Guatemala: torna il dittatore Rios Montt?

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La decisione della Corte Costituzionale della Repubblica del Guatemala pare ormai definitiva: il Generale Rios Montt, 77 anni, ex dittatore del paese e riconosciuto come uno dei principali responsabili del genocidio che ha causato oltre 200.000 vittime, dalla scorsa settimana, è ufficialmente iscritto alla candidatura per le elezioni presidenziali del 9 Novembre 2003.

L'ordine è arrivato direttamente dalla Corte Costituzionale che ha disposto l'iscrizione al Tribunale Supremo Elettorale e alla Corte Suprema di Giustizia con l'obbligo di non poter accettare più ricorsi legali sul caso. E' stato così accolto il ricorso presentato dal Fronte Repubblicano Guatemalteco (FRG), il partito di Montt, contro la Corte Suprema di Giustizia che fino all'ultimo ha cercato di bloccare l'iscrizione.

In genere, pensando ad una Corte Costituzionale si è soliti pensare al massimo organo giudiziario che "tutela" lo stato di diritto, ma questo non vale per il Guatemala dove ad una votazione 4 su 7 membri del consiglio della C.C. hanno votato per la candidatura del Generale a violando i principi più elementari della stessa costituzione che nei suoi articoli prevede la non idoneità, da parte di militari ex-golpisti, di partecipare ad elezioni democratiche nel Guatemala.

Juan Tiney, storico leader del movimento indigeno e campesino CONIC, ricorda come uno dei motti delle dittature dei primi anni 80 fosse: "insegnare a leggere e scrivere agli indigeni è come alimentare l'avvoltoio che ci caverà gli occhi!"

La tensione ed il timore che questo terribile personaggio, oggi candidato alle elezioni, possa combinare guai ben peggiori dei disordini della capitale si sente nell'aria e nelle parole della gente.

Feliciana Mendoza, indigena, storicamente legata alla Fondazione Rigoberta Menchù, confessa che il timore maggiore, adesso, è che Montt, così com'è riuscito a corrompere molti settori dello stato compressa parte della Corte Costituzionale, stia già facendo le prime mosse per poter imbrogliare le elezioni ed uscirne vincitore. Timori reali, questi, visto che la Procura di Diritti Umani ha già condannato come alcune municipalità legate all'FRG, nei mesi scorsi, abbiano contattato tipografie locali per la stampa di tessere elettorali mentre la sola ad avere il permesso di fare queste stampe è la Tipografia Nazionale.

Il Tribunale Supremo Elettorale ha poi denunciato oltre 300.00 casi di falsificazione di queste tessere; inoltre, secondo la denuncia di un partito di opposizione, oltre 240 municipi dallo scorso aprile non hanno aggiornato le liste elettorali non cancellando i nomi dei morti.

Sembrano poche, infatti, le possibilità del Generale di vincere le lezioni democraticamente visto che dalla maggioranza della popolazione non è certo amato ed è stato individuato come uno dei maggiori responsabili, se non l'ideatore, dei disordini della capitale dei giorni scorsi.

Eppure il Generale, nome che anche i cartelli pubblicitari con la sua faccia amano ricordare, da buon pastore evangelico e chiaro populista cerca di identificarsi come l'amico dei poveri, delle fasce più popolari contro i ricchi che vogliono difendere le loro fortune. A questa linea pare fedele anche il Ministro degli Esteri, Gutierrez, che in un'assurda dichiarazione alla stampa, per sottolineare la natura popolare dei disordini della capitale nel cosiddetto "giovedì nero", ha paragonato gli incappucciati che hanno portato il caos a Città del Guatemala con gli Zapatisti del Chiapas!

Soam Colop, analista politico del giornale Prensa Libre, uno dei giornali più diffusi nel paese, sottolinea l'evidente differenza, in questa assurda dichiarazione di Gutierrez, che esiste tra gli zapatisti "che i diritti li rivendicano" e l'FRG "che attenta contro il diritto". Un paragone più azzeccato potrebbe essere invece, continua l'analista, tra il Generale Montt e Pinochet!

