L'UE privatizza i servizi per le multinazionali

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La Campagna "Questo mondo non è in vendita!" è riuscita ad entrare in possesso dei documenti che contengono le richieste che l'Unione europea intende fare ai paesi terzi sulla liberalizzazione dei servizi, nell'ambito del negoziato GATS. Le richieste a 109 paesi, tra cui i 50 più poveri del pianeta, chiedono una quasi totale apertura dei mercati nel settore dei servizi, inclusa la distribuzione dell'acqua, a totale vantaggio delle multinazionali europee, che potranno ricavare ingenti profitti a fronte di costi limitati e pesanti impatti ambientali e sociali. L'UE oltre che all'acqua, ha dedicato la sua attenzione ad altri settori, come le telecomunicazioni, l'energia, i trasporti e i servizi postali con l'intenzione di "colpire" paesi in cui vasti movimenti popolari si sono mobilitati per difendere alcuni servizi di base. "Ora che è chiaro che l'UE vuole mettere le mani sulle ultime riserve d'acqua dei Paesi più poveri. La parola passa ora alla società civile di tutto il mondo che, durante il 1° Forum alternativo mondiale dell'acqua, elaborerà nel seminario "L'acqua non è in vendita" una piattaforma d'azione e di proposta per fermare la privatizzazione selvaggia sostenuta da Lamy" ha commentato Rosario Lembo. "La politica europea nei confronti dei paesi più poveri del pianeta continua a suscitare preoccupazione e sgomento" ha commentato Eugenio Melandri, coordinatore nazionale di Chiama l'Africa. I documenti svelati oggi sono stati negati ai parlamenti nazionali ed alcuni parlamentari europei hanno avuto soltanto visione per poche ore dei testi senza averne copia. Il Commissario europeo al commercio, Pascal Lamy, venuto a sapere della diffusione pubblica di questi documenti, ha smentito la segretezza delle richieste, affermando che tutta la documentazione era di dominio pubblico da tempo. In Ohio, negli USA, si svolgono il secondo round dei negoziati per il CAFTA, la continuazione per i paesi del Centro America dell'accordo NAFTA di liberalizzazione dei mercati, che trova forte contrarietà nella società civile che invitano a spedire lettere di protesta ai senatori coinvolti.

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