Lettera aperta al Ministro Fontana

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Onorevole Ministro, Egregio dott. Fontana,

Sono Piergiorgio Cattani e sono un disabile affetto da una patologia degenerativa abbastanza grave che colpisce i muscoli e mi impedisce di fare qualsiasi attività quotidiana. Insomma fatico a fare tutto, dal mangiare al respirare. Ugualmente sono arrivato a 42 anni – quattro più di Lei- e sono attivo in società. Può cercare il mio nome su internet (sono uno dei pochissimi in Italia con questo nome e cognome, forse l’unico) e scoprirà facilmente tante cose di me. Capirà che sono giornalista - scrivo editoriali sul “Trentino” da 15 anni - e che pure mi occupo di politica. Non sono amico dei leghisti, non vi ho votato. Anzi. Però ritengo di essere abbastanza obiettivo nei miei giudizi.

Ciò non importa per questa lettera. Volevo parlare del suo ministero certamente importante per molte persone, al di là del fatto che sia “senza portafoglio”. Leggendo qua e là sui giornali ho visto che Lei, nella sua attività di europarlamentare e di vice sindaco di Verona, si è occupato molto di famiglia. Non so quanto di disabilità. Certamente le due cose sono congiunte, in quanto il sostegno delle persone con disabilità grava quasi sempre in maniera pesante sulle famiglie benché lo Stato qualcosa (poco) faccia. Non so tuttavia quanto la sua visione tradizionale sulla famiglia aiuti in questo campo: probabilmente lei penserà di sì. Io dubito, ma non ho letto il programma della sua amica Marine Le Pen.

Ho letto invece il vostro contratto di governo. Interessante. Fate il 10% di quello che promettete e io penserò seriamente se votarvi alle prossime elezioni. Qualche esempio dei vostri progetti scritti, come si dice, “nero su bianco”. “Un generale rafforzamento dei fondi sulla disabilità e la non autosufficienza”; procedere a una “completa revisione delle leggi esistenti” per dare “completa attuazione della Convenzione Onu”; “tempestivo aggiornamento delle agevolazioni per l’acquisto di beni e ausili per le persone con disabilità”; “garantita l’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, attraverso una migliore specializzazione degli insegnanti per il sostegno e l’implementazione della loro presenza in aula”; “bisogna favorire il cohousing e organizzare corsi di formazione specifica, tenuti da personale sanitario e tramite incontri di automutuoaiuto, per aumentare conoscenze e competenze dei caregivers”. Poi l’innalzamento generalizzato delle indennità e pure la nomina di un “garante regionale” per la disabilità.

Buone intenzioni, bravi. Anche se manca qualcosa. Sicuramente farete una attenta analisi di quello che si è fatto in questi ultimi anni, sentirete le associazioni che operano in questo campo (ci sono anche cooperative e Ong, non sempre vostre amiche), guarderete ai modelli positivi che ci sono in giro per l’Italia.

C’è però un problema di fondo. Una contraddizione alla radice. Nel contratto affermate di voler adoperarvi per attuare la Convenzione Onu sulla disabilità che prevede la lotta contro ogni discriminazione. Non solo quella sui disabili, ma anche sulle altre minoranze, sulle altre vulnerabilità. Giustamente voi parlate di disabilità al plurale. Cosa succede se arriva uno straniero disabile? Direte “prima” i disabili italiani? Probabilmente sì, stando ai vostri slogan. Così il disabile sarà discriminato per due volte. Storicamente le lotte per l'emancipazione sono state sempre dalla stessa parte e hanno coinvolto minoranze etniche, donne, omosessuali, disabili, immigrati. Non potete scegliere chi volete, se davvero operate in favore di una società inclusiva.

È interessante anche aver pensato a un Ministero specifico per le disabilità. Può essere una buona idea. Molti sono fautori delle “quote rosa” che servono in determinati casi ma che, in teoria, in una società funzionante non dovrebbero neppure venire in mente per i rischi di ghettizzazione delle donne. Mi sembra che voi leghisti eravate contrari per questi motivi. E adesso? Non c’è rischio di ghettizzazione anche dei disabili? Ma forse voi siete soltanto dei precursori come dimostra il caso del vostro senatore Iwobi …

Sarebbe bello che – ovviamente quando i suoi numerosi impegni lo permetteranno – un giorno venisse a trovarmi. Potremo anche fare un incontro pubblico. Io non mi muovo tanto ma abito a Trento, quindi vicino alla “sua” Verona dove, credo, stia la sua famiglia e la sua “base” calcistica e non solo. Oppure ci sarebbe un’occasione più vicina, il Dolomiti Pride che si celebrerà qui a Trento questo sabato 9 giugno. Ma credo che lei abbia bisogno di un maggiore preavviso.

Venga a trovarmi quando vuole. Le mostrerò molte cose utili, mi creda, al suo difficile compito. Vedrà quanto sono necessari gli stranieri per l’assistenza dei disabili, che molti immigrati sono irregolari non per colpa loro ma degli italiani che vogliono sfruttarli semplicemente. La convincerò che i disabili di ogni colore non vanno trattati in modo paternalistico, confinandoli nella famiglia o un ministero, ma che possono lavorare e pagare le tasse.

Venga, non se ne pentirà. Le farò vedere anche un film in cui io sono coprotagonista. Si intitola “Niente sta scritto”.

Magari è possibile che lei venga da me per davvero. La aspetto.

Articolo parzialmente pubblicato sul “Trentino” 

Piergiorgio Cattani

Nato a Trento il 24 maggio 1976, dove risiede tuttora. Laureato in Lettere Moderne (1999) e poi in Filosofia e linguaggi della modernità (2005) presso l’Università degli studi di Trento, lavora come giornalista e libero professionista. Scrive su quotidiani e riviste locali e nazionali. Fa parte della Fondazione Fontana Onlus dal 2010. Dal 2013 è direttore del portale Unimondo. È attivo nel mondo del volontariato e della cultura come presidente dell’ “Associazione Oscar Romero”. Ha scritto numerosi saggi su tematiche filosofiche, religiose, etiche e politiche ed è autore di libri inerenti ai suoi campi di interesse. 

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