Ma l'opposizione all'attuale governo continua ad essere divisa e frammentata a destra come a sinistra, in una campagna elettorale che vede più di 20 candidati alle prossime presidenziali.

Rigo Queme, sindaco di Quetzaltenango, è il candidato indigeno e popolare, sicuramente la figura più pulita, onesta e degna di fiducia, è appoggiato anche dalla Fondazione Rigoberta Menchù, ma le sue possibilità economiche sono scarse per organizzare una campagna elettorale dove, altri candidati, sono arrivati a spendere più di 50 milioni di Quetzal (oltre 6 milioni di dollari) in pubblicità.

Eppure mancano più di tre mesi alle elezioni ma circolando in qualsiasi strada di qualsiasi cittadina guatemalteca si troveranno insegne, cartelloni, scritte, manifesti pubblicitari che ritraggono le facce di molti dei candidati alle prossime presidenziali. E chi più ha fondi (o alleanze con ricchi imprenditori) più investe in pubblicità, come una corsa a dipingere la propria faccia o lo stemma del proprio partito su più muri o cartelli sparsi per il paese.

La settimana seguente ai disordini della capitale la Fondazione Rigoberta Menchù, con altre organizzazioni cittadine ed indigene, partiti politici, associazioni e privati cittadini di tutto il paese hanno dato il via al Fronte Civico per la Democrazia, che domenica ha visto scendere in piazza centinaia di persone ed organizzazioni che hanno iniziato a programmare leattività.

Si sono costituite varie commissioni di lavoro che si occuperanno di vigilare lo stato di diritto nel paese con particolare attenzione al processo elettorale, alla raccolta delle denuncie, alla vigilazione sulla campagna elettorale.

Rigoberta Menchù ha anche esposto una denuncia contro i funzionari dell'FRG che organizzando il "giovedì nero" hanno manipolato ed utilizzato il popolo indigeno al fine di provocare i disordini della capitale

Il Governo appare sempre più impresentabile perché, mentre si moltiplicano le denuncie della cittadinanza, ed aumentano le indagini della magistratura su fatti di corruzione di molti appartenenti all'FRG, si moltiplicano anche le denuncie a livello internazionale come quelle presentate dall'Organizzazione delle Nazioni Unite, dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro, dalla Commissione Interamericana dei Diritti umani e dalla Società Interamericana della Stampa per altrettanti casi di corruzione.

In più alle "turbolenze" politiche si aggiungono le difficoltà economiche e questo governo non ha certo dimostrato un forte impegno volto a migliorare i conti del paese, il debito estero cresce esponenzialmente e ieri, con nuovi prestiti del Fondo Monetario, è arrivato a quota 800 milioni di dollari.

A fronte di una forte crisi del sottore del caffè il governo ha redatto, con le parti sociali, un Piano di emergenza per aiutare i contadini ma ancora, oltre le promesse di gennaio, non ha fatto proprio niente.

In più il capitolo del Trattato di Libero Commercio con gli USA, le trattative di rinegoziazione sono terminate ma senza un vero accordo sui temi che più interessavano al paese come tessili ed agricoltura, settori dove gli USA continuano a stanziare milioni di dollari di sovvenzioni a danno degli artigiani e dei contadini del Sud che oltre a non poter accedere a quei mercati non possono nemmeno ricevere sovvenzioni dal proprio governo.

La povertà è una triste realtà che coinvolge il 60% della popolazione guatemalteca in una situazione di disuguaglianze pari solo al Brasile, "una delle aree a maggior ineguaglianze nel mondo" così è definita anche dall'ultimo rapporto di Sviluppo umano redatto dall'UNDP.

Ma non mancano anche speranza e voglia di cambiamento nel popolo guatemalteco che ha, nelle sue figure più illustri, come Rosalina Tuyuc, presidentessa di Conavigua, un'importante risorsa per un futuro di pace e di lotta all'impunità.

di Alessio Ciacci (Manitese)

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