Le proposte di CRIS per il 'Cantiere del futuro'

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La Campagna Internazionale CRIS (Communication Rights in the Information Society) raccoglie l'eredità delle riflessioni e delle proposte sviluppate sulla scena internazionale in materia di diritti di informazione e comunicazione e ha giocato un ruolo attivo nel Summit Mondiale sulla Società dell'Informazione promosso dalle Nazioni Unite, che si chiuderà il prossimo Novembre a Tunisi.
Lo ha fatto nel riconoscimento dei fondamentali valori di libertà, dignità, giustizia e rispetto della diversità, promovendo una visione della Società dell'Informazione fondata sul diritto a comunicare, come mezzo per promuovere e proteggere i diritti umani e rafforzare la vita delle persone e delle comunità, da un punto di vista sociale, economico e culturale.

Come CRIS Italia, pensiamo che informazione e conoscenza siano un'eredità comune, una risorsa fondamentale per la vita di ogni persona e di ogni organizzazione sociale. Questo comporta l'affermazione e la tutela di una serie di diritti da promuovere concretamente sulla scena internazionale così come nel nostro paese: il diritto ad essere informati e ad informare, il diritto alla privacy, il diritto al pluralismo linguistico, mediatico e culturale, il diritto ad associarsi ed esprimersi e il diritto di partecipare alla comunicazione pubblica e alla definizione delle relative politiche.

Le parole chiave che accompagnano questa visione sono accesso (poter ricevere informazione) e partecipazione (contribuire alla comunicazione), che sottolineano l'esigenza di pensare al ruolo attivo dei cittadini nella società dell'informazione e della conoscenza e l'esigenza di una maggiore capacità di ascolto e dialogo da parte delle istituzioni. Diritti di comunicazione, dunque, come pre-condizione per la costruzione di società democratiche. A questo si aggiunge l'accountability [render conto] delle istituzioni e strumenti chiari ed efficaci perchè i cittadini possano far render conto del loro operato il governo e gli enti preposti alla promozione, garanzia e concretizzazione di quei diritti.

Verso un'Agenda sociale della comunicazione
L'esperienza del Summit sulla Società dell'Informazione ha mostrato le potenzialità e i vincoli della costruzione di un dialogo efficace fra società civile e istituzioni ma sta anche contribuendo ad affermare esplicitamente la necessità di promuovere un approccio "multi-stakeholder" per realizzare forme di governance democratica, soprattutto in materia di informazione e comunicazione. Un approccio in cui tutte le parti interessate dagli esiti delle scelte abbiano modo di esprimere le proprie priorità e proporre le proprie soluzioni.

Al contempo, le esperienze di movimento che si moltiplicano sulla scena nazionale ed internazionale, con iniziative e proposte creative in materia di comunicazione e condivisione delle conoscenze, sono segno del livello di attenzione, consapevolezza e competenza ormai diffuso fra le variegate realtà della società civile: associazioni, professionisti dei media, accademici, sindacati, gruppi di utenti, ecc.

La nostra proposta è che i Cantieri per il futuro non solo considerino fondamentale la comunicazione, l'informazione e i saperi per l'aspetto dei diritti e per quello delle politiche su cui fare fronte comune, ma che costribuiscano a costruire insieme le priorità e le questioni condivise sulle quali costituire l'agenda sociale della comunicazione.

In questo contesto, e volendo mantenere l'apertura proficua che il confronto con la scena internazionale può portare al nostro impegno nazionale, indichiamo tre ambiti di azione in cui, come CRIS Italia, rafforzeremo il nostro impegno nel prossimo futuro. E per ciascuno di questi ambiti esprimiamo una esigenza e un'aspettativa nei confronti di coloro che accompagneranno l'Italia a raggiungere gli obiettivi indicati dal Consiglio di Lisbona: fare dell'Europa una società della conoscenza soggetto significativo sulla scena internazionale.

1.Intendiamo monitorare le azioni intraprese dal governo italiano in occasione di eventi internazionali quali il Summit sulla Società dell'Informazione (Tunisi, novembre 2005) o l'incontro promosso dal Consiglio d'Europa sul Pluralismo dei Media (Kiev, marzo 2005). Con le Dichiarazioni politiche e i rispettivi Piani d'Azione, i governi si sono impegnati a rispettare e promuovere principi fondamentali - quali l'inclusione sociale, il pluralismo, il rispetto delle diversità - come pure ad intraprendere iniziative volte al raggiungimento di obiettivi fondamentali per costruire società dell'informazione e della comunicazione centrate sugli individui e capaci di rispondere ai loro bisogni.

