Le parole non contano nulla. Nulla?

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Perdonerete Giufà se per una volta si occupa di politica italiana, e della più miserabile. Ma proprio non riesce ad andarmi giù il rapporto instaurato nel nostro paese fra slogan e realtà, fra licenza verbale e responsabilità di governo..
Insomma, detto in parole povere, perché Umberto Bossi, ministro della repubblica, leader della coalizione di governo, uomo-chiave dell'attuale maggioranza, può permettersi di auspicare il rombo di cannone o l'abbordaggio contro le carrette del mare che trasportano persone verso le nostre coste, senza che succeda niente?

Oh sì, certo, i moderati hanno espresso la loro riprovazione, il Vaticano ha protestato, l'opposizione si è indignata. Tutto secondo copione, una tipica commedia all'italiana. Ma "istigazione criminale" sì, criminale in senso tecnico - di una personalità pubblica del rilievo di Bossi può essere ogni volta ridimensionata a metafora, boutade, scherzo di dubbio gusto? Anche noi, sì, anche noi ormai siamo così malati di politica che andiamo a cercare il significato intrinseco della sortita leghista: l'avrà sparata grossa per controbilanciare le pressioni di An e dell'Udc, chiederà la testa di Pisanu per difendere la testa di Tremonti...

Tutto vero, ma tutte fesserie trascurabili rispetto all'essenzialità del messaggio: "cannoni" contro "clandestini". Che resta incivile, velenoso, contagioso anche se colui che lo proclama sa benissimo di non poterlo (e forse neppure volerlo) realizzare.

Qualche mese fa negli Usa un deputato democratico, presidente di commissione parlamentare, si lasciò sfuggire un'allusione sgradevole all'influenza politica della comunità ebraica. Tale fu la riprovazione generale che egli stesso si affrettò a rassegnare le dimissioni. Prima ancora era stato un senatore repubblicano a dover chiedere solennemente scusa per una specie di riabilitazione postuma dell'apartheid. Inutile aggiungere che se un ministro di Bush osasse esprimersi con le parole di Bossi, sarebbe esautorato nel giro di pochi minuti.

In Italia viceversa le parole non contano nulla. Il giorno dopo crediamo di averle già dimenticate, invece ci lavorano dentro, avvelenano l'anima, e intanto le carrette del mare affondano trascinando con sé decine di povere vite senza che noi ce le ricordiamo più a lungo.

Vorrete mica che Silvio Berlusconi, con tutti i problemi che ha, faccia una crisi di governo "solo" perché il suo alleato usa un linguaggio razzista, violento, illiberale? Personalmente mi accontenterei che il premier adoperasse il suo potere politico, mediatico, economico per convocare Bossi a Palazzo Chigi e imporgli di chiedere scusa a tutti gli italiani per quello che ha detto. Così, tanto per evitare di abituarci.

di Gad Lerner
Fonte: Nigrizia

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