Italia: Corte Costituzionale e Consiglio di Stato bocciano le privatizzazioni dell’acqua

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Foto: Flickr, utente ateneinrivolta

Si scrive acqua, si legge democrazia? Forse sì. Il 20 luglio, infatti, “la Corte Costituzionale ha restituito la voce ai cittadini italiani e la democrazia al nostro Paese”.
 Lo ha fatto, per il Forum Italiano dei movimenti per l’acqua, dichiarando incostituzionale, quindi inammissibile, l’articolo 4 del decreto legge 138 del 13 agosto 2011 che imponeva la privatizzazione dei servizi pubblici locali, fra cui il Servizio Idrico Integrato in violazione dell’articolo 75 della Costituzione sull’istituto referendario. “Si trattava - ha ricordato il Forum in una nota - di una legge attraverso la quale il Governo Berlusconi calpestava il risultato referendario e rintroduceva la privatizzazione dei servizi pubblici locali”. Una legge che avrebbe “fatto a pugni” anche con quanto sta accadendo in Europa dove il 10 maggio scorso la Commissione Europea ha accettato l’Iniziativa dei Cittadini Europei (Eci) sull’Acqua come diritto umano, la quale è promossa a livello continentale dal Sindacato Europeo dei Servizi Pubblici (Epsu) ed è stata condivisa dalla nascente Rete Europea per l’Acqua Bene Comune e dal Forum Italiano dei movimenti per l’acqua.

Così dopo mesi di mobilitazioni e appelli, la sentenza 199 redatta dal giurista della Corte Costituzionale Giuseppe Tesauro ribadisce con forza la volontà popolare espressa nel referendum del 12 e 13 giugno 2011 da 27 milioni di italiani e rappresenta un monito anche per il Governo Monti e la Giunta Alemanno, che sta tentando di privatizzare Acea, l’azienda municipalizzata capitolina che eroga, tra le altre, anche il servizio dell’acqua. Un tentativo denunciato dal comitato Roma non si vende e bloccato dal Consiglio di Stato.

Il 12 luglio, infatti, attiviste e attivisti, cittadini e cittadine della rete Roma non si vende erano tornati per l’ennesima volta sotto al Campidoglio per dimostrare la loro contrarietà alla delibera 32 voluta dalla Giunta Alemanno che mette in vendita il 21% di Acea. La rete di attivisti, “Dopo giorni in cui la maggioranza ha ripetutamente messo in pratica forzature in Consiglio comunale calpestando la volontà popolare espressa con il referendum dell'anno scorso e impedendo ai cittadini di entrare a seguire la discussione pubblica”, aveva deciso di occupare simbolicamente l'entrata del Campidoglio, un’iniziativa finita con lo sgombero forzato del pacifico presidio. “Ma la lotta di questi mesi iniziata con la grande manifestazione del 5 maggio ha prodotto i suoi risultati”, ha commentato il Forum per l’acqua. Infatti, dopo la notizia che il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso fatto dai consiglieri comunali Gianluca Quadrana (Lista Civica per Rutelli), Francesco Smedile (Udc) e Maria Gemma Azuni (Gruppo misto) sospendendo la discussione sulla delibera 32 a Roma, la Corte Costituzionale ha dato ora in tutta Italia un nuovo sostegno ai Movimenti per l’acqua.

Di altro avviso si è dichiarato il sindaco Gianni Alemanno per il quale “La sentenza della Corte Costituzionale libera gli enti locali da vincoli rigidi nei processi di privatizzazione e liberalizzazione dei servizi pubblici locali, ma non rende affatto illegittima la nostra delibera sulla costituzione della holding e la vendita del 21 per cento di Acea”. “Roma capitale - ha proseguito Alemanno - insieme agli altri comuni associati nell'Anci, deve sviluppare una più profonda riflessione per trovare una nuova forma più moderna ed efficiente dei servizi pubblici locali, compatibile con le forti riduzioni di spesa pubblica imposte dalla crisi economica. In particolare, dobbiamo individuare insieme alle rappresentanze sindacali la strada per lo sviluppo futuro delle municipalizzate, senza le previsioni rigide fino ad ora imposte dalla legge statale”.

Sensate preoccupazioni di un amministratore o manovra per aprire alla privatizzazione? Quale sia la risposta il Movimento per l’acqua, forte della decisione del Consiglio di Stato, non vuole concedere sconti alla volontà referendaria. Queste decisioni [Corte Costituzionale e Consiglio di Stato], ha dichiarato il Forum, “rappresentano, in primis, una vittoria della mobilitazione messa in campo da Roma non si vende da tre mesi a questa parte e sicuramente un duro colpo per tutti i poteri forti che speculano sui beni comuni in Italia dove l’acqua e i servizi pubblici devono continuare ad essere solo pubblici”.

Un rischio che ha toccato anche Imperia dove l’Autorità di Ambito Territoriale Ottimale (Aato) della Provincia aveva nell’ordine del giorno del 19 luglio una delibera che, facendosi beffa del referendum, apriva al profitto anche il mercato dell’acqua con il rischio di incidere sui costi della bolletta. Per il Coordinamento Imperiese per l'Acqua Pubblica anche in questo caso “le motivazioni addotte dai vertici dell’Aato erano assolutamente pretestuose: possibilità di contenzioso con le società esterne che hanno redatto il piano d'ambito, difficile attuazione del risultato referendario…”. Tutte giustificazioni che non hanno allentato la pressione dei movimenti per l’acqua “per sventare questo furto di democrazia” e il 19 luglio hanno portato l’Aato della Provincia di Imperia a tornare sui propri passi tralasciando l’equivoca delibera.

“Il tentativo di reinserire il profitto nella bolletta è stato bloccato - ha dichiarato il Coordinamento Imperiese per l’acqua - confermiamo quindi la buona notizia dalla Provincia di Imperia: l’esito del voto referendario sul tema dell’eliminazione del profitto garantito nel servizio idrico viene rispettato. Attendiamo ora che venga deliberata la costituzione della società pubblica che dovrà gestire il servizio idrico nel territorio della provincia di Imperia, superando l’azione di ostruzione che le società con interessi privati stanno conducendo”. Dopo Imperia ora tocca al resto d’Italia resistere alle sirene del mercato che vorrebbero l’acqua affidata esclusivamente ai mercati, come auspicato alcuni giorni fa sull’Huffington Post da Peter Brabeck, presidente della Nestlé, la multinazionale che conta fra i propri prodotti ben 26 marche diverse di acqua in bottiglia (Panna, Vera, Levissima, San Bernardo le “italiane”). Sarà un caso?

Alessandro Graziadei

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