La satira di Ramón Ebalé: un’arma che la Guinea Equatoriale ha incarcerato

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Immagine: Nigrizia.it

Sono armato e pericoloso”: è con questa frase in bocca e una matita in mano, - che ricorda tanto le immagini di cordoglio pubblicate all’indomani della strage di Charlie Hebdo -, che gli amici e i fan di Ramón Nsé Esono Ebalé stanno cercando di sollevare l’attenzione internazionale dopo il suo arresto. Il fumettista, originario della Guinea Equatoriale ma da anni residente in America Latina, in Paraguay prima e in El Salvador oggi, era tornato nel suo Paese per la pratica del rinnovo del passaporto. Ed è in uno dei ristoranti della capitale Malabo, mentre cenava con alcuni amici, che il 16 settembre 2017 è stato prelevato da agenti della Seguridad del Estado: da allora risulta rinchiuso nel carcere di Black Beach, noto per brutalizzare i suoi detenuti con ridotte razioni alimentari, la negazione di cure mediche e condizioni igienico-sanitarie a dir poco precarie; non a caso è chiamato “la Guantanamo” della Guinea Equatoriale.

Jamón y Queso, lo pseudonimo scelto dal disegnatore, è non poco inviso dalla presidenza in carica. La denuncia allo strapotere di Teodoro Obiang Nguema, al comando da 38 anni, è un punto forte dell’azione dell’artista-attivista per i diritti umani, in prima linea nella denuncia delle malefatte del regime guineano in vari Paesi africani e al di fuori del continente. Proprio il più recente lavoro di Ramón, “La pesadilla de Obi” (ossia “L’incubo di Obi”), edito in diverse lingue nel 2014 e finanziato dalla ong statunitense EG Justice (che monitora la situazione dei diritti umani in Guinea Equatoriale), critica ferocemente la dittatura del presidente Nguema. “Quale sarebbe il peggior incubo del potente, miliardario e corrotto leader di un popolo povero e represso dell’Africa? Nientemeno che diventare un cittadino comune nel proprio Paese!”. È così che l’artista immagina una satira grafica ricca di peripezie e disavventure nella quale il protagonista chiaramente ispirato al presidente Obiang Nguema, detto “Obi”, sperimenta di persona il sistema educativo, sanitario e penitenziario istituiti in tutti questi anni al potere. Obi è diventato anche un gioco online in cui la storia del piccolo Stato africano e le sue mancanze sono trasformate in buche nelle quali immancabilmente incappa, massacrandosi ogni volta, il cittadino. Molto probabilmente quest’opera ha segnato la sorte del fumettista, colpevole secondo le norme della presidenza guineana di diffamazione e calunnia con la sua satira graffiante… a colpi di matita. La graphic novel non è che il proseguimento dell’instancabile lavoro di denuncia, anche piuttosto tagliente, che l’autore aveva inviato sul suo blog “Las locuras de jamón y queso” (“Le follie di prosciutto e formaggio”), molto seguito anche in Guinea Equatoriale e per questo oscurato dal regime.

L’arresto di Ramón non è passato però in sordina. E se familiari e amici hanno attivato una petizione online per chiedere la liberazione dell’“Artivista” (artista-attivista) che ha superato le 7500 firme, il presidente della ONG EG Justice, Tutu Alicante, ha dichiarato che “il governo della Guinea Equatoriale ha ancora una volta dimostrato la sua ostilità verso ogni forma di espressione critica che sfugge alla sua censura opprimente”. Anche la nota organizzazione per la difesa dei diritti umani Human Rights Watch si è interessata per il rilascio dell’artista e ha lanciato il tweet #FreeNseRamon. Si moltiplicano intanto gli appelli alla scarcerazione e i messaggi di solidarietà di tanti autori fumettisti africani e non, quali il camerunese Simon Mbumbo, fondatore della casa editrice Toom Comics, il disegnatore congolese Alain Mata Mamengi, lo sceneggiatore franco-camerunese Edimo, il disegnatore ciadiano Adjim Danngar, e l’autore togolese Paulin Assem.

Dal carcere, Ramón è riuscito a diffondere un messaggio di forte resistenza: “A nome mio e di tutta la mia famiglia voglio ringraziare tutti coloro che continuano a lottare, nella speranza di farmi uscire da questa situazione, a cui non appartengo. Non appartengo a nessun luogo, eccetto quelli in cui le persone possono essere libere e responsabili delle proprie azioni. Tuttavia chi sta al potere ha deciso di non ammettere la ragione della mia detenzione, laddove ragionare significherebbe un progresso verso lo sviluppo generale. È mia speranza presentare #218Empire a Vienna, come era previsto, e sostenere il sogno nazionale di vivere al livello delle altre nazioni, attraverso l’unica cosa che posso fare bene: disegnare. Non mi arrenderò, non sono nato con il mondo ai miei piedi, sono nato dalla felicità di mia madre. E oggi vivo per rappresentare il mio popolo attraverso i miei disegni”.

Teodoro Obiang Nguema esercita un dominio dittatoriale in Guinea Equatoriale dal lontano 1979, quando assunse il potere con un colpo di stato, e risulta oggi il presidente più longevo di tutta l’Africa. Alla concentrazione di potere si aggiunge, come prevedibile, che nel corso degli anni i membri del suo governo e il clan familiare hanno accumulato ingenti fortune personali sui giacimenti minerari e di petrolio mentre il Paese è dominato da povertà, ingiustizia sociale e corruzione, ampiamente denunciati dalle organizzazioni non governative.  

Miriam Rossi

Miriam Rossi (Viterbo, 1981). Dottoressa di ricerca in Storia delle Relazioni e delle Organizzazioni Internazionali, è esperta di diritti umani, ONU e politica internazionale e autrice di diversi saggi scientifici e di una monografia in materia. Attualmente impegnata nel campo della cooperazione internazionale, è referente per l’associazione COOPI Trentino e collabora con altre realtà del Terzo Settore a livello di formazione, progettazione e comunicazione.

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