Ecuador: le iniziative dei ragazzi-lavoratori e l’illegittimo debito italiano

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Una delegazione dei Nats con la ministra Gallegos - Foto: Morsolin

Ho accompagnato il nascente movimento NATs in Ecuador nell’incontro del 12 maggio con la Ministra della partecipazione sociale Manuela Gallegos. Varie organizzazioni sociali, tra cui il progetto salesiano per ragazzi di strada e il Centro gesuita del ragazzo lavoratore CMT, con il sostegno di Rene Unda - Coordinatore del Master di politiche per l’infanzia dell’Università Salesiana di Quito, hanno diffuso un documento di proposte per i candidati alle elezioni dove si sottolinea di considerare “le diverse esperienze positive di applicazione della Convenzione Internazionale dei diritti del bambino. Per esempio chiediamo di riconoscere i nostri progetti di educazione alternativa con una pedagogia liberatrice che valorizza l’identità dei bambini/e, adolescenti dei settori popolari, come buone pratiche da assumere come politica statale.

Consideriamo che si deve investire maggiormente nell’educazione di qualità nelle zone rurali e andina, riconoscendo la cosmovisione indigena, la ricchezza delle nostre culture e anche i diritti economici, sociali e culturali previsti nella nuova Costituzione”. Si chiede di non discriminare i bambini e adolescenti lavoratori (NATs nell’acronimo in spagnolo) lustrascarpe nelle piazze del centro della capitale; l’elezione del neo sindaco di Quito Barreno apre possibilità di dialogo visto il suo impegno di non criminalizzare il lavoro informale.

La Ministra della partecipazione sociale Manuela Gallegos dopo un’ora di confronto con i NATs ha affermato che “nel nostro immaginario i bambini non dovrebbero lavorare ma siamo d’accordo con i NATs che si devono migliorare le condizioni di vita e di dignità sia dei bambini e adolescenti lavoratori che delle loro famiglie nell’attuale contesto di lotta alla povertà. Apprezziamo l’impegno dei NATs nel sostenere il diritto al voto degli adolescenti e il loro contributo alla “rivoluzione della cittadinanza”, per questo ho marciato con loro il primo maggio a Quito”. Manuel Alvarez, ha 14 anni e frequenta i corsi di meccanica del CMT, commenta: “Sono contento dell’incontro con la Ministra Manuela, ci ha ascoltato e vuole appoggiarci; è convinta che bisogna mettere fine alla povertà in Ecuador”.

Carla Taipe ha 15 anni e partecipa ai corsi di parrucchiera del CMT, commenta: “la ministra Manuela crede nell’infanzia e adolescenza e vuole appoggiare il nostro movimento per mettere in pratica i nostri sogni”. Padre Vladomir Callarraga, salesiano commenta: “è molto positivo questa disposizione al dialogo della Ministra Gallegos per realizzare azioni per il cambiamento, mostra volontà politica per avvicinarsi alla realtà dei NATs”.

Il salesiano Richard Carchi Redrovan sottolinea che “il Governo deve capire che i nostri ragazzi lavorano per necessità, molte volte sono gli unici che mantengono la famiglia ma allo stesso tempo studiano ed è per questo che bisogna valorizzare le nostre proposte educative che offriamo per raggiungere una vera inclusione sociale partendo dalla formazione per un lavoro in condizioni dignitose”.

Ha mandato un saluto anche Monica Frassoni, capogruppo dei Verdi al Parlamento Europeo: “la politica di rispetto dei diritti dell’infanzia adottata dall’Unione Europea viene applicata anche nella cooperazione internazionale e trova connessioni anche in Ecuador, penso alla denuncia di Human Rights Watch che ha denunciato la presenza di lavoro minorile sfruttato nelle piantagioni del magnate Noboa (candidato presidenziale), penso all’urgenza di migliorare la qualità educativa nelle scuole andine e rurali. E’ positivo che queste proposte sorgano dagli stessi bambini/e adolescenti dei settori popolari, che vivono sulla loro pelle l’esclusione ma, da vittime diventano attori del cambiamento”.

Quest’apertura istituzionale della Ministra Gallegos dimostra l’attenzione dei governi progressisti della regione Andina nei confronti dei movimenti sociali NATs, come dimostra l’esperienza positiva in Venezuela, in Paraguay e in Bolivia, dove l’articolo 61 della nuova Costituzione prevede “che non e’ permessa nessuna forma di sfruttamento infantile ma è autorizzato il lavoro dei bambini e adolescenti in ambito familiare e rurale”.

In un paese dove 660mila bambini lavorano e rappresentano il 17% della forza lavoro globale, la creatività dei movimenti sociali ha spinto alla candidatura per la Vice Presidenza della Repubblica Eduardo Delgado, ex salesiano espulso per aver appoggiato il “levantamiento” indigeno nel 2001 come Vice Rettore dell’Università Politecnica Salesiana. Ma le novità interrogano anche l’Italia sul tema della conversione del debito estero.

 

DEBITO ESTERO E LE RESPONSABILITA ITALIANE

Il Ministro per il coordinamento della politica di Governo Ricardo Patiño, (fondatore di Giubileo 2000, e creatore con Hugo Arias e il Gruppo nazionale sul debito della Commissione di auditing del debito, spesso invitato in Italia da Riccardo Moro – Direttore della Fondazione “Giustizia e Solidarietà”) ha dichiarato che “l’Ecuador è preparato a fronteggiare una vera e propria guerra economia dichiarata dagli organismi internazionali e dal sistema finanziario ma quella che dobbiamo realizzare è una riparazione storica nei confronti del popolo ecuadoriano”.

“La storia della cooperazione italiana è costellata di grandi progetti infrastrutturali finanziati nei paesi più poveri, dove fondi per la lotta alla povertà sono andati a beneficio di imprese nostrane che hanno costruito i progetti e delle élites locali, spesso corrotte, ma a discapito della popolazione più povera che oggi soffre per il debito accumulato e da ripagare a spese degli investimenti pubblici sociali necessari”, ha evidenziato Elena Gerebizza della Campagna per la Riforma della Banca mondiale. “Un uso strumentale di finanziamenti pubblici che purtroppo rappresenta più la prassi che un’eccezione, che ha contribuito a generare un pesante fardello per i governi del Sud e di cui crediamo sia giusto verificare la legittimità” ha continuato la Gerebizza.

Proprio per questo l’iniziativa del paese latinoamericano potrebbe avere delle ripercussioni anche in Italia. Se le valutazioni della Commissione ecuadoriana saranno confermate, il governo italiano dovrebbe unilateralmente cancellare il debito generato dai progetti infrastrutturali promossi in Ecuador, ma non solo. “A 8 anni dall’approvazione della legge bipartisan di cancellazione del debito estero dei paesi poveri, il governo italiano dovrebbe in ogni caso seguire l’esempio dell’Ecuador e istituire una commissione indipendente che analizzi la composizione del debito rimanente degli Stati del Sud del mondo verso l’Italia, che faccia chiarezza sulle operazioni finanziate nei paesi più poveri riconoscendo l’eventuale illegittimità del debito che hanno generato, e perciò da cancellare, e permetta di stabilire nuovi criteri per un migliore uso dei fondi pubblici nel futuro”.

Cristiano Morsolin

(Operatore di Reti internazionali per la difesa dei diritti umani e collaboratore delle reti latinoamericane “Giubileo Sud”, “Latindadd”, MOLACNATs. Co-fondatore dell’Osservatorio sull’America Latina Selvas, vive in America Latina dal 2001)

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