Indiani incontattati: in fuga da massacri e malattie

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Alcune sequenze dell’incontro al fiume Envira - Foto: Survival.it

Survival International, il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni, ha lanciato una petizione urgente per chiedere ai governi di Brasile e Perù di proteggere la terra e la vita degli Indiani incontattati e ha fatto appello alle autorità affinché rispettino la promessa di migliorare la cooperazione transfrontaliera dopo che, alcune settimane fa, un gruppo composto di sette Indiani è entrato pacificamente in contatto con una comunità indigena stanziale di Ashaninka vicino al fiume Envira, nello stato brasiliano di Acre. Ad annunciarlo lo scorso 17 luglio è stato il Dipartimento brasiliano agli affari indigeni (FUNAI), che ha riaperto l’avamposto governativo di controllo sul fiume Envira, chiuso nel 2011 dopo l’attacco di alcuni trafficanti di droga. Il video diffuso dal FUNAI mostra diversi Indiani, giovani e in salute, scambiare alcuni caschi di banane con la comunità indigena locale. Secondo gli esperti brasiliani, gli Indiani, che appartengono al ceppo linguistico dei Panoan, hanno attraversato il confine dal Perù al Brasile a causa dei continui attacchi dei taglialegna illegali e dei trafficanti di droga: “La maggior parte degli anziani sono stati massacrati in Perù, da uomini non-Indiani, che hanno sparato e incendiato le loro case” ha raccontato l’interprete Zé Correia. “Hanno raccontato che molti anziani sono morti e che hanno seppellito tre persone in una tomba unica. Hanno detto che sono morte così tante persone che non hanno potuto seppellirli tutti e, quindi, gli avvoltoi hanno mangiato i loro corpi”.

Ma taglialegna e trafficanti di droga non sono gli unici pericoli che i popoli incontattati si trovano a dover fronteggiare di questi tempi. Il governo peruviano ha aperto il 70% della foresta amazzonica, tra cui anche i territori delle tribù incontattate, alla ricerca di gas e petrolio, rendendo sempre più difficile la sopravvivenza degli Indiani in particolare con il famigerato progetto gas Camisea, situato nel cuore della riserva Nahua-Nanti destinata alle tribù incontattate, e con le concessioni fatte al gigante petrolifero canadese Pacific Rubiales che sta effettuando esplorazioni petrolifere nella terra abitata dal popolo Matsés. Entrambi i progetti porteranno centinaia di lavoratori nelle terre delle tribù, rischiando così di provocare scontri violenti con le comunità locali e di far fuggire gli animali che gli Indiani cacciano per sopravvivere.

Ma i gruppi di Indiani incontattati, oltre a dover far fronte a questa invasione alla ricerca degli ultimi giacimenti di fonti energetiche fossili, devono fare i conti con un’altra minaccia: sono estremamente vulnerabili alle malattie che possono contrarre dopo il contatto con altre comunità. Nell’area degli Ashaninka dove è avvenuto il contatto, infatti, è stato subito inviato un team sanitario del governo per curare il gruppo che aveva contratto l’influenza. Secondo gli esperti, la tragedia di un’epidemia è stata mancata per un soffio, ma il FUNAI non ha le risorse e il personale per rispondere ad altri eventi simili in futuro. “Sono stati curati per un’infezione respiratoria acuta, verso cui non hanno difese immunitarie, e sono stati tenuti in quarantena per diversi giorni prima di poter tornare nella foresta” ha spiegato Survival, che si è detta “estremamente preoccupata” per una possibile epidemia di influenza tra il gruppo. In passato, infatti, l’influenza ha sterminato intere tribù. “Questa notizia non potrebbe essere più allarmante: non solo queste persone hanno confermato di aver subito attacchi violenti da parte di esterni in Perù, ma sembra che abbiano anche già contratto l’influenza” ha dichiarato il direttore generale di Survival, Stephen Corry. “Lo scenario peggiore è che, tornando ai loro villaggi, portino con sé l’influenza. La situazione attuale mette alla prova la capacità del Brasile di proteggere questi gruppi vulnerabili. Se non sarà implementato immediatamente un programma medico appropriato e costante, il risultato potrebbe essere una catastrofe umanitaria”.

“La loro presenza a queste latitudini dimostra che i miei parenti incontattati sono ancora pesantemente minacciati da violenze e da malattie infettive” ha aggiunto Nixiwaka Yawanawá, un Indiano dello stato di Acre. “Sappiamo già cosa succederà se le autorità non interverranno per proteggerli: saranno spazzati via! Gli Indiani incontattati hanno bisogno di tempo e spazio per decidere se e quando entrare in contatto con altri, e la loro scelta deve essere rispettata”. Il dottore che ha curato gli Indiani ha denunciato la possibilità di nuovi contatti nella regione e ha sottolineato l’importanza di formare nuovi team sanitari specializzati nel gestire le situazioni di contatto e post-contatto. “Purtroppo, se non presidieremo la zona rendendo eventuali contatti più sicuri per chiunque arriverà, la storia si ripeterà e saremo corresponsabili dello sterminio di queste personeha dichiarato José Carlos Meirelles, che per decenni ha monitorato per il FUNAI gli Indiani incontattati nella regione. 

Per questo Survival ha chiesto al Governo brasiliano di ripristinare immediatamente tutti i suoi avamposti di osservazione nell’area e destinare più fondi alla sua unità per gli Indiani incontattati e al Governo peruviano di indagare sui resoconti del massacro e proteggere il territorio delle tribù incontattate, forte anche della posizione della Commissione Inter-Americana per i Diritti Umani, il principale organismo per i diritti umani della Regione, che nelle scorse settimane ha chiesto la protezione urgente della terra di tutte le tribù incontattate. “È di vitale importanza che il Brasile e il Perù destinino subito fondi per la piena protezione delle vite e delle terre delle tribù incontattate” ha concluso Corry. “La crescita economica di questi due Paesi sta avvenendo a spese delle vite dei loro cittadini indigeni. Ora, però, la loro nuova ricchezza deve essere utilizzata per proteggere quelle poche tribù incontattate che sono riuscite a sopravvivere al continuo genocidio dei primi popoli d’America”.

Alessandro Graziadei

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