protette e sviluppo sostenibile.

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