Costituzione europea: la grande occasione

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La bozza della nuova Costituzione europea, entro il prossimo dicembre dovrà essere approvata o emendata. Quale spazio darà ai temi della pace e dei rapporti con il Sud del mondo?

Molti osservatori della politica internazionale ritengono che negli ultimi trent'anni non si era mai presentato uno scenario così favorevole per l'affermazione di un ruolo determinante dell'Europa e delle sue istituzioni sullo scenario mondiale. Esaminiamo la situazione: 1) in Iraq, i fatti stanno confermando quanto i più lucidi esponenti del movimento pacifista avevano detto. Il terrorismo continua, il Paese è nel caos, gli Usa sono costretti all'umiliazione di chiedere l'aiuto dell'Onu; 2) in Palestina la road map è ferma e forse in crisi irreversibile, il governo d'Israele non sente sul collo come vincolanti le pressioni della comunità internazionale e il circolo vizioso repressione/terrorismo continua come prima; 3) dell'Afghanistan ora se ne parla poco, ma è ormai certo che gran parte di quel Paese è fuori controllo e le truppe di occupazione rimarranno ancora a lungo. La guerra al terrorismo, così come impostata dalla destra americana al potere, sta fallendo; 4) contemporaneamente si aprono spazi di speranza; in Brasile e ora anche in Argentina chi governa, per la prima volta da quarant'anni, è espressione di forze democratiche e oneste che aspettano un riconoscimento adeguato e un aiuto a livello internazionale; il movimento antiglobalizzazione "tiene" e incalza le maggiori istituzioni internazionali con l'autorevolezza delle sue analisi e i consensi che raccoglie.
Che cosa ha a che fare l'Europa con questo scenario? Moltissimo. È l'unico soggetto, in attesa della probabile ripresa dell'Onu, che potrebbe avere sullo scenario internazionale le forze per fare analisi e per esprimere interventi che privilegino il negoziato sulla sfida unilaterale, la cooperazione sulla continua riproposizione delle regole del mercato e della finanza ed una visione di medio-lungo periodo dei problemi mondiali anche solo a partire non dai nostri "valori etici" (la giustizia nella distribuzione e nell'uso delle risorse) ma nello stesso interesse, non immediato e gretto, dei Paesi ricchi. Siamo in tanti a ritenere che quest'occasione possa essere malamente sprecata nei prossimi mesi. Non sono necessarie tante argomentazioni a supporto di un tale timore. Basta osservare la posizione filoamericana di certe maggioranze di governo del nostro continente che ritengono che dalla democrazia americana vengano comunque e sempre progresso e sviluppo, anche in presenza di fatti di segno palesemente contrari.
La nuova Costituzione europea è una grande occasione. Mi fermo su un solo aspetto, ma molto rilevante di questa carenza dell'Europa. La bozza della nuova Costituzione europea, elaborata nell'ultimo anno e mezzo dall'apposita Convenzione, entro il prossimo dicembre dovrà essere approvata o emendata dall'insieme dei governi. Un'occasione storica. La retorica, in questo caso, non è eccessiva. I testi costituzionali hanno una grande importanza almeno dove esiste lo "Stato di diritto" come in tutti gli Stati europei che fanno parte o che stanno per entrare nell'Unione Europea. Ogni vocabolo e ogni frase, soprattutto nei primi articoli, vengono discussi a lungo, scritti, riscritti infinite volte, studiati nei possibili significati nelle diverse traduzioni nelle principali lingue. Il testo definitivo dovrà poi essere interpretato dai magistrati (esiste anche una giustizia europea), sarà una indicazione, spesso vincolante, per le successive leggi europee e per gli interventi dell'Unione, ad esso si potranno riferire partiti, sindacati, movimenti d'opinione. Ci interessa capire cosa dice sul problema della pace e della guerra e sui rapporti Nord/Sud del mondo. I più importanti problemi di oggi.

PACE E GUERRA NELLA BOZZA
La pace non è stata "ammessa" tra i valori dell'Unione Europea di cui parla l'art.2, ma è stata accettata solo come obiettivo nell'art.3. La differenza esiste e c'è stato dibattito. Affermare che la pace è un "valore in sé" avrebbe avuto come conseguenza che si sarebbe potuto almeno prendere in considerazione l'inserimento del contenuto dell'art.11 della nostra Costituzione. Dire invece che "l'Unione si prefigge di promuovere la pace" non significa quasi niente. Non esiste nulla di più equivoco e di più ambivalente della generica invocazione alla pace non accompagnata da prese di posizione esplicite, da denunce, da azioni coerenti. Chi fa la guerra, sostiene sempre che essa è indispensabile per portare la pace e per il bene delle popolazioni (anche in Afghanistan, anche in Iraq). Sarebbe invece stato significativo affermare che l'Europa "ripudia la guerra" preventiva e offensiva come dice la Costituzione italiana. I nostri costituenti (De Gasperi, Togliatti, La Pira) erano dei visionari, degli estremisti o erano dei grandi realisti?
Ancora più perplessi si resta a leggere tutto il primo comma dell'art. 3 della bozza. L'unione, oltre ad avere come obiettivo quello della pace, deve promuovere anche "i suoi valori e il benessere dei suoi popoli". È un testo, a prima vista, esplicitamente eurocentrico. Ben peggio è il successivo quarto comma che dice: "Nelle sue relazioni con il resto del mondo l'Unione afferma e promuove i suoi valori e interessi". Il riferimento agli "interessi" è di una sincerità sconcertante, è un messaggio esplicito. Sappiamo infatti cosa si intende per "interessi" nella pratica attuale delle relazioni internazionali, a cui l'Europa non sfugge. Identico messaggio viene dall'art.39 quinto comma dove si afferma: "Gli Stati membri assicurano, mediante la convergenza delle loro azioni, che l'Unione possa affermare i suoi interessi e valori sulla scena internazionale".

