Elezioni americane: il fattore ispanico

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I latinos voteranno tutti per Obama? – Foto: thegrio.com

Un boom demografico: cosi è stata definita la crescita del gruppo dei Latinos rispetto al complesso della popolazione statunitense dal Census Bureau. Secondo i dati del Censimento 2010, infatti, gli ispanici, costituiscono il 16,3% della popolazione statunitense, superando ormai i 50 milioni di unità e mostrando un aumento del 43% rispetto alla rilevazione precedente, quella del 2000. Si tratta di una crescita rapidissima, un vero e proprio boom demografico per l’appunto. Se questo trend di crescita rimanesse invariato, entro il 2050 gli ispanici arriverebbero a rappresentare oltre un terzo della popolazione statunitense. Già oggi, nel frattempo, un abitante su sei è di origine latina.

Alla luce di questi numeri, il peso dell’elettorato ispanico diventa enorme. Che il voto dei Latinos fosse ormai decisivo lo si era capito nel 2008, quando la maggior parte degli esperti attribuì la vittoria di Obama proprio al massiccio supporto goduto dal Presidente nella comunità Latina. Nelle elezioni del 2012, tuttavia, il peso degli ispanici sarà ancora più determinante di quanto non lo fu quattro anni fa. Non solo il peso demografico di questa comunità è ulteriormente cresciuto rispetto al 2008; ma anche, e soprattutto, la crescita è stata particolarmente marcata in alcuni Stati chiave per le prossime elezioni, come ad esempio la Florida Come suggerisce The Atlantic, una delle principali riviste di politica Americana, “gli ispanici hanno votato massicciamente per il partito Democratico nelle elezioni recenti, allineandosi al 67 per cento con il Presidente Obama nel 2008 stando alle rilevazioni della CNN. Quando la popolazione ispanica di uno stato raddoppia, i Democratici possono aspettarsi un significativo vantaggio – a meno che la storia politica non cambi e ci sia uno spostamento nelle alleanze”.

Una volta eletto Presidente, Barack Obama ha favorito diverse iniziative volte all’empowerment, all’attribuzione di un riconoscimento e di maggiori poteri per la comunità Latina. Queste misure non sono solo giuste nel principio, ma sono anche ovviamente molto utili ai fini elettorali. Una delle prime e più importanti decisioni di Obama come Presidente fu proprio quella di nominare un’ispanica, Sonia Sotomayor, come giudice associato alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Questa nomina fu osteggiata dal partito Repubblicano, che critico in modo particolare un'affermazione fatta da Sonia Sotomayor durante una conferenza all'università di Berkeley: "Spero che una saggia donna latina, con la ricchezza delle sue esperienze, sia in grado, più spesso che no, di raggiungere una conclusione migliore rispetto a un uomo bianco che non ha vissuto quella vita”. Il Presidente Obama decise di portare avanti la nomina e il 6 agosto il Senato approvò la nomina, con un voto di 68 a 31: a favore votarono tutti i democratici, mentre la maggior parte dei repubblicani si opposero.

A quella decisione ne sono seguite molte altre, intese a dare un segnale di fiducia e riconoscimento alla comunità latina, in coerenza con lo slogan ‘Latinos for Obama’, che rappresenta una parte importante della campagna per la rielezioni del Presidente. L’ultima misura in ordine di tempo è quella datata 17 giugno 2012, quando il Presidente emise un ordine esecutivo per la garanzia a circa un milione di immigrati clandestini, in maggioranza ispanica, della possibilità di rimanere legalmente negli Stati Uniti. Questo provvedimento provocò l’ira dei repubblicani non solo per i contenuti, ma anche per la forma: un ordine esecutivo richiede la sola responsabilità del presidente e non necessita l’approvazione da parte delle Camere. In ragione di queste misure, nonostante alcuni opinionisti suggeriscano che Obama potrebbe comunque perdere il voto ispanico, la maggior parte dei sondaggi continuano a mostrare un larghissimo supporto per l’attuale Presidente all’interno delle comunità Latine del Paese.

Tale supporto non è tuttavia scontato. Basti pensare che solo nel 2004 l’allora stratega di George W. Bush Karl Rove considerava la comunità dei Latinos un elemento fondamentale per rafforzare la maggioranza repubblicana. Inoltre, gli ispanici sono molto lontani da alcune posizioni fortemente supportate dall’attuale Presidente, come ad esempio quelle su aborto e diritti degli omosessuali. Gli elettori ispanici sono infatti generalmente conservatori sui temi della famiglia e sui diritti civili in generale. Il partito Repubblicano, tuttavia, sta facendo tutto il possibile per non approfittare di questo vantaggio di fondo. Nonostante una delle principali star in ascesa all’interno del partito Repubblicano sia l’ispanico Marco Rubio, il partito ha fortemente osteggiato tutte le iniziative di empowerment portate avanti dal President Obama e più recentemente si è spinto oltre, cercando di impedire a parte elettorato Latino di partecipare alle prossime elezioni. In quasi tutti gli stati a maggioranza repubblicana, infatti, sono state approvate misure per fare in modo che gli elettori debbano mostrare il proprio documento di identità prima di votare. Una misura scontata in Italia, ma che ha un significato completamente diverso negli Stati Uniti, dove generalmente è sempre stato sufficiente un generico documento che attesti l’identità della persona – il pagamento di un affitto, un documento della banca, una qualsiasi dichiarazione da parte dell’amministrazione pubblica. La questione è cruciale, dal momento che mentre quasi tutti gli elettori bianchi possiedono un documento d’identità, moltissimi Latino non ne hanno mai avuto l’esigenza. Ottenere un documento di identità può essere costoso e problematico. Secondo uno studio del Brennan Center, l’11 per cento degli elettori non possiede un documento di identità e dunque secondo queste leggi sarebbe esclusa dalle prossime elezioni presidenziali. In parte per questa ragione, in parte per via della mancanza di strutture adeguate per controllare l’implementazione dei controlli, la maggior parte delle Corti federali ha respinto o rimandato l’applicazione delle leggi negli Stati dove erano state approvate. Molti opinionisti ritengono comunque che questi sviluppi avranno un impatto sulle prossime elezioni, in quanto molti elettori sprovvisti di un documento di identità potrebbero rinunciare a recarsi alle urne.

Insomma, anche se alle elezioni di novembre i Latinos voteranno in massa per il Presidente uscente, l’effettivo impatto di questa comunità sulla politica degli Stati Uniti nel lungo termine resta incerto. Quello che è sicuro è che la crescita demografica degli ispanici ha già provocato molti cambiamenti radicali, tanto da parte Democratica quanto da parte Repubblicana. Le leggi varate da entrambi i partiti, sia a livello federale sia a livello di singoli Stati, avranno un impatto duraturo sulla politica americana. Vi è ragione di credere che negli Stati Uniti la questione Latina rappresenterà la più importante variabile politica nel corso dei prossimi decenni.

Lorenzo Piccoli

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