Energia: il tempo perso e il pericolo centrali termoelettriche

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Il settore energetico, al pari di altre categorie merceologiche strategiche, conteso dai poteri forti e spesso occulti del mercato globale, è divenuto emblematico, di un sopruso antidemocratico perpetrato giorno dopo giorno, in ogni angolo della terra. Un nuovo sistema di governo si è imposto, finalizzato all'ampliamento del potere e ricchezza di poche multinazionali e istituzioni finanziarie, attraverso l'erosione della partecipazione, dell'autodeterminazione, dell'impegno civile e politico locale.

Un quadro plumbeo, una tabula rasa del pensiero omologalizzante nel deserto della politica del secolo finito, dove le scelte e le decisioni vengono calate dall'alto verso utenti ignari o disillusi da anni di tirannia, propagandata come crescita del benessere individuale. Identificando questa solo con l'aumento della produzione dei beni materiali e dei consumi (Pil), tralasciando in-coscientemente un crescente indebitamento nei confronti di una madre terra sempre più disastrata, demandando alle future generazioni il compito di saldare un pesante debito, accumulatosi in decenni di miope abuso di risorse non rinnovabili.
Continuare con gli stessi trend di crescita, senza tener conto delle "esigenze" ecologiche, vuol dire continuare ad accentuare i problemi di input e di output: distruzione di risorse, inquinamento e rifiuti, provocando ed incentivando nel contempo diseconomie, costi inutili, attività illecite e criminali, quali il commercio di armamenti, di droga, di discariche abusive, di povertà e guerre.

I paesi arabi e asiatici ne sono una testimonianza odierna più che evidente e vergognosa per la nostra civiltà occidentale. Moltitudini di genti morte ammazzate in nome del controllo dei combustibili fossili, sbraitando l'onore della patria, della bandiera, dell'orgoglio e addirittura di un dio fatto a loro immagine e somiglianza(!).
Naturalmente a tutto vantaggio dei soliti signori e padroni della guerra, seduti in poltrona a studiare strategie militari, terroristiche ma soprattutto di quotazioni in borsa, incuranti delle tensioni sociali che hanno via via cresciuto le disuguaglianze di diritti fondamentali, sia a scala mondiale che all'interno delle nazioni.

Il terrorismo si vince lottando per la democrazia, favorendo la crescita della società civile e non ignorando la sua voce. Riconoscendo tutte le minacce globali (ambientali, sociali, alimentari,economiche) che incombono sull'umanità e non sottovalutandone la portata o, peggio, celarle dietro i troppi segreti (!) di stato, perché lo stato siamo noi tutti.

Da un decennio a questa parte c'è chi ha osato ribellarsi ad una logica perversa di autodistruzione etica e morale, ha cominciato a gridare nelle piazze di tutto il mondo, fino a che altri, incoraggiati dall'Utopia di un mondo migliore, si sono uniti in un boato tale da non poter essere coperto dalle sirene di regime, tale da spingere i grandi capi a dissotterrare i manganelli di cattiva memoria; una protesta fatta da mille rivoli, sgorganti dalle battaglie contro le biotecnologie, il businnes dei rifiuti, le deforestazioni, attraverso i boicottaggi mirati di merci, il consumo critico, il commercio equo e solidale, le campagne sulla cancellazione del debito del Sud del mondo, convergenti nell'oceano dello Sviluppo Sostenibile.

Le esorbitanti richieste di costruzione di nuove centrali termoelettriche, sparse su tutto il territorio nazionale, in assenza di qualsiasi piano energetico, "proposte" appunto nell'ottica di un "libero" mercato gestito in modo oligopolistico, grondanti danni per l'ecosistema, la salute, il territorio, ha fatto scattare la molla del dissenso popolare, allargando il fronte di un ritrovato coraggio di lottare per l'ambiente e per i diritti delle generazioni future.
Non si tratta di egoismi campanilistici o di utopie ambientaliste. Comitati spontanei, superando le oramai decrepite divergenze politiche, hanno iniziato e continuano una battaglia impari; al fine di riappropriarsi della dignità per troppo tempo repressa, di una umanità che rispetti la terra, ne condivida i beni,nel rispetto delle differenze caratterizzanti. Snobbati dai media al soldo dei potentati, oltre che, sempre più spesso, dalle istituzioni locali, nazionali e sovranazionali, che dovrebbero con lungimiranza perseguire interessi condivisi, si coordinano per una strategia comune, per contrastare con idee e azioni forti a sostegno dell'assunto che le tematiche energetiche (e i problemi ambientali ad esse connessi) possono essere affrontati solo in maniera complessiva, globale. Esistono problemi che non sottostanno a decrepite logiche individualistiche di assurdi confini politici ed amministrativi, regionali e statali, ma cheriguardano indistintamente tutti, senza sorta di privilegio di casta, occidentale o meno: è il problema dell'effetto serra e del conseguente aumento della temperatura del pianeta.