SUD DEL MONDO: IL RAPPORTO CHE NON C'È
Da tempo manca all'Unione una politica estera comune. In sua assenza è prevalsa nelle istituzioni comunitarie l'idea che essa comunque debba intrecciarsi con la politica della sicurezza e della difesa, piuttosto che cercare di essere protagonista di azioni di pace, di mediazione e di intervento positivo nel Sud del mondo. Questa linea è confermata dalla bozza. L'art.11 quarto comma è lapidario: "L'Unione ha competenza per la definizione e l'attuazione di una politica estera e di sicurezza comune, compresa la definizione progressiva di una politica di difesa comune". Gli artt.39 e 40 sviluppano i complicati meccanismi di gestione di questo settore unificato, in cui non è prevista alcuna competenza del Parlamento europeo che potrebbe garantire un minimum di controllo democratico.
Il primo comma dell'art.40 recita: "La politica di sicurezza e di difesa comune costituisce parte integrante della politica estera e di sicurezza comune. Essa assicura che l'Unione disponga di una capacità operativa ricorrendo a mezzi civili e militari". L'articolo continua affermando l'impegno degli Stati membri a migliorare le loro capacità militari, prevede l'istituzione di un'Agenzia europea degli armamenti e "una cooperazione più stretta in materia di difesa reciproca", prevede la possibilità di cooperazioni rafforzate in materia di difesa e si prefigura la difesa contro il terrorismo anche con mezzi militari e di natura preventiva. Infine, sono ripetute e aggravate le disposizioni del Trattato di Maastricht sulla compatibilità delle azioni dell'Unione con gli obblighi e le politiche del Patto Atlantico, che in concreto significa con gli orientamenti della politica degli Usa.
Nel preambolo si afferma che "l'Europa desidera⅀ operare a favore della pace, della giustizia e della solidarietà nel mondo" e nell'art.3 quarto comma che "contribuisce alla solidarietà e al rispetto reciproco tra i popoli". Queste affermazioni potrebbero avere una qualche importanza, se non fossero poi seguite dal vuoto completo. Il problema del rapporto col Sud del mondo è stato il grande assente in tutto il corso dei lavori della Convenzione.
Per quanto riguarda la cooperazione allo sviluppo c'è una quasi letterale ripetizione di quanto dicevano le norme precedenti. Siamo nella più evidente ordinaria amministrazione. Fa specie poi leggere nel vecchio e nel nuovo testo che "L'Unione e gli Stati membri rispettano gli impegni e tengono conto degli obiettivi riconosciuti nel quadro delle Nazioni Unite e delle altre organizzazioni internazionali competenti". Ci si riferisce all'indicazione più ignorata che ci sia, quella di destinare, da parte dei Paesi sviluppati, lo 0,7% del Pil alla cooperazione. Infine, bisogna denunciare un'ipocrisia del linguaggio: sia nell'art.3 quarto comma sia nell'art.188 e nell'art.213 si parla di "eliminare la povertà". Ma, per essere seri, perché non si parla di "eliminare la miseria"? Questa è la vera condizione diffusa nel Terzo Mondo, davanti a cui questa bozza di Costituzione ha voluto chiudere gli occhi.

CHE FARE?
È possibile superare il senso di impotenza e di delusione che prende alla lettura critica della bozza di Convenzione? È difficile pensare che sia possibile apportare dei radicali cambiamenti. È però possibile creare controinformazione e controcultura. È necessario dire come stanno le cose, porre le basi, anche in questo settore delle "istituzioni", per una linea alternativa. Già la marcia Perugia-Assisi di ottobre sarà imperniata sulla proposta che l'art.11 della nostra Costituzione sia recepito nella Costituzione europea. Bisognerà aggiungerci il rifiuto del disinteresse della bozza per il rapporto Nord/Sud. Bisognerà fare anche delle proposte concrete come quella di 157 docenti dell'Università Cattolica che hanno ipotizzato due articoli aggiuntivi per la Costituzione europea, il primo per riprendere l'art.11 e il secondo per chiedere la finalizzazione degli "interventi di politica economica, commerciale e monetaria dell'Unione Europea alla riduzione e all'eliminazione degli squilibri di ogni tipo che esistono tra i Paesi sviluppati e i Paesi poveri".

Fonte: Missione Oggi

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