Libia: i diritti umani diventino realtà - chiede Amnesty

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In occasione della visita del leader libico Gheddafi alla Commissione europea - la prima in Europa da 15 anni - Amnesty International ha diffuso oggi un rapporto dal titolo "Libia: è il momento di rendere i diritti umani una realtà" nel quale vengono descritte le conclusioni della recente missione dell'organizzazione nel paese. Il Rapporto rivela "un perdurante contesto di violazioni dei diritti umani, la prolungata assenza di indagini e chiarimenti su casi del passato e un clima di paura, in cui la maggior parte dei cittadini ha timore di sollevare questioni relative ad abusi del passato e del presente" - afferma un comunicato di Amnesty Italia.

Nel corso della loro ultima visita, nel febbraio di quest'anno, i delegati di Amnesty International hanno riscontrato una disponibilità senza precedenti, riuscendo a incontrare prigionieri, autorità di ogni grado, organismi professionali e associazioni umanitarie. Il governo di Tripoli ha promesso di prendere seriamente in considerazione le raccomandazioni di Amnesty International. Pur apprezzando alcuni positivi sviluppi, Amnesty International sottolinea la necessità di un programma complessivo di riforme per risolvere i problemi riguardanti i diritti umani. "La Libia è a un bivio. Ha l'opportunità di assicurare che i diritti umani diventino una realtà all'interno del paese e di contribuire alla loro promozione a livello internazionale" - ha dichiarato Amnesty International. "Ma occorre trasformare le promesse in azioni. Occorre urgentemente stabilire la verità sul passato e impegnarsi ad attuare riforme per affrontare le violazioni del presente".

La Libia sta attraversando un periodo di cambiamento, con la fine delle sanzioni delle Nazioni Unite e il processo di normalizzazione delle relazioni con gli Usa e con l'Unione europea. La visita del colonnello Gheddafi e la sua manifestata intenzione di accedere alla partnership euromediterranea devono costituire per l'Unione europea l'occasione per inviare un segnale forte: come base della partnership, Bruxelles deve chiedere che la Libia dia seguito alle promesse di rispettare i diritti umani. Amnesty International chiede inoltre alle due parti di garantire che la possibile cooperazione sul rientro degli "immigranti illegali" rispetti i diritti delle persone che sono in cerca di protezione.

Il 18 aprile, in un discorso alle autorità giudiziarie e ad altri funzionari statali, il colonnello Gheddafi ha sollecitato riforme in campo legale e in altri settori e ha risposto a una serie di questioni sollevate da Amnesty International, documentate nel rapporto presentato oggi. "Apprezziamo il discorso del colonnello Gheddafi. Ci auguriamo che dia vigore alle riforme, nei codici e nella prassi, e che queste assicurino un cambiamento nelle istituzioni e facilitino l'individuazione dei responsabili delle violazioni dei diritti umani del passato e il risarcimento delle vittime" - ha proseguito Amnesty International.

Negli ultimi anni la Libia ha assunto una serie di misure positive in materia di diritti umani come la scarcerazione, nel 2001 e 2002, di circa 300 prigionieri - diversi dei quali detenuti dal 1973 - e la recente disponibilità a un certo livello di verifica internazionale sul rispetto dei diritti umani. Tuttavia, il contesto di violazioni dei diritti umani prosegue, spesso giustificato con la nuova retorica della "guerra al terrore".

Lo scorso 19 dicembre il leader Gheddafi aveva annunciato la decisione unilaterale di rinunciare a tutti i programmi nucleari sviluppati negli ultimi 15 anni. La prima conseguenza è stata la fine dell'isolamento internazionale a cui la Libia è sottoposta dalla fine degli anni '90. Già lo scorso agosto il Colonnello, ammettendo la responsabilità della Libia nell'organizzazione degli attentati di Lockherbie e del volo UTA, aveva fatto un grosso passo in avanti sulla via della riconciliazione. Più difficile sembra il problema delle sanzioni imposte dall'UE, nonostante le rassicurazioni che recentemente il Presidente Romano Prodi ha fatto a Gheddafi: il problema principale sembra essere la posizione della Germania, che intenderebbe opporsi lla fine dell'embargo fino a quando non riuscirà ad ottenere un risarcimento per l'attentato alla discoteca "La Belle" di Berlino del 1986 nella quale persero la vita 3 persone e i feriti furono 284. [GB].

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