Crisi climatica e migrazioni: sviluppi e prospettive

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I fatti recenti, relativi all’alluvione nelle Marche, hanno rimesso al centro del dibattito i temi riguardanti il dissesto idrogeologico, l’imprevedibilità dei (sempre più forti) fenomeni meteorologici, le misure necessarie per la prevenzione di questi fenomeni e, in generale, la crisi climatica. Ma non è solo l’Italia ad essere stata colpita in modo severo. Recentemente, in Pakistan, le piogge monsoniche hanno provocato lo sfollamento di milioni di persone. Secondo le stime recenti, 7.4 milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle inondazioni; migliaia di persone sono ospitate in centri di accoglienza ma alcune aree del paese rimangono allagate. Si teme per la diffusione di malattie trasmesse via acqua. In totale, le persone colpite sono state 30 milioni, tra cui migliaia di rifugiati afghani. Secondo l’Autorità nazionale pakistana per la gestione delle catastrofi, più di 1.500 persone hanno perso la vita, tra cui 552 bambini. Da metà giugno, si sono registrati più di 12.900 casi di persone ferite, di cui più di 4.000 sono bambini. In tutto il Paese, oltre 2 milioni di case sono state distrutte o danneggiate.

Abbiamo allora deciso di allargare lo sguardo al contesto globale, chiedendoci quale sia, e quale sarà, il nesso fra crisi climatica e migrazione.  Quali sono gli sviluppi recenti e, soprattutto, quali sono le previsioni per il futuro?

Partiamo con un dato: alla fine del 2021, le persone sfollate, forced dispalced people, sono state 83.9 milioni. A rivelarlo è il report annuale dell’Unhcr (l’agenzia Onu per i rifugiati) Global Trends – Forced Dispalced People in 2021. Questo numero è stato provocato da molteplici cause, talvolta combinate fra loro: persecuzioni, conflitti, violenza, violazioni dei diritti umani ed eventi che causano un serio deterioramento dell’ordine pubblico. Di questi, 53.2 milioni sono sfollati all’interno di uno stesso Paese, internally dispalced people o IDPs. 

Quando si dice che le cause possono essere combinate, sovrapposte, si intende dire che, spesso, le persone costrette a spostarsi per fattori “umani”, come i conflitti, sono anche severamente colpite da disastri naturali e meteorologici dovuti alla crisi climatica. 

Circa il 95% di tutti gli sfollamenti dovuti a conflitti interni nel 2021 si sono verificati in Paesi altamente vulnerabili agli impatti dei cambiamenti climatici e il 78% dei nuovi rifugiati e richiedenti asilo proviene da questi stessi Paesi. Nell’ultimo decennio, più di quattro rifugiati, richiedenti asilo e sfollati interni su cinque sono arrivati da Paesi altamente vulnerabili al cambiamento climatico. Molti di loro, ad esempio, sono stati colpiti anche dalla crisi alimentare. L’Afghanistan è un caso emblematico in questo senso: si calcola che più del 55% della popolazione non abbia abbastanza da mangiare ogni giorno.  

A proposito di crisi alimentare, un altro report, il Global Report on Food Crisis 2022, riferisce che i livelli di fame nel 2021 sono stati particolarmente allarmanti. Lo scorso anno sono stati superati tutti i record precedenti: 193 milioni di persone, in 53 Paesi e territori, sono state in condizioni di grave insicurezza alimentare e bisognose di assistenza urgente. Il report segnala che alla fine del 2021, l’82% degli sfollati interni e il 67% dei rifugiati e richiedenti asilo provenivano da Paesi soggetti a crisi alimentare. Il 40% dei rifugiati e dei richiedenti asilo sono ospitati in Paesi soggetti, a loro volta, a crisi alimentare.  

Veniamo ora a parlare degli sfollati interni per ragioni climatiche. Il Global Report on Internal Displacement 2022, redatto dal Internally Displacement Monitoring Centre, riporta che, nel corso del 2021, gli sfollati interni per disastri naturali e climatici sono stati 23.7 milioni. In cima all’elenco c’è la Cina, con poco più di 6 milioni di persone, seguita dalle Filippine e dall’India. Chiaramente, l’Asia orientale e Pacifico è la regione che ospita la maggior parte della popolazione mondiale ed è, contestualmente, una regione sottoposta ad una vasta gamma di fenomeni climatici e naturali.  

