L'Iraq non faccia dimenticare l'Africa

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I dirigenti africani invitano la comunità internazionale a vigilare affinchè l'enormità del lavoro di ricostruzione dell'Iraq del dopoguerra non faccia calare il sipario ancora una volta sui bisogni del continente.

Oltre a Thabo Mbeki, presidente del Sudafrica, altre dichiarazioni vengono dal ministro delle finanze del Lesotho Timothy Thahane "Oggi l'Iraq richiama l'attenzione del mondo intero, così come ieri avveniva per il Kosovo e l'Europa dell'Est", ha affermato durante la riunione annuale della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale svoltasi a Washington in aprile, durante la quale i ministri delle finanze africani hanno esortato i donatori a non ridurre le risorse destinate alle crisi umanitarie, sociali ed economiche che attanagliano il continente.

Già James Morris, direttore generale del Programma Alimentare Mondiale (PAM), durante una riunione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu in aprile aveva accusato i donatori internazionali di praticare la politica del "due pesi, due misure". "Come è possibile - si è domandato - che accettiamo sistematicamente che le sofferenze e la disperazione in Africa assumano proporzioni che sarebbero giudicate inaccettabili in qualunque altro posto nel mondo?"
In effetti, circa 40 milioni di abitanti del continente hanno bisogno quest'anno di aiuti umanitari urgenti, per un valore totale di 1,8 miliardi di dollari. Le offerte di contribuzione sono fino ad oggi inferiori di un miliardo di dollari rispetto a questa cifra, e Morris ha esortato i donatori a colmare questo deficit.
Da parte sua il PAM prende atto di una diminuzione globale degli aiuti alimentari, il cui volume è passato dai 15 milioni di tonnellate nel 1999 alle 10 tonnellate del 2002. Tanto per fare un esempio, quest'anno Mauritania, Capo Verde, Gambia, Senegal e Mali riceveranno solo il 40% degli aiuti alimentari di cui hanno bisogno.

L'appello lanciato da James Morris arriva proprio nel momento in cui la comunità internazionale ha incaricato il PAM di lanciare in Iraq un'operazione alimentare umanitaria di 1,3 miliardi di dollari, l'aiuto più consistente accordato fino ad oggi ad un solo paese dall'organismo dell'Onu, che corrisponde, tra l'altro, solo ad una parte dei 2,2 miliardi di dollari stanziati complessivamente dalle Nazioni Unite per un aiuto urgente all'Iraq.

Ian Wallace, dell'organizzazione umanitaria Tearfund International, si augura che quanto stanziato per l'Iraq venga ricavato da nuove contribuzioni e non sia sottratto ai finanziamenti già previsti per far fronte ad altre situazioni di crisi. "Non esiste una soluzione semplice quando diverse catastrofi si producono simultaneamente - ha dichiarato - ma la dimensione politica della crisi irachena e la larga copertura mediatica di cui è stata oggetto rischiano di far dimenticare le altre crisi".
Qualcuno ritiene che non si tratti soltanto di una questione di risorse insufficienti per coprire le tante emergenze del pianeta, ma soprattutto di una volontà politica. "La rapidità con cui è possibile mobilitare la volontà politica e le risorse finanziarie necessarie per invadere, bombardare e ricostruire l'Iraq contraddice in maniera inequivocabile il modo con cui i paesi ricchi affrontano il problema della povertà in Africa", sottolinea Phil Twyford, responsabile delle attività di sensibilizzazione di Oxfam Internazionale. Il Congresso americano ha autorizzato in aprile uno stanziamento di 79 miliardi di dollari per coprire le prime spese militari e di ricostruzione dell'Iraq. Una cifra che da sola sarebbe sufficiente per finanziare i programmi di prevenzione e cura dell'Aids nei paesi a medio e basso reddito per una decina d'anni, secondo i calcoli dell'Onu. Eppure, dal 2001 (anno della sua costituzione) il Fondo mondiale di lotta contro l'Aids, la tubercolosi e il paludismo non ha ricevuto fino ad ora che due miliardi di dollari.

Altri osservatori denunciano il trattamento di favore accordato all'Iraq in materia di alleggerimento del debito. In effetti le autorità americane si dichiarano sempre più spesso in favore dell'annullamento del debito estero di questo paese, stimato tra 62 e 130 miliardi di dollari. "Il popolo iracheno non è nelle condizioni di farsi carico di un tale peso debitorio" ha affermato in aprile il segretario americano del Tesoro, John Snow, esortando i paesi industrializzati ad annullare i crediti.
"Dopo aver scatenato una guerra praticamente unilaterale per assumere il controllo di un paese devastato e indebitato, ecco che le autorità americane scoprono all'improvviso il merito di eliminare un debito ingiusto", osserva Mme Njoki Njoroge Njehu, della Ong "50 Years Is Enough", concludendo che i paesi creditori dovrebbero con la stessa premura annullare il debito dei paesi più poveri dell'Africa.

Questa posizione è condivisa da alcuni paesi sviluppati. "E' evidente - ha dichiarato il Ministro delle finanze francese - che l'Iraq deve attirare i nostri sforzi al pari del Niger" facendo riferimento ad uno dei tanti paesi africani impoveriti che non riescono a liberarsi dal fardello del debito.

di Gumisai Mutume, Afrique Relance-Onu, maggio 2003

Fonte: Chiama l'Africa;

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