“Gender” e diritti nel vocabolario della diversità

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Che differenza c’è tra la parola transgender e transessuale? Siamo sicuri di sapere di cosa stiamo parlando? E poi, con quale genere rivolgersi a una persona che non si riconsoce nel proprio corpo? Cominciamo da qui, da queste e da tante altre domande. Perché per capire meglio le cose è necessario interrogare, prima di tutto a se stessi e il proprio modo di relazionarsi con chi porta con sé modi di stare al mondo diversi dai nostri. Cioè chiunque no? Sì, certo, ma in certi casi più che in altri, soprattutto quando la politica ci mette del suo, e usa in maniera strumentale le difficoltà di alcuni per farne bandiere di partito, battaglie sui diritti e comizi da quattro soldi per raccogliere voti sulle vite degli altri.

C’è però chi, per fortuna, non si lascia abbindolare da facili risposte e ha bisogno, voglia e coraggio di andare a fondo. Allora, poiché Unimondo si riconosce orgogliosamente tra questi, appoggiamo e sosteniamo dandole spazio sulle nostre pagine la ricerca avviata dall’Ospedale Careggi di Firenze, supportato da illustri collaborazioni, per raccogliere maggiori informazioni sull’accesso alla salute dei trans… ops, ma come li dobbiamo chiamare? Facciamo un passo indietro, e ricominciamo dalle parole.

Genere: si riferisce alle caratteristiche che, definite socialmente, distinguono il maschile dal femminile, ovvero norme, ruoli e relazioni tra individui definiti come maschi e femmine. Niente a che fare quindi con il sesso, che definisce le caratteristiche sessuali con cui una persona nasce, per esempio i cromosomi o i genitali maschili, femminili o raramente né maschili né femminili (intersessuali). E l’identità di genere allora? E’ l’esperienza soggettiva, intima e profonda del percepire se stessi come appartenenti a un genere e non a un altro, quello che potremmo definire con “il senso di sé”. Esistono diverse identità di genere che non rientrano necessariamente nel cosiddetto binarismo di genere, ovvero quello dell’uomo/donna. Qualsiasi identità di genere è da considerarsi come una sana identificazione di sé. L’identità di genere non determina e non deve essere confusa con l’orientamento sessuale e affettivo/sentimentale. Per voler essere più dettagliati, cisgender è il termine utilizzato per definire le persone la cui identità di genere è allineata con il sesso assegnato alla nascita; transgender è il termine generico usato per descrivere persone la cui identità di genere non è allineata al sesso assegnato alla nascita. Tra queste, alcune possono sperimentate la disforia di genere, ovvero una prolungata e persistente sofferenza dovuta all’incongruenza e al sentimento di disallineamento appunto tra identità di genere e sesso assegnato: spesso è necessario un percorso di transizione che accompagni queste persone in un cammino di affermazione di genere, attraverso passaggi che non sono consequenziali né uguali per tutti/e e che possono essere coming out, supporto psicologico, cambio anagrafico del nome sui documenti, terapie ormonali e/o chirurgiche (in quest’ultimo caso si potrebbe sentir ancora parlare, anche se il termine è ora meno utilizzato, di transessuali). Ci manca ancora una parola importante da identificare? Sì, la transfobia. Vocabolo magari poco utilizzato, ma molto diffuso negli atteggiamenti e nei discorsi più ignoranti. Si tratta della repulsione, dell’odio, della discriminazione, delle aggressioni fisiche o verbali nei confronti di individui di genere non conforme, o il cui genere non è chiaramente definibile.

Perché l’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi (Firenze), insieme a SOD Andrologia, Endocrinologia femminile e Incongruenza di GenereUniversità degli Studi di Firenze, in collaborazione con le unità operative Centro di Riferimento per la Medicina di Genere (Istituto Superiore di Sanità)Fondazione The Bridge e Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere (ONIG), ha scelto di occuparsi di questo tema? Forse non ce ne rendiamo conto ma la discriminazione e la ritrosia alla considerazione sociale della pluralità delle identità, oltre a incidere profondamente sulla qualità delle comunità in cui viviamo che tendono a farsi sempre più chiuse, escludenti e giudicanti, hanno anche pesanti conseguenze sull’accesso ai servizi sanitari e psicologici per le persone interessate. Anche per ragioni molto semplici: non sappiamo quante siano. Come possono allora essere accompagnate nella loro transizione, che come tutti i percorsi che hanno a che vedere con la definizione delle nostre identità sono impegnativi e faticosi? Ecco perché per poter fare una stima della popolazione transgender adulta in Italia (SPoT) i promotori dello studio, coordinato dalla dottoressa Alessandra D. Fisher, chiedono l’aiuto di tutti noi. Ed è davvero alla portata di tutti dare un piccolo contributo: non richiede donazioni ed è quindi possibile per ciascuno contribuire in tempi rapidissimi (massimo 3 minuti) e in forma totalmente anonima, attraverso un veloce ma importante questionario che probabilmente per la maggior parte dei partecipanti si risolverà in meno di un minuto, ma sarà un fondamentale aiuto per raccogliere dati su un campione di studio di circa 8000 soggetti. Un progetto a carattere osservazionale, il cui obiettivo è quello di definire la prevalenza e i bisogni sanitari della popolazione transgender adulta residente in Italia, dato ad oggi non disponibile ma necessario per un’equa ed appropriata assistenza sanitaria. Un dato che noi tutti possiamo contribuire a delineare, perché i diritti di ognuno siano diritti di tutti e tutte.

Anna Molinari

Giornalista pubblicista, laureata in Bioetica presso la Facoltà di Scienze Filosofiche di Bologna, ha frequentato a Roma la scuola di Scienze politiche internazionali, cooperazione e sviluppo di Focsiv e ha lavorato presso il Ministero dell’Interno - Commissione per il Riconoscimento della Protezione Internazionale e il Consiglio Italiano per i Rifugiati. Dal 2011 cura per Fondazione Fontana Onlus e in provincia di Trento laboratori formativi e percorsi di sensibilizzazione rivolti a scuole e cittadinanza su temi a carattere sociale. Collabora regolarmente con realtà che si occupano in particolare di divulgazione ambientale, aree protette e sviluppo sostenibile.

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