Che tipo di disastri hanno causato gli spostamenti di più di 23 milioni di persone? 22.3 milioni di spostamenti interni sono stati causati da problemi relativi all’acqua: per lo più tempeste di vario genere (inclusi i cicloni), alluvioni, incendi e siccità, frane e temperature estreme. Ci sono poi stati i disastri geofisici, con terremoti ed eruzioni vulcaniche. Al 31 dicembre, gli sfollati interni per disastri naturali erano 5.9 milioni in 84 Paesi e territori. Ed è qui importante rilevare l’elevato numero di persone sfollate interne in Afghanistan (1.3 milioni), Etiopia (579.000) e Sud Sudan (527.000).  

Tornando al report di Unhcr menzionato all’inizio, si riporta che il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico ha avvertito che, entro la fine di questo secolo, la temperatura media globale aumenterà tra i 2,1 e i 3,5 gradi centigradi rispetto all'era preindustriale. 

Un tale aumento della temperatura avrà implicazioni di vasta portata sugli ecosistemi terrestri e sulle persone che vi abitano. L’agricoltura pluviale ne sarà, probabilmente, particolarmente colpita.  Ciò risulta estremamente preoccupante dato che l’agricoltura pluviale costituisce la base della sicurezza alimentare e mezzo di sussistenza della maggior parte delle persone in Asia, America centrale e meridionale, Africa Subsahariana, Medio Oriente e Nord Africa.

Le domande su quante persone saranno sradicate dai cambiamenti climatici in futuro e su come saranno soddisfatte le loro esigenze rimangono senza risposta. Il legame tra i cambiamenti climatici e gli spostamenti forzati non è ancora del tutto misurabile e non c'è consenso sul fatto che si tratti di un legame causale diretto. Purtroppo, ciò che non è definito non può essere quantificato e ciò che non può essere quantificato non può essere previsto. La difficile prevedibilità del fenomeno risulta dall’estrema complessità del nesso tra cambiamenti climatici e mobilità umana.

L’impatto che i cambiamenti climatici hanno sugli spostamenti non è un processo uniforme e comprende eventi improvvisi o – al contrario – eventi di lenta insorgenza, come la siccità o la salinizzazione per l’innalzamento del livello del mare. L'impatto negativo dei cambiamenti climatici sui raccolti potrebbe portare ad un aumento degli spostamenti stagionali o permanenti della popolazione. D’altra parte, l'impatto sul reddito potrebbe compromettere la capacità di spostarsi altrove. Comunque sia, il cambiamento climatico potrebbe essere il catalizzatore di conflitti laddove sono già presenti altre criticità.

Da un punto di vista legale, l'Unhcr non sostiene il termine "rifugiato climatico". Al momento, tale status non esiste nel diritto internazionale: una nuova categoria giuridica, secondo questo report, non sarebbe necessaria per fornire una protezione adeguata ai migranti. Inoltre, secondo Unhcr risulta molto difficile valutare se chi è stato sfollato nel contesto del cambiamento climatico lo sarebbe stato comunque se non ci fosse stato il cambiamento climatico. 

Eppure, in un mare di incognite, come sostenuto da Legambiente, una certezza sembra già esserci: i cambiamenti climatici non saranno uguali per tutti. Saranno i Paesi poveri, e i poveri dei Paesi ricchi, a pagare il prezzo più alto, a conferma del nodo indissolubile tra ingiustizia ambientale/climatica e ingiustizia sociale. Una prospettiva con cui, sempre più spesso, anche il fenomeno migratorio dovrà essere letto e compreso. 

Maddalena D'Aquilio

Laureata in filosofia all'Università di Trento, sono un'avida lettrice e una ricercatrice di storie da ascoltare e da raccontare. Viaggiatrice indomita, sono sempre "sospesa fra voglie alternate di andare e restare" (come cantava Guccini), così appena posso metto insieme la mia piccola valigia e parto… finora ho viaggiato in Europa e in America Latina e ho vissuto a Malta, Albania e Australia, ma non vedo l'ora di scoprire nuove terre e nuove culture. Amo la diversità in tutte le sue forme. Scrivere è la mia passione e quando lo faccio vado a dormire soddisfatta. Così scrivo sempre e a proposito di tutto. Nel resto del tempo faccio workout e cerco di stare nella natura il più possibile. Odio le ingiustizie e sogno un futuro green.

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