Legittima difesa: una legge pericolosa e oltre i limiti costituzionali

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Foto: AntigoneOnlus

La legittima difesa, già inserita all’interno del codice penale Zanardelli del 1889, è una causa di giustificazione pensata da sempre come ipotesi scriminante ogniqualvolta fosse a rischio la vita o l’incolumità della persona. In epoca fascista, con l’entrata in vigore del Codice Rocco nel 1930, questa venne codificata all’articolo 52 che nella formulazione originaria stabiliva che “non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”. Dunque forte era il richiamo voluto dal legislatore dell’epoca fascista al principio di proporzionalità a garanzia della coerenza e della ragionevolezza del sistema.

Con la destra al Governo, su proposta della Lega, il 13 febbraio 2006 (Legge 59), l’articolo 52 fu sottoposto a modifica con una riforma che, sin da allora, rispondeva ad esigenze di tipo elettoralistiche. Si era infatti a poche settimane dalle elezioni politiche, poi perse dal centrodestra. Per ampliare la definizione di reazione legittima vennero aggiunti all’articolo due commi che prevedevano una proporzionalità anche nei casi in cui la difesa fosse avvenuta conseguentemente a una violazione del domicilio o dei luoghi in cui si esercitano attività commerciali, professionali o imprenditoriali, consentendo in questi casi l’uso di un’arma legittimamente detenuta. Venne così introdotta la legittima difesa speciale o domiciliare.

Nonostante questa modifica, che sembrava placare l’animo turbolento dei partiti, la legittima difesa non ha mai smesso di agitare il sonno delle forze politiche, Lega su tutte che, tornata al Governo nel giugno scorso, ha fin da subito promosso una ulteriore modifica ampliativa alla legittima difesa domiciliare. Il contratto di Governo sottoscritto dal partito del ministro Salvini e dal Movimento 5 stelle contiene infatti al suo interno la modifica della legittima difesa, “in considerazione del principio dell’inviolabilità della proprietà privata, si prevede la riforma ed estensione della legittima difesa domiciliare, eliminando gli elementi di incertezza interpretativa (con riferimento in particolare alla valutazione della proporzionalità tra difesa e offesa) che pregiudicano la piena tutela della persona che ha subito un’intrusione nella propria abitazione e nel proprio luogo di lavoro”.

Ciò che si prevede è quindi l’eliminazione del requisito della proporzionalità tra difesa e offesa, con conseguente ostacolo alla discrezionalità del giudice, ed il rischio di incentivare la difesa privata e l’uso delle armi anche là dove non ce ne fosse alcun bisogno. Una eliminazione che ha preoccupato giuristi, giudici, avvocati, questa volta tutti d’accordo nel ritenerla una riforma palesemente irragionevole. Tra loro Francesco Minisci, presidente dell’associazione nazionale magistrati (Anm) che, in audizione in commissione Giustizia alla Camera, ha ribadito come le modifiche dell’articolo 52 comporterebbero dei “rischi e pericoli” aggiungendo che “non si può abbandonare il principio di proporzionalità. Senza quest’ultimo — ha sottolineato Minisci — il rischio è quello di legittimare reati più gravi come l’omicidio”.

Una proposta dunque che, come quella del 2006, ha uno scopo prettamente elettorale, visto l’avvicinarsi delle elezioni europee. Una proposta sganciata da bisogni reali di giustizia. Questo ci dicono i dati. Secondo le rilevazioni del Ministero della Giustizia il numero relativo ai procedimenti penali aventi ad oggetto la legittima difesa sono molto bassi: ad esempio nel 2016 si sono registrati solo 2 procedimenti per violazione dell’articolo 52. Dunque una emergenza inventata di sana pianta. Si sfruttano pochi casi di cronaca senza attenzione al dato criminale e statistico. Questa è la ricetta populistica classica. E senza preoccuparsi dei dati Istat, i quali evidenziano come in Italia vi sia una situazione generale di sicurezza che non giustifica una riforma del codice penale: ad esempio non si riscontra una recrudescenza di reati contro il patrimonio violenti. Sono in diminuzione omicidi, rapine e furti, che si sono ridotti in modo notevole, rispettivamente del 43,9%, del 37,6% e del 13,9% negli ultimi anni.

OLTRE I LIMITI COSTITUZIONALI

Il programma di governo sembra fare dunque gioco sulle paure dei cittadini e si propone così di riscrivere l’articolo 52 del codice penale per trasformare la legittima difesa in un diritto di difesa svincolato dai limiti Costituzionali, rendendo quest’articolo quasi paragonabile ad una licenza per uccidere in nome dell’autotutela. Una riforma che potrebbe favorire la diffusione e l’uso di armi da fuoco come strumenti per difendersi in caso di violazioni di domicilio.

