Gli slogan del “capitano”

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Foto: Eunews.it

Come accade per ogni evento molto significativo e molto impattante sulla collettività, anche sul caso della nave Diciotti si è scritto di tutto e di più. In questo tempo in cui ognuno di noi è diventato esperto più degli altri in qualsiasi cosa, non solo pretende di capire subito e completamente i fatti, ma pure si sente investito dalla necessità di esternare la propria opinione. Siamo nell’epoca dell’opinione. Della percezione. Della narrazione, per usare un termine di moda. 

Chi riesce a occupare la sfera della narrazione – si potrebbe dire tranquillamente “della propaganda” – detta l’agenda politica, fa il pieno nelle urne e vola nei sondaggi. Nessuno può negare che Salvini sia al centro dell’attenzione. La sua presenza mediatica si moltiplica fino al parossismo, agevolata dalla sua capacità comunicativa e involontariamente anche dai suoi detrattori. Ma prima di Salvini politico vince il messaggio Salvini. La verità incontestabile del leader leghista, ripetuta allo spasimo, è sempre quella, almeno in materia di immigrazione. “È in corso un’invasione, dobbiamo difenderci e sigillare i confini. I migranti sono un problema, anzi un’emergenza. Sono solo un costo, sono troppi, sono pericolosi. Prima gli italiani”. E una buona parte degli italiani gli credono. 

La conseguenza di questa “verità” è semplice: “dobbiamo fare di tutto per fermarli”. La nave Diciotti, aver tenuto bloccate (arrestate, sequestrate?) 150 persone per svariati giorni di fronte al porto di Catania è solamente un caso emblematico, ricercato dal governo italiano in carica, un semplice tassello di una strategia più ampia, approvata da sempre più cittadini. “Dobbiamo fermarli”. Siamo disposti a compiere qualsiasi atto, al limite o oltre la legge, non dico oltre il senso di umanità ormai ampiamente perso, per difendere il Paese. Ci viene raccontato che la situazione è drammatica, che qualcuno vuole “sostituire” gli italiani con gli immigrati, peggio ancora con gli africani. E se il pericolo è così incombente, anzi attuale e dilagante, il politico, il ministro, è chiamato ad agire di conseguenza. Fino a quale punto? Probabilmente fino alla “soluzione finale della questione migratoria”. Con l’applauso, l’ovazione del “popolo”. 

Sembra impossibile contestare questa visione. Per la maggior parte dei tedeschi negli anni ’30 la presenza degli ebrei era la maggiore emergenza nazionale. Durante la guerra, quando la situazione stava precipitando e gli ebrei erano sterminati, la colpa era ancora loro. Non si possono non fare certi paragoni storici. Perché veramente la tecnica della propaganda è identica. L’emergenza viene inventata dove non esiste. I casi vengono gonfiati o, al limite, orchestrati a tavolino. Mentre la nave Diciotti era bloccata, circa 300 migranti sbarcavano sulle coste ioniche: i riflettori non erano accesi su di loro, quindi tutto andava bene. Si capisce allora quanto sia la comunicazione, ossia la propaganda, a creare la realtà. 

Non ci si può fidare se non del leader, della guida indiscussa, del “capitano”. Dietro le altre fonti c’è sempre il complotto. Lasciando stare l’Unione Europea, vista dai poveri italiani creduloni e stolti come il nemico per eccellenza, anche l’Organizzazione internazionale delle migrazioni, Agenzia delle Nazioni unite, sicuramente guidata da qualche cosmopolita lobbysta che pensa solo a sostituire la razza bianca del lombardo-veneto,  è già in partenza scartata dai fedelissimi. Eppure i dati sarebbero chiari. Tra il 1 gennaio 2018 e il 26 agosto 2018 sono arrivati in Europa via mare 67122 migranti così ripartiti: 27994 (con 331 morti) sulla rotta del Mediterraneo occidentale (Spagna); 18662 (con 106 morti) sulla rotta del Mediterraneo orientale (Grecia e Cipro); 20466 (con 1130 morti) nel Mediterraneo centrale (Italia e Malta). Viene da chiedersi il perché su quest’ultima rotta siano morti il 5,5% dei migranti arrivati, 5 volte di più rispetto a quelli della rotta spagnola, quasi 10 rispetto a quella del mediterraneo orientale. Nel 2017 la percentuale dei morti rispetto agli arrivi in Italia era del 2,2%. Ma non le vediamo queste vittime, quindi non esistono. Così come non esistono quelli rinchiusi nei lager libici. Ancor meno quelli che muoiono nel deserto. E questo, ovviamente, è propagandato come lotta all’immigrazione clandestina o addirittura contro la tratta degli esseri umani. 

Nessun ragionamento vale però in un Paese come l’Italia in cui, secondo l’indagine demoscopica dell’Istituto Cattaneo, la gente crede che gli stranieri extracomunitari siano il 25% della popolazione (in realtà, se esiste una realtà, sono il 7%) e gli elettori propensi a votare a destra credono addirittura che siano quasi un terzo, 20 milioni di persone! 

Inutile ripetere, scrivere, cercare di comprendere meglio come va davvero il mondo. Forse non si arriva neppure alla fine di questo articolo. Niente, nella nuova era della propaganda contano solo gli slogan del “capitano”. Che come si sa non è Massimo Kothmeir il capitano di fregata della Diciotti, reo di aver salvato quei 177. E non è neppure Umberto Diciotti, Generale di Porto durante la Seconda Guerra Mondiale, che salvò Tripoli dalla minaccia di una nave in fiamme, carica di munizioni ed esplosivi.

Articolo parzialmente pubblicato sul “Trentino” 

Piergiorgio Cattani

Nato a Trento il 24 maggio 1976, dove risiede tuttora. Laureato in Lettere Moderne (1999) e poi in Filosofia e linguaggi della modernità (2005) presso l’Università degli studi di Trento, lavora come giornalista e libero professionista. Scrive su quotidiani e riviste locali e nazionali. Fa parte della Fondazione Fontana Onlus dal 2010. Dal 2013 è direttore del portale Unimondo. È attivo nel mondo del volontariato e della cultura come presidente dell’ “Associazione Oscar Romero”. Ha scritto numerosi saggi su tematiche filosofiche, religiose, etiche e politiche ed è autore di libri inerenti ai suoi campi di interesse. 

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