Il Senegal ha sete

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Immagini: Sigsahel.info

Il Sahel (dall’arabo "riva" o "confine") è una fascia di transizione che separa il deserto del Sahara dalla zona sudanese e si estende per circa 5.500 chilometri in lunghezza e circa 500 in larghezza.  All’interno di questa lingua di terra si trova il Senegal, uno dei cosiddetti stati della CEDEAO (Comunità Economica degli Stati dell'Africa Occidentale), 14 parallelo nord, esattamente incastonato tra deserto e tropici. 

Se da un lato la regione meridionale di Casamance produce la maggior parte della frutta che colora i mercati di Dakar, il nord del paese sta vivendo una crisi idrica che sta mettendo in ginocchio la comunità locale, ancora strettamente legata alla pastorizia.

Secondo un recente studio relativo alla situazione pastorale nel Sahel, la disponibilità idrica è molto preoccupante in quanto nel 2019 si è registrato un ritardo nella stagione delle piogge di oltre due mesi (la durata normale va da giugno a novembre). 

Per compiere tale analisi sono state messe in relazione delle osservazioni satellitari sui punti d'acqua disponibili a marzo 2019 con la media di quelli rilevati per lo stesso periodo ogni anno dal 1998 ad oggi. Essendo l’accessibilità alle acque superficiali preoccupante, ne consegue un immediato stato di sofferenza della popolazione locale, strettamente dipendente dai fragili equilibri meteorologici legati al territorio.

Parallelamente, un secondo studio ha seguito la produzione di biomassa nelle stesse regioni saheliane. Con biomassa si intende la produzione totale di vegetazione espressa in termini di peso secco e questo valore dà un’idea precisa della produzione di risorse foraggifere a disposizione. In poche parole: più la produzione in vegetazione è elevata, più materia secca è prodotta.  I nutrienti necessari per il bestiame (proteine, minerali, energia) si trovano nella parte secca del foraggio e, pertanto, i requisiti di alimentazione del bestiame sono generalmente calcolati in termini di sostanza secca (kg/ettaro). Perché sono importanti questi dati?

Il ritardo nella stagione delle piogge rilevato quest’anno è allarmante poiché si è verificato in aree saheliane dove la popolazione vive principalmente di allevamento. La ricerca evidenzia numerose anomalie nella produzione di biomassa aggiornate a fine stagione delle piogge dell’anno in corso ed espresse in percentuale rispetto alla media 1998-2019: nell’immagine corredata all’articolo, che evidenzia le anomalie nella produzione di biomassa in Senegal al 22 agosto 2019 (dati espressi in % rispetto alla media 1998-2019), si vedono in verde le aree con un surplus di produzione, praticamente inesistenti, in giallo le zone dove la produzione di biomassa è rimasta in prossimità della media e in rosso le aree in calo. L’immagine parla da sola.

Le criticità maggiori sono concentrate nelle regioni settentrionali del Senegal, ovvero Saint Louis, Louga e Matam, dove sono stati registrati i tassi di produzione di foraggio più bassi degli ultimi vent’anni.

Va da sé che la causa principale di questo trend negativo è la scarsità di piogge cadute nei mesi di giugno, luglio e agosto 2019. Inoltre, se a questi dati si aggiungono i cali di produzione di biomassa vegetale già osservati nei precedenti anni 2016, 2017 e 2018, è facile concludere che nel Senegal saheliano le comunità legate alle attività pastorali saranno sempre più vulnerabili e insicure dal punto di vista alimentare.

Lucia Michelini classe 1984, è una professionista bellunese che si occupa di ambiente ed educazione.

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