Fra i principi affermati è centrale l'idea della partecipazione della società civile non solo nella fase di implementazione di piani e programmi, ma come interlocutore necessario e legittimo nelle fasi di ideazione e definizione di quei piani. Così da poter portare la propria competenza e contribuire a rispondere in maniera efficace alle sfide poste dalle trasformazioni legate alle nuove tecnologie e alla loro diffusione sociale. Ci aspettiamo quindi che il prossimo governo italiano si impegni in tutte le sedi internazionali deputate (dalla futura Alleanza Globale al WIPO, da ITU a quella che sarà la struttura istituzionale per la governance di Internet) a sostenere in maniera esplicita la costituzione di strutture partecipative in cui le esperienze "dal basso" possano avere voce ed essere valorizzate, avendo reale impatto sui programmi politici.

2.Intendiamo contribuire, in sinergia con altre realtà italiane, a monitorare la situazione dei diritti di comunicazione nel nostro paese. Lo faremo partendo da esperienze già realizzate a livello internazionale e integrando le iniziative specificamente volte al monitoraggio dei media - relativamente a proprietà, controllo, concentrazione - con un'attenzione allargata alle dimensioni della partecipazione democratica e della sfera pubblica, al confronto fra strategie di e-government di impronta tecnicista con le prospettive aperte dall'idea di democrazia elettronica, al rispetto e alla tutela delle libertà personali in materia di privacy e sicurezza personale, alle differenze di genere che esistono anche in questi settori.

Data la complessità delle questioni coinvolte e la loro trasversalità rispetto ai diversi ambiti di policy, crediamo che la molteplicità delle esperienze sviluppate da associazioni e gruppi di società civile, così come le conoscenze sviluppate nel mondo della ricerca (in particolare della ricerca sociale sui temi dell'informazione, della comunicazione e della conoscenza), siano una risorsa fondamentale cui fare riferimento nella definizione di politiche e strategie, a livello locale, nazionale e internazionale. Ci aspettiamo da parte del prossimo governo italiano un impegno serio e sincero di confronto permanente su questi temi, che si dovrebbe realizzare attivando un tavolo permanente di confronto: una struttura informale ma rispettosa delle differenze esistenti fra soggetti istituzionali e società civile e capace di cogliere la differenza fra realtà che sono espressione di cittadinanza attiva e realtà legate ad attività commerciali. Una struttura i cui obiettivi e le modalità di funzionamento dotrebbero essere pensati in collaborazione fra gli "stakeholders" coinvolti: dotata di risorse che consentano la reale partecipazione delle realtà interessate (in particolare della società civile) e che costituirebbe un interessante laboratorio che potrebbe fornire un modello anche a livello internazionale.

3.Infine intendiamo promuovere e realizzare attività di "media education", nella convinzione che nella società delle reti e della conoscenza, l'educazione all'ascolto, all'utilizzo attivo e all'analisi critica dei media che costituiscono l'ambiente in cui cresciamo e operiamo, sia un elemento imprescindibile per costruire società in cui accesso e partecipazione siano pratiche basilari di cittadinanza. Diverse esperienze internazionali saranno elementi di riferimento per queste attività, così pure come le azioni promosse da organismi internazionali, quali l'UNESCO. La pervasività delle tecnologie di informazione e comunicazione nella vita sociale e la rapidità dei cambiamenti legati ad esse rendono questa area di intervento una priorità necessaria.

Se le Scienze della Comunicazione stanno finalmente consolidandosi nel panorama accademico nazionale, l'educazione ai media nei gradi dell'istruzione primaria e secondaria è ancora in gran parte da pensare, da sviluppare, da promuovere. Ci aspettiamo dal prossimo governo italiano una presa di coscienza di esigenza pressante e un'azione convinta di promozione di attività formative: sia di natura formale, inserite nei percorsi scolastici, sia attraverso il riconoscimento e il sostegno delle attività realizzate da associazioni che operano su questi temi nella prospettiva di diritti di comunicazione e di cittadinanza.

di Claudia Padovani e Jason Nardi

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