Le ‘verità social’, dire senza sapere e la politica della rabbia

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Immagine: Remocontro.it

L’episodio dei bagnanti di Castellaneta marina, nel territorio di Taranto, che respingono con decisione, ma non con violenza, un gruppo di leghisti che sventolando bandiere del loro partito nel tentativo di allontanare dalla spiaggia venditori ambulanti africani - com’era accaduto giorni prima a Ostia da parte di esponenti di CasaPound, senza alcuna reazione dei presenti- testimonia un disagio e un malessere crescente nel nostro paese, che hanno giustificazioni profonde.

Le tensioni continue per le navi, addirittura della Marina Italiana, impedite di attraccare a porti italiani per scaricare migranti, con l’intervento risolutore poi di Papa Francesco, come capo di uno stato estero, e l’accoglienza da parte dell’Albania di 20 di loro, non contribuiscono certo a portare stabilità e tranquillità nell’animo di italiani ormai abituati a vedersi sbandierare verità e fake news con la stessa presunta imparzialità che nessuno è in grado di valutare e che ognuno subisce con l’autorevolezza di qualcosa proveniente da ‘’un alto’’ oramai irriconoscibile, se non indefinibile. Così come anche il susseguirsi, spesso indiavolato e incontrollato, di commenti e opinioni sui social media nei quali molti sembrano voler esprimere il proprio ‘personale e politico’, con linguaggi e affermazioni spesso legati più all’emotività che a ragionati approfondimenti della realtà ogni giorno in divenire.

Non si tratta, come qualcuno sembra ritenere, di una kermesse alimentata dai mass media, specie televisivi, oltre che stampati. E’ purtroppo testimonianza di un susseguirsi velocissimo di avvenimenti e di trasformazioni anche politiche, oltre che sociali, che sta stravolgendo la vita di molti, mentre alcuni -pochi- continuano a reggere le fila di un teatrino che produce vantaggi personali per alcuni, nell’ambito della tradizionale e scontata lotta per il potere, neanche tanto mascherata, che poco o nulla ha a che fare con i veri interessi degli amministrati, utilizzati sempre di più come sudditi ai quali si rischia di stravolgere le poche regole di riferimento generale.

Tentativi di modificare principi costituzionali - con proposte di referendum o con atti d’imperio - decisioni che sembrano mirate a violentare leggi e istituzioni dei quali già erano in pochi a conoscere il reale dettato e ruolo, adesioni collettive a scelte e decisioni sempre più originate da situazioni sociali da tempo trascurate e non curate dai responsabili della cosa pubblica. E’ questo il grave contesto nel quale il costo della vita in aumento, l’aumento esponenziale del numero dei poveri e di rappresentanti dell’ex ceto medio (se questo termine ha mai avuto un senso) costretti a ricorrere alla carità pubblica per sopravvivere.

La richiesta crescente da parte di individui e gruppi di persone di essere protagonisti e di intervenire, spesso con nessuna o scarsa qualificazione specifica, nella gestione di sistemi - la scuola sembra un esempio particolarmente scottante- accrescono di giorno in giorno un’ansia e un’incertezza sul futuro che i sociologi definiscono sintomo di paura. Con il rischio grave - lo testimoniano, per esempio, lo psichiatra Vittorino Andreoli e il filoso Massimo Cacciari - di una disgregazione sociale, se non di uno scontro nel quale non è affatto vero che le ideologie sono scomparse. Semmai riappaiono con tutto il loro vigore, anche se con forme diverse dal passato.

Ecco: riflettere con calma su questi aspetti, cercando di rallentare - come non si riesce a fare con le auto sulle strade, anche urbane - la corsa verso obiettivi non sempre messi a fuoco con lucidità, forse potrebbe aiutare a ridurre quelle tensioni e quei toni che tanto spesso i conduttori televisivi di talk show sembrano necessitati ad alimentare con troppo impegno, per far crescere lo share delle loro trasmissioni. Parliamo un po’ di più con i nostri vicini e con chi incontriamo ogni giorno, anche se non li conosciamo, lasciamo nelle tasche o a casa più a lungo supertelefoni che ci controllano ogni movimento, e guardiamo con più attenzione, se possibile, natura e persone che ci circondano, cercando di capire e di comunicare un po’ di più.

Remigio Benni da Remocontro.it

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