L'informazione femminista ai tempi della rete

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Il Paese delle Donne

Come è cambiato, grazie alle nuove tecnologie, il rapporto con le fonti di informazione e cosa significa oggi "informazione delle donne"

Sono passati cinque anni da quando il Paese delle donne ha pubblicato la sua prima pagina in Internet ed è proprio da questa esperienza di lavoro in rete che vorrei partire per dare un contributo al seminario del 22 novembre. Non credo di dire niente di originale se affermo che l'uso diffuso di strumenti quali mailing list, portali tematici, ecc. ha consentito a molti gruppi di non servirsi più della mediazione di professionisti o semiprofesionisti dell'informazione per veicolare i propri messaggi.

Penso ad esperienze aperte come quella dell'Agenzia Misna o di Indymedia, ma anche all'uso delle mailing list come luogo di discussione orizzontale. E' un fenomeno questo che rende a mio avviso indispensabile riconsiderare alcune questioni che non riguardano solo il medium attraverso il quale viene presentata al pubblico l'informazione, ma i concetti stessi di 'giornalista', 'notizia', 'giornale', 'editore'. Da un paio d'anni a questa parte il "Paese delle donne" ha tra le sue fonti principali mailing list e altri siti di donne (ma anche di uomini). Sempre più il lavoro della redazione consiste nell'orientarsi in un mare di informazioni diverse per attendibilità e interesse, nel tentativo di contestualizzarne il senso, superando la frammentarietà delle notizie. La pratica che fino ad ora ha caratterizzato il lavoro redazionale, pubblicare quel che viene senza intervenire sui testi, comincia ad entrare in crisi quando chi naviga può disporre della fonte originale: il giornale cartaceo non può limitarsi a 'rimbalzare' quel che circola in rete ed è quindi necessario stabilire una sinergia ragionata e non solo lasciata al caso. Per questo un rilancio del giornale non può avvenire, a mio avviso, senza l'impegno ad una maggiore professionalità (scelta delle priorità, interventi sui testi troppo lunghi e di difficile comprensione, ecc.) e, soprattutto, senza l'allargamento del raggio di informazione che, negli ultimi anni, è, a mio avviso, un po' limitato. Marina Pivetta esprime nel suo articolo la necessità che questo giornale possa dare conto delle contraddizioni espresse anche dalle donne di destra, io credo che questo sia solo uno dei nostri compiti e che sono molte le realtà di donne di cui al momento non riusciamo a dare conto e di cui invece sarebbe utile sapere. E forse anche una riflessione sui temi che sentiamo 'nostri' e su quelli che trascuriamo a volte con incomprensibile snobbismo aiuterebbe a fare un giornale più utile a tutte/i.

Negli anni '70 molte associazioni e movimenti, in particolare di sinistra ma non solo, si resero conto dell'importanza di avere un proprio organo di informazione. Migliaia di fogli, settimanali, mensili, trimestrali, ecc. videro la luce sulla scia di un desiderio generalizzato di offrire visibilità e voce a coloro che la stampa "borghese" semplicemente ignorava. Ma i giornali di donne che nacquero in quegli anni avevano anche un'altra ambizione: sovvertire l'idea che la quotidianità non facesse notizia, che la parola di un capo di stato fosse più importante di un incontro di donne che contro quella parola si esprimevano o che, partendo da sé, ponessero altre priorità all'agenda politica. Quelle esperienze di stampa 'alternativa', per usare un termine forse un po' datato, hanno finito con il soccombere anche a causa dell'eccessiva frammentazione che disperdeva le già poche risorse. Internet può rappresentare una nuova occasione per tutta l'informazione politica delle donne, non solo per quella strutturata in una testata, a patto di saper evitare gli errori commessi in passato. Monica Lanfranco accennava al nostro vecchio progetto "Diaria", ecco forse quella che allora era sembrata pura utopia adesso può davvero costituire un punto di partenza per una nuova fase per tutte le testate femministe ancora in vita. Simona Mafai avanza una proposta che sarebbe a mio avviso degna di una battaglia comune: un'alleanza con le parlamentari per garantire l'accesso anche alla stampa politica delle donne ai finanziamenti pubblici per l'editoria.

Se i costi della sperimentazione e della riqualificazione professionale delle redattrici delle nostre testate non graveranno unicamente sulle nostre spalle, se finalmente alle testate politiche di donne verrà riconosciuta la loro funzione sociale, e se dunque le redazioni che le producono verranno messe in condizione di lavorare senza dover contare solo sull'autosfruttamento volontario delle redattrici e delle collaboratrici, io credo che l'informazione democratica in questo paese farà davvero un balzo avanti.

di Cristina Papa

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