L'oleodotto Btc e una moratoria internazionale

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La Campagna per la Riforma della Banca Mondiale promuove una lettera sull'Oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (BTC), che attraversera' Azerbaigian, Georgia e Turchia e sara' indirizzata ai responsabili dei possibili finanziatori pubblici dell'oleodotto: Banca Mondiale, BERS e quasi tutte le agenzie di credito all'esportazione occidentali, tra cui anche l'italiana SACE
- per questo in Italia la lettera verra' spedita al presidente della SACE Bini Smaghi e al vice ministro con delega al commercio Urso. Tra le richieste c'è una moratoria internazionale.
La moratoria e' richiesta dal momento che sono state riscontrate anche con missioni indipendenti sul campo - l'ultima in Turchia, a cui ha partecipato il nostro coordinatore Antonio Tricarico - palesi violazioni degli standard internazionali previsti per la costruzione di un'opera simile, nonche' abusi sulle popolazioni locali, con serie violazioni dei diritti umani.
Nel caso della sezione turca del progetto si ripropongono le problematiche già riscontrate per la costruzione della diga di Ilisu, alcuni anni fa. Vi ricordo che proprio la forte mobilitazione internazionale impedi' la realizzazione della diga.

Luca Manes
Responsabile della Comunicazione
Campagna per la riforma della Banca mondiale

