Gore Vidal: "La guerra a puntate, nuova dottrina politica dell'Impero"

Stampa

dal Corriere della Sera - 24 marzo 2003

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
NEW YORK - Nel suo ultimo libro, Le Menzogne dell'Impero e altre tristi verità (Fazi), Gore Vidal, uno dei massimi uomini di lettere americani, accusa la "junta" (alla sudamericana) Cheney-Bush di aver saputo in anticipo dell'attentato dell'11 settembre ma di aver "chiuso gli occhi" per potere avere poi la giustificazione per scatenare la guerra globale al terrorismo. "Una scusa - scrive Vidal, 77 anni - per impossessarsi delle riserve di petrolio irachene e mediorientali, dopo aver spianato la strada agli oleodotti che gli Usa costruiranno in Afghanistan".

Una guerra per il petrolio?
"E' ovvio che il vero scopo di questa guerra è ottenere il controllo dei pozzi di oro nero iracheni: i più ricchi al mondo, dopo quelli dell'Arabia Saudita. Ma almeno la metà degli americani ha capito l'antifona e milioni di persone scendono in piazza a protestare".

Crede davvero che metà del Paese la pensa come lei?
"Certo, anche se queste dimostrazioni sono spesso ignorate dalle corporation americane. Proprietarie dei nostri media e insieme dei consorzi petroliferi che l'amministrazione Bush ha una gran fretta di far sbarcare in Iraq e dintorni, visto che secondo le stime governative il mondo sarà a corto di petrolio entro il 2020".

Ma secondo i sondaggi il sostegno alla guerra e a Bush stanno aumentando.
"Un aumento insignificante. Purtroppo i media non fanno altro che disseminare fedelmente la propaganda dell'amministrazione, la cui versione dei fatti è l'unica campana che la maggior parte degli americani potrà mai ascoltare. Ma grazie a Internet, al giornalismo europeo e ad altre fonti, verità scomode come quelle di cui scrivo sono sempre più accessibili. In un recente sondaggio il 48% degli americani ha detto che, se le elezioni si tenessero oggi, voterebbe per qualsiasi candidato democratico al posto di Bush. La notizia è apparsa a pagina 24 del Los Angeles Times mentre il New York Times , portavoce della corporate America , l'ha soppressa".

Come giudica la copertura delle tv?
"E' patriottica e di parte. L'amministrazione ha letteralmente cooptato i giornalisti, incastonandoli e mimetizzandoli nelle varie unità militari da dove vedono ben poco e riportano ancora meno".

Secondo alcuni la guerra può essere comunque giustificata se alla fine libererà un popolo oppresso da anni di crudele e sanguinaria dittatura.
"Al governo americano non importa nulla del popolo iracheno e ancora meno della sua libertà e benessere. La prima Guerra del Golfo ha causato la morte per fame e malattia di mezzo milione di bambini iracheni. All'impero globale interessa solo il dominio dell'energia mondiale ed è ciò che sta ottenendo".

Adesso che il tabù della "guerra preventiva" è stato rotto, quale sarà il prossimo Paese a essere attaccato?
"Nel corso dell'ultima campagna elettorale in Israele, il premier Sharon ha detto che sarà l'Iran. L'unica cosa certa è che la guerra semi-permanente e "a puntate" adesso fa parte della dottrina politica degli Stati Uniti".

Secondo alcuni esponenti dell'amministrazione Bush una rapida conclusione del conflitto e un numero limitato di vittime civili potrebbero contenere il dilagante anti-americanismo.
"Non sono un profeta. La mia preoccupazione principale è mantenere le libertà civili sancite dalla Costituzione Usa ma disintegrate dall'amministrazione Bush col Patriot Act varato dal Congresso 45 giorni dopo l'11 settembre. Il suo artefice, John Ashcroft, ha già pronto il raddoppio, "il Patriot Act numero 2", che revocherà la cittadinanza americana e deporterà qualsiasi persona nata in America in odore di terrorismo. Vorrei poter dire che il mio cuore piange per ogni iracheno e americano danneggiato da questa avventura ma non è così: non sono un sentimentale per principio. Però tremo per il mio Paese, e per questo mi batto contro chi vuol revocare il nostro diritto "alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità" fissato da Thomas Jefferson nella Dichiarazione di Indipendenza".
Alessandra Farkas

Fonte: www.studenti.it

Ultime notizie

Terra di confine

16 Settembre 2019
Prosegue il mio viaggio nel "cratere" del Centro Italia. (Matthias Canapini)

Leah, la Greta d’Africa che sciopera da otto mesi in Uganda

15 Settembre 2019
C’è una ragazzina combattiva e determinata come Greta anche in Africa. Si chiama Namugerwa Leah, ha 15 anni e vive in Uganda. (Jacopo Storni)

Europa e Tunisia: un rapporto di buon vicinato?

14 Settembre 2019
Da tempo si discute di un accordo di libero scambio tra la UE e il Paese africano. Ma tra il dire e il fare c’è anche di mezzo l’olio… (Ferruccio Bellicini

Flat tax, disuguaglianze e le tasse dei futuri governi

13 Settembre 2019
Il cambiamento sociale dipende dalla distribuzione della ricchezza: le tasse vanno diminuite ai lavoratori e aumentate ai più ricchi.  Un pezzo di Salvatore Morelli, economista e membro d...

Analisi di un “disastro ambientale”

13 Settembre 2019
Quando si parla di “disastro ambientale” ci si riferisce spesso ad una calamità naturale. Tuttavia questo termine, se usato impropriamente, può generare confusione. (Lucia Michelini)