La Lav a Cancun per sostenere riforme del commercio globale più rispettose degli animali

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Niños saharauis en los campos de Tinduf

Una revisione della "Green Box" che ne permetta l'estensione anche alle modalità di trattamento degli animali e la possibilità di etichettare i prodotti di origine animale secondo il metodo di produzione: sono le due richieste principali dei rappresentanti animalisti presenti in questi giorni a Cancun. In particolare, il presidente della LAV Adolfo Sansolini, presente nella delegazione governativa italiana, e Christina Kuil dell'Eurogroup for Animal Welfare, all'interno della delegazione della Commissione Europea, cercheranno di agevolare il dialogo con i Paesi (in particolare del Gruppo di Cairns) che si oppongono a misure di maggiore tutela degli animali ritenendole distorsioni mascherate della libera concorrenza.

"Conosciamo le preoccupazioni dei Paesi in Via di Sviluppo - ha dichiarato Sansolini - ma cerchiamo di far comprendere che il miglioramento delle condizioni degli animali è richiesto dall'aumentata sensibilità dei cittadini, che anche nell'Unione Europea hanno a volte forzato gli allevatori a migliorare i metodi utilizzati, nonostante le loro resistenze, per ragioni etiche. La creazione di norme del commercio internazionale che favoriscano i metodi di produzione estensivi dovrebbe interessare in primo luogo i PVS, che possono ricavarne nicchie commerciali di estremo interesse. Il progresso nella considerazione dei diritti degli animali è un dato costante, su cui vogliamo trovare alleati in primo luogo proprio quei paesi che hanno vissuto più duramente le conseguenze dell'indifferenza della comunità internazionale".

LAV, l'Eurogroup for Animal Welfare e la RSPCA hanno presentato a Cancun un dossier sulle "Opportunità commerciali per i Paesi in Via di Sviluppo attraverso l'allevamento sostenibile ed il benessere animale", in cui vengono analizzate tre realtà significative in modo diverso: Thailandia, Namibia e Repubblica Popolare Cinese.

In particolare, l'esperienza della Namibia dimostra che l'utilizzo di regole a tutela degli animali favorisce la penetrazione nei mercati dei Paesi industrializzati. La Namibia, che esporta circa l'80% delle carni bovine, ne è il principale esportatore verso la Gran Bretagna.

A testimonianza dei danni causati agli animali dalle regole del WTO, la LAV mette a disposizione anche il video "WTO-Wrecking Animal Protection" (CIWF Trust film).

"I negoziati sembrano essere improntati più allo scambio di ostacoli reciproci che alla volontà di dare luogo ad uno sviluppo commerciale adeguato ai tempi - ha commentato Sansolini - Non è pensabile di poter trattare i diritti umani ed animali come dettagli secondari nel mercato globale; se non per considerazioni etiche, semplicemente per la ragione che anche i consumi sono sempre più condizionati da scelte ragionate e che la diffusione di pratiche intensive, violente ed inquinanti, costituisce un guadagno immediato per pochi nell'immediato ed una grande perdita per molti nel giro di pochi anni. Non crediamo di riuscire a disegnare un commercio mondiale fondato su basi etiche ma cerchiamo di spingere affinché i diritti degli animali, così strettamente legati a quelli dei consumatori, non vengano trascurati per una miopia di cui ogni giorno è più evidente la pericolosità".

Disponibili:
- il dossier "Opportunità commerciali per i Paesi in Via di Sviluppo attraverso l'allevamento sostenibile ed il benessere animale"(LAV, Eurogroup for Animal Welfare, RSPCA)
- il video (betacam e vhs): "WTO-Wrecking Animal Protection" (CIWF Trust film).

Per interviste e contatti con il presidente della LAV Adolfo Sansolini a Cancun è possibile contattare l'Ufficio Stampa LAV: 06.4461325 - 339.1742586

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