Il modo in cui pensiamo alle Ong è semplicemente sbagliato

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Foto: Vita.it

I problemi sono sotto gli occhi di tutti: l’attacco alle ONG degli ultimi anni e la crescente idea inquinata di nonprofit che ha maturato l’opinione pubblica fa dire a molti: servono ancora le Organizzazioni Non Governative (ONG) o, più in generale, le organizzazioni nonprofit (qui il numero di Vita dedicato al tema)? C’è una forte pressione, nella stampa, nei confronti di chi fa raccolta fondi in cui il soggetto degli spot televisivi sono bambini “che non possono respirare, camminare, tenere la testa dritta, mangiare da soli”, e che per questo lederebbe la dignità dei bambini”. Per non parlare delle ONG che salvano vite in mare e lavorano con i migranti. Per noi questo è un aspetto dirimente e fondamentale e vorremmo che passasse in modo chiaro e inequivocabile: chi raccoglie fondi per le malattie genetiche raccontando in modo vero la malattia, o chi salva le persone in mare è un eroe e va ringraziato; chi raccoglie soldi per salvare o curare le persone non sta “lucrando su una tragedia”, non sta facendo del “voyeurismo emotivo”, ma serve una missione di altissimo valore.

C’è una specie di criminalizzazione delle ONG che ha indirettamente colpito tutto il settore facendo calare un clima di sospetto e di mancanza di fiducia su tutto il nonprofit, con conseguente danno sulla raccolta fondi. Per noi le ONG e tutto il nonprofit risolvono i problemi, commuovono, uniscono, scaldano. E chiunque (partito politico, rappresentante di governo, o semplice cittadino) screditi il lavoro delle ONG e di tutto il nonprofit non fa il bene dell’Italia. Io penso che bisogna andare oltre a tutto questo. Ė ora di ridefinire lo stile con cui il nonprofit e le ONG sono viste dalla società. Ambizioso? Forse sì, ma coraggio! Tiriamo fuori il nostro orgoglio e riprendiamoci la nostra libertà.

Cambiamo (noi) lo storytelling sul Nonprofit

Non sono per una difesa d’ufficio delle ONG o del nonprofit. C’è tanta gente davvero brava che lavora in questo mondo. Senza particolari contributi dello Stato, senza grandi investimenti di capitali, ma con lo straordinario sforzo della volontà di queste persone che vogliono provare a cambiare un po’ di mondo. Eppure, anche nel nonprofit c’è chi sbaglia, non siamo tutti bravi. Il punto però è che se un’azienda profit imbroglia, le altre aziende dello stesso settore non vengono accusate, ma anzi ottengono dei benefici perché con tutta probabilità si prendono la fetta di mercato che occupava quell’azienda.

Con il nonprofit non funziona così, anzi: se un’organizzazione fa un errore, allora TUTTE le altre nonprofit vengono penalizzate. Inoltre la Rete, i luoghi virtuali di oggi, non fanno che amplificare questi luoghi comuni. Spesso l’aggressività governa tra post, stories e commenti infiniti. E tutto questo non fa altro che propagare la frustrazione della gente e l’odio delle giurie popolari. Le ONG e tutto il nonprofit devono iniziare a pensare a un nuovo storytelling, scientifico e rigoroso, e non nazional popolare. Dobbiamo raccontarci in modo diverso e combattere un certo modo di pensare il nonprofit, su cui chi attacca il nonprofit ha gioco facile.
Perché non spieghiamo con forza gli impatti che produciamo nella società? Dobbiamo raccontare il valore sociale ed economico che produciamo per la comunità, non giocare solo sul “senso di colpa” e l’emergenza. Spiegare alle persone che quello che fai e doni per gli altri produce valore (economico e morale) anche per te. Ti fa sentire felice, prima come persona e poi come comunità.
Ancora: perché non spieghiamo con forza che i costi generali sono un bene? Perché continuiamo a “semplificare” sul nostro sito come usiamo i fondi raccolti? “Per ogni euro ricevuto l’85% va per i progetti sul campo e il resto per le spese generali di gestione (una piccolissima parte eh!) e di raccolta fondi”. Quante volte troviamo questa immagine sulle nostre brochure? Troppe! Troppe volte continuiamo a nascondere i costi generali come se fossero un male, presi dalla paura del giudizio della gente. Perchè abbiamo paura di dire che uno stipendio più alto può voler dire molte volte (non sempre, per carità) che ho una persona più brava?Perchè dobbiamo nascondere i costi del marketing, quasi fosse un delitto comunicare e farsi vedere? Perché? Il problema non è solo chi parla male o chi parla bene. Il problema siamo anche noi, che ci limitiamo a reagire.

“Non è vero che sfruttiamo i volontari e la Causa”
“Non è vero che nonprofit vuol dire non pagare”
“Non è vero che siamo i taxi del mare”

Non solo NON Ė VERO, ma dobbiamo anche spiegare, spiegare e rispiegare l’idea di nonprofit. Dobbiamo riposizionare il nostro modo di comunicareRompere lo status quo e trovare comunicazioni “ribelli”, non convenzionali. Sarà difficile perchè l’idea che la gente si è fatta del mondo delle ONG; è semplicemente sbagliata. E in tutto questo, una buona parte della responsabilità è stato causato dai partiti politici e rappresentanti di governo, che non sono scesi in campo con sufficiente chiarezza e forza, contro ogni forma di razzismo e discriminazione sociale (immigrati, donne, omosessuali, ecc.).

Ci vorrà del tempo, ma serve nuovo modo di raccontare il nonprofit. Che non gioca sulla difesa, ma sull’orgoglio delle scelte che facciamo. Nel nonprofit c’è professionalità, ci sono professionisti, e anche bravi. Queste cose vanno dette, e dette nel modo giusto. Viva le ONG, viva il nonprofit!

Valerio Melandri da Vita.it

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