Gli ultimi saranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili

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Servono, maltrattati in questo modo anche dall’informazione che dovrebbe accostarsi a loro diversamente, nei cambi stagione per riempire i buchi di cronaca. Sono i tristi protagonisti di classifiche post invernali o pre grandi eventi. Sto parlando di coloro i quali non hanno fissa dimora e su cui gli epiteti si sprecano. “Senzatetto”, “vagabondi”, “invisibili”; ma anche vezzosamente e in un francese molto snob e falsamente romantico “clochard”, oppure “ultimi” e comunemente “barboni”. Negli Stati Uniti sono detti “homeless” e ormai sono considerati una sottocategoria umana dalla quale è bene discostarsi il più possibile. In realtà stiamo parlando di persone in difficoltà, donne, bambini, uomini che vivono a migliaia in Italia e a milioni su tutto il pianeta per la strada, ai margini di tutto.

Ma queste persone hanno una storia, un nome e un cognome, una vita, insomma, con dei diritti e dei sogni. Spesso sono alla ricerca della dignità perduta o cercano, a volte disperatamente, un qualsiasi modo per mantenerla la dignità. Ai membri della società dei “giusti”, “degli inseriti” danno fastidio - sia all’olfatto che alla vista e forse, ma forse, anche all’anima che, maledetta, insiste coi suoi sensi di colpa. E allora via, lontano. Occhio non vede, coscienza (sporca) non duole.

L’ultimo fatto assurto agli onori della cronaca arriva dal Municipio Bassa Val Bisagno di Genova, dove si è deciso di installare sulle panchine di un parco pubblico barriere anti sdraiamento in modo da non permettere ai numerosi senzatetto gravitanti nella zona di dare fastidio con la loro presenza. Alle polemiche susseguite a tale decisione si è deciso di rispondere con un fine tecnicismo, di quelli che solo l’azzeccagarbuglica pseudopolitica italiana è capace di sfornare “la scelta è stata fatta per tutelare i senzatetto in quanto le panchine si trovano dislocate in un luogo a rischio esondazione e pertanto si è pensato bene di non rischiare la loro incolumità in caso di pericolo provocato dall’acqua”. Ma chi ci crede?! Siamo seri.

Nel frattempo a Milano, pure qui tempi elefantiaci, prende piede quel progetto, facente capo a Grandi Stazioni e cinque anni fa salutato con un plauso dalla ex Sindaca Moratti, che prevede l’applicazione di inferriate all’ingresso della Stazione Centrale del capoluogo lombardo per allontanare i barboni. La cancellata però, per bocca del Sindaco Pisapia, è riuscita solo nello scopo di dividere in due la città tra favorevoli e contrari. Per Majorino, assessore comunale al Welfare  ”non convince il metodo, ed è una scelta risalente ad anni fa che appare improvvisata. Sarebbe molto più utile se Grandi stazioni e Ferrovie dello Stato fossero altrettanto solerti nel mettere a disposizione alcuni locali dietro la Stazione per fare accoglienza e risolvere il problema con una positiva azione sociale". Contrario si è dichiarato anche il Presidente di Progetto Arca Alberto Sinigallia, associazione tra le più attive a sostenere il Comune nell’aiuto ai senzatetto “le cancellate sono il modo sbagliato di affrontare la questione: l’unico risultato sarà quello di veder migrare i bivacchi di disperati in altri luoghi.” Insomma, come dicevamo, lontano dagli occhi lontano dal cuore, certo, ma soprattutto lontanissimo dalla soluzione del problema.

Ma quante persone senza una casa dove stare ci sono in Italia? Basandosi sul secondo censimento fatto nel 2014 riguardante coloro i quali nel periodo di riferimento (mesi di novembre e dicembre) hanno usufruito almeno una volta di un servizio di mensa o accoglienza notturna in uno dei 158 comuni italiani che da nord a sud hanno aderito all’indagine, si tratterebbe di circa 50.200 individui. Sempre da questa particolare, e quantitativamente complessa, indagine realizzata a partire dal 2012 grazie a un accordo tra Istat, Ministero del welfare, fio.PSD (Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora) e Caritas, è emerso che le cause principali per le quali i cittadini finiscono per strada sono la perdita dell’impiego e il divorzio; la quota più alta di senzatetto risiede ancora nelle regioni del Nord-ovest (38%) ma, purtroppo, aumenta anche quella di chi vive al Sud (dall’8,7% all’11,1% del 2011).

Per quanto riguarda la situazione nelle città, Milano e Roma sono quelle che ne contano di più: rispettivamente il 23,7% e il 15,2%, con Palermo (il 5,7%) sul terzo gradino di questo triste podio. Rispetto alla rilevazione 2012, nel 2014 risulta confermato il profilo tipo di questi senza casa: sono per la maggior parte uomini (85,7%), immigrati (58,2%), con un basso titolo di studio (solo 1/3 raggiunge almeno il diploma di scuola media superiore) e con meno di 54 anni (75,8%).

Un fenomeno in continua crescita che le istituzioni e i cittadini faticano a comprendere e ancor di più ad accettare e gestire.  E se da un lato, come magistralmente spiegato da Elisabetta Grande, Professoressa Ordinaria di diritto comparato all’Università del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro, nella grandi città d’Italia sono in corso scimmiottature delle politiche aggressive contro i poveri e i senza tetto, adottate negli Stati Uniti nel corso degli anni ’80 e ‘90 per fare degli homeless dei veri e propri “nemici sociali” da emarginare il più possibile senza che gravino sulle casse pubbliche, dall’altro, da Trento a Palermo, esistono donne e uomini che in varie associazioni lavorano quotidianamente perché la dignità non sia un cavillo ma un diritto proprio di ogni abitante di questo piccolo e incasinato posto chiamato mondo.

Fabio Pizzi

Laureato in Studi Storici e Filologico Letterari all’Università di Trento, scrive fin da piccolo per passione e, da qualche anno, anche per lavoro. Per questo si ritiene parecchio fortunato. Appassionato di storia e politica è attivo nell’associazionismo fin da giovanissimo soprattutto nelle associazioni locali e nelle Acli Trentine.  Ama il cinema, l’arte e la tecnologia, la satira, la musica, il bosco e il mare. Su tutto, sua moglie, la famiglia e i suoi veri amici. Dice e scrive quello che pensa, filtrandolo il meno possibile e prendendo spesso posizione. Questo gli ha portato in dote parecchie polemiche, qualche complimento e il rispetto di se stesso.  

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