Dichiarazione comune delle associazioni dei produttori

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Riuniti a Bruxelles[1] , il 21 e il 22 ottobre 2002, i rappresentanti di una trentina di organizzazioni contadine e di produttori agricoli di Africa, Europa e Canada hanno voluto confrontare il proprio punto di vista sulle continue pressioni esercitate livello internazionale per rimandare il più possibile la liberalizzazione del commercio dei prodotti agricoli.

In particolare, hanno discusso dei rischi legati ad una visione radicale dell'accesso al mercato dei prodotti agricoli, con le conseguenze che questa comporterebbe sul prezzo e sul futuro stesso delle aziende agricole a conduzione familiare. E' stata rilevata l'esistenza di numerosi punti di accordo circa l'analisi della situazione attuale e la difesa dei propri interessi e diritti.

Constatazioni:

Le organizzazioni contadine e le associazioni agricole constatano che:

à L'agricoltura svolge per la nostra società ruoli di importanza vitale: provvede al sostentamento e contribuisce alla creazione di attività necessarie all'esistenza di ognuno. Eppure, come ricorda la FAO, la maggioranza delle popolazioni povere e denutrite sono produttori agricoli e di origini contadine.
à Le varie funzioni dell'agricoltura si svolgono in ambiti
storici, ambientali e culturali propri di ciascun popolo. Di
conseguenza, anche i prodotti agricoli hanno una propria specificità e non devono essere trattati al pari dei beni industriali.
à I contenuti economici propri dell'agricoltura, e in particolare della moltitudine di produttori in essa impegnati, ne determinano l' inferiorità, sul mercato, rispetto ad altri settori.
à Le lacune, ben evidenti, del mercato internazionale dei prodotti agricoli - che rappresentano solo un 10% della produzione globale - ma lo stesso vale anche per le colture tropicali come caffè e cacao,- li rendono poco redditizi e poco adatti a dettare un prezzo adeguato sui mercati dei singoli paesi.

Principi:

Partendo da questi presupposti fondamentali, i rappresentanti delle organizzazioni contadine e delle associazioni di categoria si sono trovati d'accordo su una serie di linee guida:

à L'agricoltura familiare riveste un ruolo estremamente importante per garantire il sostentamento della popolazione e l'accesso di tutti alle risorse del pianeta.
à La società nutre nei confronti dell'agricoltura molteplici
aspettative: oltre alla sicurezza alimentare, essa contribuisce alla conservazione e persino al miglioramento delle risorse ambientali.
Perché ciò sia possibile, e per garantire all'agricoltura il ruolo che le spetta (garanzia di nutrimento per tutti, libero accesso alle risorse), la sovranità alimentare resta un requisito fondamentale, e a questo scopo dev'essere riconosciuta dal diritto internazionale.
à Il riconoscimento della sovranità alimentare e l'importanza dell'agricoltura familiare devono tradursi in politiche agricole efficaci che garantiscano prezzi sufficientemente remunerativi per i prodotti agricoli, nell'interesse e con il reciproco consenso dei produttori delle varie regioni e paesi. Le regole che guidano il commercio internazionale, dovranno quindi rispettare tale principio e
non contravvenirvi. In altre parole, dovranno adattarsi alle esigenze di sviluppo specifiche di ciascun paese, con particolare riguardo per quelli più poveri.

Le organizzazioni contadine e dei produttori agricoli del nord e del sud del mondo, ritengono quindi che la legittimità del commercio internazionale debba fondarsi innanzitutto sulla negoziazione, e non su di un rapporto di forza o di vantaggi acquisiti (commerciali, ambientali, strutturali ed economici)

Per l'attuazione di politiche agricole efficaci e solidali, i
rappresentanti delle organizzazioni contadine e dei produttori
propongono una serie di priorità, da considerare parte integrante dei programmi futuri:

A livello nazionale

à Le istituzioni rivestono un importante ruolo di responsabilità nella regolamentazione dei mercati interni di prodotti agro-alimentari, soprattutto a causa della totale mancanza di sforzi normativi da parte di istituzioni superiori, regionali o internazionali. Il principale strumento normativo necessario alla regolamentazione dei mercati interni è la tutela dei diritti doganali. E' indispensabile che ciascun paese possa continuaread esigere tariffe sufficientemente protettive allo
scopo di garantire una regolamentazione dei prezzi in linea con le esigenza della loro comunità (sicurezza alimentare, redditi adeguati per contadini e agricoltori, gestione durevole delle risorse naturali).
In particolare, per i paesi in via di sviluppo, il diritto a tariffe
doganali che rispondono ai loro bisogni non può essere soggetto ai limiti e alle condizioni imposte dai finanziatori. Questi paese devono poter monitorare le proprie tariffe e renderle adeguate al proprio bisogno di sicurezza alimentare, mettendosi così in grado di sostenere una crescita interna che favorisca lo sradicamento della povertà, soprattutto nelle campagne.
La critica secondo la quale mantenere diritti doganali causerebbe distorsioni maggiori rispetto ad un sistema di sovvenzionamento diretto, parte da un presupposto errato: l'esistenza di mercati mondiali perfetti.
Le organizzazioni contadine e dei produttori agricoli, forti delle
proprie esperienze positive, sono favorevoli ad alcuni strumenti
normativi, grazie ai quali la posizione commerciale degli agricoltori sul mercato potrebbe migliorare: si tratterebbe soprattutto di misure che prevedono la gestione dell'offerta tramite quote di produzione, per citare un esempio. Tali provvedimenti sono di grande utilità, e si spingono oltre la regolamentazione pura e semplice dei mercati, nella
misura in cui contribuiscono ad una ripartizione più efficace dei
prodotti tra le varie regioni e i vari produttori. Perché funzionino però, essi richiedono buone capacità organizzative, che diventa quindi essenziale rafforzare grazie all'intervento di organizzazioni solide di produttori, specialmente nei paesi in via di sviluppo, ancora troppo deboli da questo punto di vista, e dove la nascita di organismi nazionali e regionali atti allo scopo è solo agli inizi.
I paesi in via di sviluppo devono inoltre intensificare i controlli in materia sanitaria e fitosanitaria, dotandosi di precise normative tecniche.
I rappresentanti delle organizzazioni contadine e dei produttori
agricoli qui presenti rifiutano un approccio radicale di accesso al mercato (importazioni senza diritti doganali e nessun limite
quantitativo), in quanto del tutto opposto alla volontà di dotarsi di programmi e regole specifiche sin qui espressa.
Accedere al mercato in questo modo, con scarsa possibilità di controllo, avrebbe come effetto quello di distruggere gli sforzi sinora compiuti per disciplinare i mercati interni dei vari paesi coinvolti.

A livello regionale

à I produttori riconoscono sì la necessità di aprire i mercati, ma la concepiscono solo in un ambito economico regionale sufficientemente omogeneo ed armonico, che garantisca loro stabilità, solidarietà tra le parti ed una remunerazione adeguata. A livello regionale, si dovrebbe
poter beneficiare della medesima protezione e delle medesime regole di cui gode l'agricoltura a livello nazionale, e nella fattispecie, degli stessi diritti allo sviluppo con mezzi e a ritmi adeguati (cfr. la partnership economica UE, ACP).

A livello internazionale

à L'utilità degli scambi è inconfutabile, ma questi devono
iscriversi in un preciso ambito legislativo: devono tener conto delle esigenza di equità e solidarietà di ciascun paese. Una liberalizzazione totale, che risulterebbe in un abbassamento dei prezzi per gli agricoltori con il rischio di limitare l'accesso alla terra per le famiglie contadine, va assolutamente rifiutata. Per garantire solidarietà, è innanzitutto necessario evitare che i flussi di scambi destabilizzino i mercati interni dei vari paesi, specie nel caso delle esportazioni dal nord al sud del mondo.
à Per un miglior funzionamento dei mercati mondiali, va realizzato un minimo coordinamento tra i vari paesi esportatori per quel che concerne l'offerta di mercato. Bisogna tornare ad attribuire un ruolo attivo agli accordi internazionali siglati sui prodotti, soprattutto quelli tropicali come caffè e cacao, schiavi del commercio nord-sud, caratterizzato da livelli gerarchici di influenza economica ancora troppo rigidi. In termini di accesso ai mercati, si ricorda l'utilità dei contingenti preferenziali di importazione, che garantiscono ai produttori dei paesi in via di sviluppo una regolamentazione valida delle esportazioni e permettono ai prodotti del sud di circolare anche sui mercati del nord, con le stesse regole precise e quindi una maggior remunerazione per i produttori. Da qui una maggior stabilità e garanzia di durata dell'intero processo.

In definitiva, le organizzazioni presenti non ammettono che i produttori vengano utilizzati gli uni contro gli altri al solo scopo di far diminuire i prezzi, unicamente per il profitto delle grandi industrie di trasformazione agroalimentare o delle multinazionali.

Per proseguire il dialogo..

Mentre guardano all'avvenire i partecipanti, desiderosi di mettere ancora una volta il proprio pensiero al servizio e per la tutela degli interessi degli agricoltori [2], hanno deciso di proseguire il dialogo tra le organizzazioni contadine e i produttori del nord e del sud.

Nello specifico, essi ritengono necessario aumentare gli sforzi compiuti sinora per dare il giusto peso alla voce degli agricoltori, e a questo proposito sottolineano quanto sarebbe utile stringere alleanze basate su principi ed obiettivi condivisi dalla maggioranza. Bisogna analizzare approfonditamente tutte le strade percorribili per garantire un commercio più equo (fair trade), con prezzi giustamente remunerativi per i produttori e in cui tutte le parti in causa collaborano tra loro , industrie comprese.

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