Come evidenziato dall’Associazione italiana dei professori di Diritto penale (Aipdp), “questa riforma ci farebbe passare dal “diritto di legittima difesa” al “diritto di difesa”, e soprattutto di difesa con le armi”. Secondo l’attuale disciplina il soggetto vittima dell’aggressione è autorizzato a difendersi, anche con un’arma legittimamente detenuta, “sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”. Con le modifiche che si vogliono apportare al testo in vigore, ad essere messo in discussione è l’eccesso di legittima difesa, che andrebbe sempre ad escludersi nei casi in cui vi sia un’intrusione nella propria abitazione o nel proprio luogo di lavoro. Obiettivo della proposta sembra essere quello di rafforzare le tutele per coloro che reagiscono ad una violazione del domicilio, considerando “sempre” esistente il rapporto di proporzionalità tra la difesa e l’offesa ed eliminando il giudizio di discrezionalità del giudice in materia. 

La proposta di legge andrebbe dunque a sottrarre al giudice la possibilità di valutare se si sia o meno trattato di un eccesso di legittima difesa, ovvero se sparere e uccidere qualcuno fosse stato realmente necessario per difendere la propria incolumità e i propri beni. Con questa nuova disposizione di fatto si potrebbe autorizzare a sparare sempre, anche nel caso in cui la persona che viola il proprio domicilio sia disarmata. Tuttavia va precisato che pur limitando questa discrezionalità del giudice, nessuna legge potrà impedire l’obbligatorietà dell’azione penale che scatta nei casi di omicidio o di ferimento dovuti a colpi di arma da fuoco. La verifica sulle reali intenzioni dell’aggredito sarà sempre necessaria e inevitabile sarà quindi l’iscrizione nel registro degli indagati. Questo ancor di più per gli effetti collaterali che potrebbe avere questa legge. A sottolineare la necessità del verificarsi di una serie di accertamenti è anche il presidente di Anm, che ha affermato che “non può bastare la parola dell’aggredito per evitare che inizi un procedimento penale”.

E SE FOSSE STATO UN TUO AMICO? GLI EFFETTI COLLATERALI DELLA PROPOSTA

Delegare la possibilità di difesa ai privati cittadini anziché alle forze dell’ordine potrebbe certamente provocare un aumento del “fuoco amico”. L’esempio di quanto accaduto al calciatore della Lazio Re Cecconi, ucciso da un suo amico gioielliere mentre stava inscenando una finta rapina, dovrebbe fare da monito. Laddove la percezione di insicurezza dovesse incontrare la disponibilità di un’arma da fuoco, gli effetti collaterali possono essere tragici, anche di fronte a chi scavalcasse una recinzione per recuperare un pallone. Un pericolo ancor maggiore di fronte ad una totale inesperienza e ad una mancanza di addestramento nell’usare un’arma e nel sapere come e quando usarla.

Ma tra gli effetti indiretti della riforma ci potrebbe essere certamente il diffondersi di armi da fuoco (cosa questa che sta già avvenendo con un aumento del 13,8% delle licenze per porto d’armi in un solo anno) che, benché detenute per scopo di difesa privata, possono trasformarsi in strumenti di offesa, in particolare in quei contesti familiari dove negli ultimi anni sono avvenuti quasi un terzo degli omicidi denunciati in Italia. Più armi in circolazione potrebbero dunque avere come conseguenza diretta un improprio uso dell’arma stessa, rendendo così non solo la società più insicura e portando ad un aumento dei tassi di omicidi e di suicidi.

INSEGUENDO IL MODELLO SBAGLIATO

Il Ministro degli Interni, Matteo Salvini, con la presente proposta di legge sembra ispirarsi ad una normativa paragonabile a quella in vigore negli Stati Uniti, che offre un modello dove la sicurezza è molto meno garantita che in Italia. Negli USA la possibilità di detenere armi ha portato ad un incremento di coloro che utilizzano una difesa armata, con un tasso di omicidi di molto superiore rispetto a quello italiano. Secondo i dati sulla diffusione, negli Stati Uniti circolano mediamente 88.8 armi ogni 100 abitanti, mentre in Italia questo numero scende a 11,9 armi ogni 100 abitanti. In America questa presenza diffusa di armi da fuoco si traduce in 2,97% omicidi ogni 100 abitanti che queste producono. In Italia i morti sono lo 0,71% ogni 100.000 cittadini, che è comunque il tasso più alto d’Europa. È quindi di fondamentale importanza ribadire come in questa fase sarebbe importante controllare il fenomeno legato alla diffusione di armi, non soffiando sul fuoco di un’insicurezza percepita che è del tutto opposta alla sicurezza reale su cui le persone possono contare nel nostro paese.

Chiara Liberati da AntigoneOnlus

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