Istruzione: migliorano diversi Paesi poveri, male alcuni ricchi

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Il Rapporto 2005 di Save the Children

Mentre alcuni dei paesi più poveri del mondo stanno compiendo significativi passi avanti nelle opportunità educative per le ragazze, alcune delle nazioni "ricche" stanno tornando indietro: lo afferma il sesto Rapporto sullo Stato delle Madri nel Mondo, reso noto oggi da Save the Children, la più grande organizzazione internazionale indipendente di tutela e promozione dei diritti dei bambini. Nel considerare i miglioramenti al livello del benessere generale degli stati, il Rapporto, che analizza 110 paesi esclusa l'Italia, indica la Mongolia, il Kenya e il Madagascar come tre paesi poveri che sono andati "oltre le aspettative" nell'educazione delle bambine, Bolivia, Camerun e Bangladesh come paesi dove si registrano "i maggiori progressi", ma cita la Guinea Equatoriale, l'Arabia Saudita e l'Oman come paesi ricchi che si sono rivelati "al di sotto delle aspettative" nell'educazione femminile.

L'ampio dossier comprende quest'anno anche il primo Rapporto sui progressi dell'educazione delle ragazze, un'accurata disamina dei Paesi in via di sviluppo sulla base della crescita registrata, negli ultimi dieci anni, nel numero di iscrizioni a scuola e nella permanenza a scuola delle bambine e delle adolescenti. Il Rapporto sullo Stato delle Madri nel Mondo inoltre individua 11 paesi relativamente poveri nei quali le condizioni di vita dei minori stanno rapidamente migliorando grazie, in parte, ai significativi progressi nel settore dell'educazione. "L'educazione delle bambine è la leva del cambiamento delle sorti di un paese" - commenta Filippo Ungaro, Portavoce di Save the Children Italia. "L'educazione primaria riveste un'importanza così evidente che è difficile capire come mai molti minori, soprattutto bambine, continuino a rimanere esclusi dalla scuola. Almeno 103 milioni di bambini nella fascia di età dell'istruzione primaria, non vanno a scuola. Di questi, 58 milioni sono bambine. In molte nazioni, offrire alle ragazze un solo anno in più di scuola, significa innescare un ciclo virtuoso nell'intero paese e salvare migliaia di vite".

Il Rapporto segnala che dei 71 Paesi in via di sviluppo presi in esame, Bolivia, Kenya, Camerun e Bangladesh hanno realizzato i "maggiori progressi nel settore dell'educazione delle ragazze". Ognuno di essi ha visto crescere sensibilmente le iscrizioni delle bambine e la loro permanenza a scuola. Rwanda, Iraq, Malawi ed Eritrea registrano invece i minori progressi a causa di una serie di fattori negativi quali la guerra, l'Aids, la rapida crescita della popolazione. Guardando al futuro, il Rapporto individua 11 paesi in via di sviluppo "ad alta probabilità di successo", dai quali cioè ci si attendono miglioramenti al livello della salute, famiglie più piccole, tassi inferiori di mortalità infantile e più alti standard di vita nei prossimi 10 anni, come risultato, in parte, dei costanti sforzi per migliorare e implementare l'educazione delle bambine e delle adolescenti. I paesi sono: Bangladesh, Belize, Benin, Bolivia, Costa Rica, Cuba, Egitto, Gambia, Messico, Marocco e Vietnam. "Una forte volontà politica e investimenti strategici hanno molto a che fare con il successo o il fallimento nell'educazione delle bambine" - prosegue Filippo Ungaro. "Il Rapporto mostra come una buona parte delle nazioni più povere sta riconoscendo il ruolo chiave che l'educazione delle ragazze gioca nel progresso generale di ogni paese".

