Il boschetto di Rogoredo indica una strada

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Negli ultimi mesi la parola droga sta riconquistando le colonne dei giornali e i titoli delle trasmissioni d’inchiesta in televisione. Emergenza, contrasto, legalizzazione, repressione... tutte parole che a seconda del luogo e della bocca da cui sono pronunciate acquistano valore e messaggi politici spesso trasversali e contrastanti.

Il problema droga è oggi spesso strumentalizzato e utilizzato per scopi che poco hanno a che fare con la vera cura e presa in carico di chi di droga muore, per la droga soffre e con la droga deve ogni giorno fare i conti. La sofferenza e il dolore non possono diventare merce di scambio e di consensi, stare vicino alla sofferenza deve voler dire sporcarsi le mani,impegnarsi, lasciar posto ai silenzi delle azioni concrete. Questo è necessario per affrontare realmente questa battaglia che purtroppo non fa prigionieri…

Mai come in questo ultimo anno le comunità sono piene di giovanissimi che necessitano una presa in carico totale, persi in un mondo in cui non trovano interessi, passioni, relazioni che sappiano raccontare loro cosa vuol dire affrontare la vita senza cercare facili e pericolose scappatoie. C’è bisogno di adulti credibili e coerenti, che sappiano tracciare i giusti confini (e mantenerli) e fare le necessarie proposte alternative che possano appassionarli e coinvolgerli.

Il vuoto esistenziale che spesso li accompagna può essere riempito solo da quell’esserci con, rispettando i loro tempi, ma anche offrendo quella necessaria bellezza che cattura, affascina e inevitabilmente coinvolge e trascina. Quest’anno ne abbiamo avuto la prova tangibile grazie alle iniziative che sono state realizzate all’interno del bosco degli orrori, il boschetto di Rogoredo dove quotidianamente si consuma il dramma di migliaia di giovani.

Il mondo dell’associazionismo ha permesso di far entrare in questo non luogo libri, musica, arte nelle sue differenti forme. I giovani in prima persona sono stati coinvolti nell’organizzazione di questi eventi e il loro entusiasmo ha coinvolto sempre più persone in una strabiliante catena di solidarietà e desiderio di dare una mano. Grazie a questo movimento sociale e civile il bosco e la stazione sono oggi ogni giorno popolati di persone di estrazione sociale più disparata, ma unite da un obiettivo comune: il contrasto alla droga attraverso gesti concreti e impegno in prima persona.

Non è più il tempo di delegare o aspettare, ognuno è chiamato a fare il proprio pezzo, con una responsabilità individuale che passa da gesti concreti, prese di posizione individuali, scelte politiche e sociali che ognuno di noi è quotidianamente chiamato a fare. E allora che fare? Oggi più che mai ci viene richiesto di uscire dal nostro comodo setting e andare sulla strada, ritornare a costruire progettualità di vita assieme ai giovani che si stanno smarrendo.

Non arrendersi e continuare ecco la nostra mission e la vera sfida di cui tutti dobbiamo farci carico.

Simone Feder da Vita.it

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