Appare evidente ad una disamina poco più che attenta e vigile, che lo sfruttamento di combustibili fossili quali petrolio, gas, carbone, o dell'energia nucleare, con i connessi problemi di gestione e smaltimento delle scorie, alterano in modo irreversibile il ciclo degli ecosistemi atmosferici e terrestri.
Non di egoismi, si tratta, dicevo, ma di un modo di ripensare l'appartenenza ad una comunità ecologica, di cui fanno parte tutti gli esseri viventi in modo interconnesso, libero dai condizionamenti di processi neoliberisti; capace di sostenere l'ineluttabilità di alternative politiche, economiche e sociali.
E' il caso di un uso razionale dell'energia, dell'unica pulita, quella solare, nelle sue varie forme, dal solare termico al fotovoltaico, dal vento alle biomasse, dalla miniidraulica alla coibentazione delle abitazioni ed alla cogenerazione; energia rinnovabile, efficiente, economica e sostenibile; uno dei pochi strumenti per evitare le disastrose conseguenze prospettate dal vertiginoso aumento dei consumi energetici mondiali, determinati anche e soprattutto dagli elevati tassi di crescita industriale caratterizzanti molti paesi in via di sviluppo.
Questi ultimi infatti, guardano al modello occidentale come a qualcosa che possa sollevarli dai problemi economici che li attanagliano, ma in verità sono costretti a rincorrere una mera crescita economica attraverso una sempre maggior produzione rivolta ai paesi ricchi; del resto non si possono concedere il lusso di porre una pur necessaria attenzione riguardo lo sfruttamento delle fonti prime, incalzati dallo strisciante colonialismo dei paesi "sviluppati", ed in coscienza non si può impedire loro di seguire le nostre stesse tracce, se non cambiando drasticamente rotta noi stessi.

La poverta', il giogo despotico dell'ignoranza, uniti al rischio climatico sono i principali ostacoli da rimuovere per poter almeno sognare di raggiungere l'obiettivo nobile di un mondo diverso e migliore. La condizione di indicibile miseria in cui vivono miliardi di uomini e donne e' un fatto inaccettabile per ogni persona di coscienza, ed e' anche lo scenario che, volutamente mantenuto aizzato a colpi di cannone, porta inevitabilmente verso fenomeni terribili come il terrorismo e la contrapposizione tra civilta' e culture. I mutamenti climatici rappresentano una minaccia che nel giro di un secolo potrebbe rendere letteralmente invivibili molte regioni della terra.
Un legame inscindibile vincola i mutamenti climatici al sottosviluppo. L'aumento dell'effetto serra - crescita della temperatura, innalzamento del livello dei mari, progressivo scioglimento dei ghiacciai, avanzata dei deserti e delle zone aride - rende infatti i poveri sempre piu' poveri, mentre nel contempo il sottosviluppo amplifica ed aggrava molti problemi ambientali che a loro volta influiscono sul clima.
Il termine coniato per descrivere questo intricato scenario di interessi concomitanti ignobili, mutamenti climatici e poverta' è "GLOBALIZZAZIONE".
E' una sfida che si deve e si può vincere, a patto che la gente comune,riprenda il filo dell'autogoverno, nel senso di essere protagonisti dei processi decisionali, coerenti con le scelte che l'Umanità intera dovrà compiere, lavorando tenacemente per ridurre l'ingiustizia economica e sociale planetaria, non accrescendola.
Nella convinzione che la costruzione di un futuro comune sulla terra inizi anche da un impegno concreto e verificabile sul proprio territorio. E' l'unico modo per preservare insieme la qualità della vita nostra e delle future generazioni sulla terra.

di Davide Ferrari

Fonte: Other X

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