Elezioni in Israele: testa a testa Netanyahu e Herzog

Stampa

Foto: Ansa.it

Domani 17 marzo, si terranno le elezioni legislative in Israele. Nelle ultime settimane il premier uscente Benjamin Netanyahu, che fino a poco fa era dato ampiamente favorito, ha perso molti consensi e ora rischia di uscire sconfitto dalla competizione. Se accadesse, il Partito Laburista potrebbe tornare alla guida del governo dopo quasi quindici anni.

Queste elezioni sono particolarmente delicate per il particolare contesto storico in cui sono maturate. Si tratta, infatti, di un momento in cui il ruolo di Israele nella regione è minacciato dall’Isis, l’Iran, la Siria, lo Yemen, oltre che dal ruolo ambiguo giocato da Arabia Saudita e Qatar. Negli ultimi sei anni in Medio Oriente si sono susseguite crisi, guerre e iniziative di pace senza che esistesse un’organizzazione internazionale o delle potenze esterne capaci di esercitare una reale influenza sugli eventi. Israele si trova così ad essere l’unico Paese democratico in una regione dove sono presenti molteplici focolai fuori controllo.

Di fronte a questo scenario, i partiti storici sono apparsi deboli e frammentati. La coalizione guidata dal premier Netanyahu si è frantumata alla fine del 2014. Le principali cause del contendere: il budget e la controversa proposta di riconoscere uno Stato Ebraico. A inizio dicembre il Likud, partito di centro-destra del premier Netanyahu, ha annunciato di esser pronto a dissolvere la Knesset. Lo stesso giorno il premier licenziava Tzipi Livni e Yair Lapid, rispettivamente ministro della giustizia e ministro delle finanze; e il giorno successivo, la Knesset approvava la propria dissoluzione e convocava elezioni anticipate per il 17 di marzo.

Secondo molti osservatori, dopo aver disintegrato la sua stessa coalizione per motivi strategici, Netanyahu  rischia ora di perdere le elezioni. I sondaggi della tv del Parlamento, Arutz Knesset, indicano che il premier uscente sarebbe indietro rispetto alla coalizione di centro-sinistra chiamata “Unione Sionista” che comprende il partito di Tzipi Livni, Hatnuah (“il movimento”), e quello di Yitzhak Herzog, il Partito Laburista. Il Guardian ha scritto che quello che sta proponendo ”Unione Sionista” è una specie di “nazionalismo” che fa leva sia sull’emotività che sulla semplicità del suo messaggio. Il nome stesso della coalizione è un richiamo al risorgimento d'Israele in chiave moderna. Herzog ha detto di essere aperto a negoziare con i palestinesi sulla soluzione dei due stati e di voler rilanciare l’economia israeliana riducendo le diseguaglianze presenti nel Paese. Se questa coalizione uscirà vincitrice, Herzog e Livni sono d’accordo di svolgere funzione di premier per due anni a testa: Livni potrebbe diventare la seconda donna alla guida di Israele, dopo Golda Meir nel 1969 e sarebbe la terza volta per il Partito Laburista al governo dal 1977, quando la destra del Likud conquistò il potere per la prima volta. Da allora i laburisti hanno vinto solo due elezioni su 11, con Rabin e Ehud Barak.

Dal canto suo, Benjamin Netanyahu ha tentato di ridurre l'elezione a un referendum sulla propria persona. Secondo il premier uscente, una sconfitta del Likud comporterebbe un cambio della politica di Israele, “più debole” rispetto all’Iran alla Palestina: “La nostra sicurezza è a rischio, c’è un pericolo se dovessimo perdere queste elezioni”, ha detto. Il marketing elettorale della destra fa leva su un sensazionalismo esasperato. Il più famoso spot del Likud descrive una possibile vittoria del centrosinistra come l'inizio del dominio dell'Isis su Israele. Nelle ultime settimane Netanyahu ha costruito come suo principale nemico il presidente americano Barack Obama, colpevole di aver ingenuamente creduto nella sincerità degli Ayatollah dell’Iran, con cui si prepara a concludere un accordo per permettere a Teheran di sviluppare il nucleare per scopi civili. Bernardo Valli scrive che “nella scelta del vistoso antagonista fuori competizione deve avere pesato il fatto che l'attuale inquilino della Casa Bianca non susciti molte simpatie nello Stato ebraico, benché egli sia il capo della grande nazione alleata e protettrice di Israele. Un personaggio potente conferisce prestigio a chi osa affrontarlo. È un rischio, ma consente di evadere dall'insidiosa area della politica interna”. Nonostante questo, Netanyahu sembra ora sfavorito rispetto all’esito delle urne.

La sconfitta di Netanyahu sarebbe un successo per inatteso per alcuni attori insospettabili. Primo su tutti Barack Obama, per cui sarebbe meno complicato arrivare presto a un accordo con l'Iran sul nucleare. Sarebbe, questa, la fine di una delle più difficili e lunghe trattative nella storia della diplomazia e quindi a una delle più rilevanti imprese finora portate a termine da Obama nei suoi due mandati. L’altra sorpresa potrebbe essere rappresentata dalla nuova coalizione arabo-israeliana: per la prima volta in 60 anni, quattro partiti di ispirazione araba si sono alleati. La coalizione si chiama Partiti Arabi Uniti e vorrebbe rappresentare le istanze della minoranza araba che vive in Israele. Emarginati per decenni dal dibattito politico e visti come nemici interni, oggi i sondaggi indicano che gli arabo-israeliani potrebbero ottenere il terzo posto nelle elezioni e diventare una forza determinante nella formazione del governo

Lorenzo Piccoli

Ultime notizie

Bambini: “chi non produce è inutile”

25 Giugno 2019
È necessario contrastare l’idea che chi non produce è inutile per la società. A cominciare dai bambini costretti ad essere “economicamente attivi”. (Alessandro Graziadei)

Cocktail artico… al veleno

24 Giugno 2019
Le inquietanti conseguenze dello scioglimento dei ghiacci. (Anna Molinari)

La seconda vita dei libri, nelle mani dei senza dimora

23 Giugno 2019
I volontari della Ronda della carità distribuiscono (oltre a panini e bevande) fumetti, romanzi e riviste. 

Niente sta scritto vince Il Premio Cinema degli Italian Paralympic Awards

22 Giugno 2019
Il documentario Niente sta scritto riceve il Premio Cinema agli Italian Paralympic Awards 2019, gli “Oscar” dello sport paralimpico. (Raffaella Bonora)

La donna che combatte i matrimoni precoci

21 Giugno 2019
Povertà, matrimoni precoci e abbandono scolastico sono tre componenti dello stesso circolo vizioso. È contro un tale flagello che si batte da oltre 15 anni Theresa Kachindamoto, una donna...