Nel considerare i miglioramenti al livello del benessere generale degli stati, il dossier di Save the Children indica la Mongolia, il Kenya e il Madagascar come tre paesi poveri che sono andati "oltre le aspettative" nell'educazione delle bambine mentre cita la Guinea Equatoriale, l'Arabia Saudita e l'Oman come paesi ricchi che si sono rivelati "al di sotto delle aspettative" nell'educazione femminile. Il Kenya, per esempio, ha un reddito pro capite di 1.020 dollari all'anno. Tuttavia, in confronto all'Arabia Saudita il cui reddito pro capite è 12 volte superiore, il Kenya supera l'Arabia Saudita di 22 punti percentuali nel numero di ragazze che frequentano la scuola primaria. "Più è il tempo che le bambine passano a scuola, maggiori le loro possibilità di rompere il ciclo di povertà e diventare delle mamme che allevano figli sani e che mandano i propri bambini a scuola, siano maschi o femmine" - continua Filippo Ungaro. "Investire nell'educazione femminile produce anche una crescita del reddito individuale e nazionale, nell'arco di diverse generazioni".

Tra gli ostacoli che impediscono alle bambine di frequentare la scuola, il Rapporto indica la discriminazione di genere, la preoccupazione dei genitori per la sicurezza delle bambine, l'Aids, la mancanza di insegnanti, di libri scolastici e di servizi igienici separati, l'impossibilità di pagare le rette scolastiche, le divise e il trasporto, le limitazioni di ordine culturale e religioso. In particolare queste ultime spesso spingono le ragazzine a rimanere a casa piuttosto che ad andare a scuola e a sposarsi giovanissime, prima di essere pronte per la maternità.

Nell'analizzare le strategie che i paesi stanno mettendo in atto per superare queste barriere e progredire nell'educazione alle ragazze, il Rapporto di Save the Children non ha individuato un approccio unico quanto una varietà di misure e iniziative attraverso le quali gli stati promuovono l'educazione femminile e la permanenza delle bambine a scuola. Diverse nazioni hanno avviato vaste e radicali riforme dei propri sistemi scolastici. La Bolivia, per esempio, nel 1995 ha approvato una legge di riforma della scuola che ha contribuito a far passare il tasso di iscrizioni dal 65% al 95% e il tasso di iscritti alla scuola primaria dal 10% al 78%. La legge inoltre stabilisce precisi requisiti a garanzia della parità fra bambini e bambine. Altre nazioni come il Bangladesh hanno coinvolto organizzazioni internazionali nel lancio di innovativi programmi di scolarizzaazione e di campagne finalizzate a incoraggiare i genitori e a renderli più consapevoli del valore dell'educazione femminile. Soprattutto nelle aree rurali, organizzazioni umanitarie come Save the Children hanno ottenuto importanti successi creando scuole di comunità, con strutture e aule vicine ai villaggi e alle abitazioni, e proponendo programmi e curricula scolastici calibrati sulle esigenze delle comunità locali.

Per far sì che questa storia di successo diventi realtà ovunque, il Rapporto sullo Stato delle Madri nel Mondo contiene una serie di raccomandazioni quali: l'abolizione delle tasse scolastiche e di altre spese che scoraggiano l'iscrizione a scuola delle bambine; il miglioramento della qualità dell'istruzione allo scopo di facilitare la permanenza a scuola delle bambine almeno fino a 10 anni, la promozione di un sistema scolastico alternativo per le ragazzine colpite dall'AIDS, guerre e disastri naturali. Il dossier di Save the Children si appella infine ai governi dei paesi "ricchi" affinché diano un più consistente supporto ai programmi di educazione globale nell'ambito del Summit del G8 che si terrà il giugno prossimo.

Anche quest'anno il Rapporto sullo Stato delle Madri nel Mondo contiene in appendice l'Indice delle Madri (alla sua sesta edizione) ovvero una graduatoria dei paesi più favorevoli e sfavorevoli alla maternità. La classifica riguarda 110 nazioni (ma non comprende l'Italia) ed è il risultato dell'analisi di una serie di parametri relativi al benessere delle mamme e dei bambini. I paesi scandinavi sono in testa alla classifica con Svezia, Danimarca e Finlandia nei primi tre posti dell'indice. Il Burkina Faso e il Mali si riconfermano invece entrambi all'ultimo posto (vedi allegato). [GB]

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