Spett. On. Urso
Spett. Dott. Bini Smaghi
Le scriviamo per richiedere la Sua attenzione al rapporto in allegato sulla
seconda missione internazionale sul campo sulla situazione dell'ambiente e dei
diritti umani nella sezione turca del progetto BTC. Alla luce di quanto
riscontrato, Le richiediamo il Suo intervento urgente nella forma di una
moratoria immediata per ciò che concerne il progetto di oleodotto.
La missione ha percorso l'intero tratto della sezione turca del proposto
oleodotto, da Sivas al confine con la Georgia. Sebbene abbia riscontrato
che il
consorzio costruttore - Consorzio BTC - abbia intrapreso dei passi necessari
per porre rimedio in maniera parziale ad alcune preoccupazioni precedentemente
sollevate dalle organizzazioni non governative, la missione può però
testimoniare che il progetto continua a ad essere caratterizzato da violazioni
degli standard internazionali sulle consultazioni, le compensazioni e sul
reinsediamento.
La missione ha anche appurato dei difetti sistemici, dipendenti dal contesto
politico in cui è stato pianificato ed opererà l'oleodotto, che non possono
essere risolti con piccoli cambiamenti.
Sono stati riscontrati, in modo sistematico:
à Una sistema di abusi dei diritti umani nelle regioni attraverso cui passa
l'oleodotto, per la precisione nel Nord Est, dove c'è stata di recente una
notevole impennata nel numero delle detenzioni, degli arresti arbitrari, dei
pedinamenti e delle vessazioni da parte di agenti di polizia e dell'esercito;
à Una persistente atmosfera di repressione ed una mancanza di libertà
d'espressione nella regione, che preclude qualsiasi forma di dissenso sul
progetto BTC;
à La forte impressione che la situazione dei diritti umani nella regione
potrebbe peggiorare con la presenza dell'oleodotto, particolarmente a causa
della militarizzazione attraverso l'utilizzo della gendarmeria (la polizia
militare turca) come principale forza di sicurezza.
I problemi sono particolarmente evidenti nella sezione nord-orientale del
proposto percorso dell'oleodotto, nelle province di Kars e Ardahan, la cui
regione ha una popolazione al 40% di etnia curda. In questa zona la
missione ha
trovato delle prove incontestabili di una repressione politica sistemica, in
modo da rendere nulli tutti gli sforzi per la consultazione intrapresi dai
membri del consorzio. In effetti gli stessi partecipanti alla missione sono
stati posti in stato di fermo dalla gendarmeria per ben due occasioni, e, a
causa delle intimidazioni e delle vessazioni da parte della polizia, sono
stati
costretti a rinunciare ad una serie di visite previste in alcuni villaggi
impattati dall'oleodotto per paura di esporre gli abitanti ad eventuali abusi
dei diritti umani da parte delle agenzie di sicurezza statali.
L'assenza di una cultura sulla libera espressione nella regione rende
impossibile, tra le altre cose, una consultazione credibile con le persone
impattate dal progetto, dei negoziati liberi ed aperti per le compensazioni ed
un monitoraggio indipendente del progetto. Inoltre questi problemi del
contesto
sociale sono stati aggravati da una serie di specifici difetti nel progetto
BTC, che comprendono:
à Gravi difetti sia nelle stesura che nell'implementazione di documenti
cruciali
per il progetto come la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e del Piano di
Reinsediamento (Resettlement Action Plan - RAP), incluse diffuse inadeguatezze
nelle consultazione delle persone impattate, delle Ong competenti e dei gruppi
della società civile;
à Ci sono stati ripetute indicazioni che il Consorzio BTC non stia portando
avanti il processo di compensazione nella maniera concordata. In merito ci
sono
accuse di pagare appezzamenti di terra ben al di sotto del valore di mercato;
l'imposizione piuttosto che la negoziazione dei prezzi; la mancata
compensazione di alcuni gruppi di proprietari terrieri e di affittuari; la
mancata fornitura alle persone impattate di corrette informazioni in merito ai
loro diritti; il non aver portato a conoscenza a questa stesse persone dei
potenziali impatti negativi del progetto.
à La mancata considerazione nel progetto dei differenti impatti dell'oleodotto
sui gruppi più vulnerabili, incluse le minoranze etniche, le donne e le
persone
più povere, o comunque il mancato tentativo di mitigare adeguatamente questi
impatti.
à Apparenti conflitti tra quanto disposto nel piano di reinsediamento e la
legge
turca sull'espropriazione.
La missione evidenzia come questo elenco di difetti metta il progetto BTC
in un
potenziale conflitto con la legge turca sull'espropriazione, e
conseguentemente
anche con l'Host Government Agreement raggiunto tra il consorzio BTC e il
governo turco. Il progetto viola anche un numero di standard, incluso l'OD
4.30
(Reinsediamento Involontario), e linee guida del gruppo della Banca mondiale,
incluso il Manuale sulla Good Practice in materia di Consultazione e
Pubblicazione di Informazioni della IFC e il Manuale sulla Preparazione di un
Piano di Reinsediamento della IFC.
I problemi riportati sono di particolare preoccupazione perché di recente il
Consorzio BTC ha scritto al governo turco insistendo che la BOTAS, la
compagnia
statale che è responsabile per la costruzione l'oleodotto in Turchia, debba
completare il processo di acquisizione della terra al più presto possibile,
altrimenti rischierebbe di perdere il contratto. Questa pressione fa parte di
ciò che noi vediamo come una serie ampia di violazioni in merito al
progetto da
parte del Consorzio BTC delle Linee Guida sulle Imprese Multinazionali
introdotte dall'OCSE.
La missione è inoltre seriamente preoccupata dalle implicazioni sui diritti
umani degli accordi per il servizio di polizia dell'oleodotto, qualora fosse
completato. Secondo gli accordi legali raggiunti tra la Repubblica di Turchia
ed il consorzio costruttore, la sicurezza dell'oleodotto, che è di esclusiva
responsabilità dello stato turco, è stata affidata alla gendarmeria, i cui
precedenti sui diritti umani sono stati ripetutamente criticati dal Consiglio
d'Europa. Nell'opinione dei membri della missione, il ruolo preponderante
della
gendarmeria costituisce un serio rischio di acuire i problemi legati agli
abusi
dei diritti umani, in particolar modo nel tratto nord-orientale del percorso.
Mentre a molti dei difetti riscontrati dalla missione (per esempio quelli a
proposito dei livelli di compensazione) potrebbe essere posto rimedio rendendo
disponibili fondi maggiori e prendendo più tempo per risolvere le enormi
violazioni degli standard internazionali e i potenziali conflitti con la
legislazione nazionale, i problemi sistemici che esistono a causa della
repressione e dell'assenza di libertà d'espressione nella regione non sono
risolvibili con delle azioni correttive da parte del consorzio costruttore o
dalla istituzioni finanziarie internazionali a cui sono richiesti i fondi
necessari per il completamento del progetto.
In base a queste circostanze, la missione ritiene che l'adozione di una
moratoria sulla valutazione, il finanziamento e la costruzione del progetto
costituisca l'unico mezzo legittimo per la istituzioni finanziarie
internazionali e per il consorzio costruttore per assicurare che non siano
causati dal progetto abusi dei diritti umani e che il progetto stesso rispetti
gli standard internazionali. La moratoria dovrebbe essere lasciata in vigore
fin quando non ci sia una conferma indipendente che le parti in causa, in
particolar modo le persone impattate direttamente dal progetto, siano
realmente
nella posizione di esprimere le loro opinioni sul progetto senza la paura di
rappresaglie o intimidazioni e di negoziare liberamente sulle compensazioni
per
la perdita delle loro terre e per altri danni subiti. La missione ritiene
inoltre essenziale che le preoccupazioni sulla sicurezza dovute ai precedenti
negativi delle forze di sicurezza turche in merito ai diritti umani siano
risolte prima di iniziare a lavorare sul progetto.
Sappiamo che queste sono questioni riguardo le quali Lei ha un forte interesse
e che Lei ed il Suo dipartimento siete impegnati per assicurare che per questo
difficile e controverso progetto non si accrescano le violazioni dei diritti
umani ed altri abusi e che il progetto stesso sia conforme agli standard
internazionali. Le chiediamo dunque di attivarsi immediatamente per introdurre
la moratoria così come proposta dalla missione.
Distinti saluti
La lettera verrà inoltre indirizzata a:
Mr. James Wolfensohn, President, The World Bank Group
Mr. Philippe Maystadt, President, European Investment Bank
Mr. Jean Lemierre, President , European Bank for Reconstruction and
Development
Mr. Phillip Merrill, President,, Export-Import Bank of the U.S.
Peter S. Watson, President and Chief Executive Officer, Overseas Private
Investment Corporation
Kyosuke Shinozawa, Governor, Japan Bank for International Cooperation
Rt. Hon Clare Short MP, Secretary of State, Department for International
Development
Baroness Symons, Minister for Trade, Department of Trade and Industry
Vivian Brown, Chief Executive, Export Credits Guarantee Department
French Ministry of Finance,
Hermes, German Interministerial Committee,

Cc:
Mr. Peter Woicke, IFC.
Mr. Motomichi Ikawa, MIGA
Boards of Directors of all institutions

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