Conversazione con Aung San Suu Kyi

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Il premio Nobel Aung San Suu Kyi - Foto: Iljournal

Lo staff della Sezione Australiana di Amnesty International è riuscita a parlare con il premio Nobel Aung San Suu Kyi da poco tornata in libertà. La conversazione tra Nora Murat, direttrice di Amnesty International Malesia, e Aung San Suu Kyi è avvenuta via Skype il 24 novembre 2010. Qui di seguito l'audio della conversazione e la traduzione della stessa.

Nora: Signora, mi chiamo Nora e sono la direttrice di Amnesty International Malesia. Qui con me adesso ci sono giovani attivisti e giovani soci della Malesia. Stiamo cercando di rimanere parlare con lei e ora anche Amnesty International Australia sta ascoltando. Non siamo riusciti a contattarla prima, ma ci sono circa 10 paesi che vorrebbero parlarle, specialmente i giovani dell'area Asia Pacifico. Ci chiedevano se potesse inviare loro un messaggio personale, se va bene per lei. Se ha cinque minuti di tempo registriamo il suo messaggio e lo mandiamo ai nostri giovani, va bene?

ASSK: Va bene. State per leggere le domande?

Nora: Abbiamo poche domande qui, possiamo farle?

ASSK: Va bene.

Nora: Questo è un giovane attivista di Amnesty International. Si chiama [...]. Sta chiedendo se gentilmente può darci un consiglio su come i giovani possono continuare a lavorare sulla situazione dei diritti umani in Myanmar e su chi concentrare la nostra azione?

ASSK: Al momento quello che ci piacerebbe è che i nostri giovani amici all'estero facessero tutto quanto in loro potere per il rilascio dei restanti 2.200 prigionieri in Myanmar. Alcuni sono giovani come voi, altri non hanno superato ancora i 20 anni, e già sono stati condannati a lunghi periodi di detenzione. Così la prima cosa che vorrei è che i giovani prendano sempre più coscienza della situazione dei prigionieri politici in Myanmar. Pensate che sarebbero contenti di fare questo?

Nora: Sì, noi saremmo sicuramente contenti di farlo. La seconda domanda viene da Amnesty International Australia - il suo nome è Larnie e chiede: "Come possiamo contribuire a favorire democrazia e diritti umani per le persone in Myanmar?".

ASSK: Io penso innanzitutto che le persone in tutto il mondo hanno bisogno di sapere esattamente quante violazioni dei diritti umani hanno luogo in Myanmar. Penso che non si conosca abbastanza. Ieri stavo parlando con alcune persone dell'India che sono rimaste sorprese perché ho detto loro che per connettermi a Internet devo fare domanda e non sempre viene permesso. Noi abbiamo poca libertà di informazione e comunicazione rispetto agli altri paesi delle regione, pertanto i giovani degli altri paesi potrebbero usare le opportunità che hanno per far prendere sempre maggiore coscienza della situazione in Myanmar, visto che hanno maggiore accesso alle tecnologie e maggiore libertà di informazione rispetto a noi. Questo potrebbe aiutarci molto. In altre parole loro dovrebbero fare il lavoro che a noi viene impedito di fare.

Nora: Bene signora, l'ultima domanda da Amnesty International Nuova Zelanda - il suo nome è Lena. La sua domanda è: "Cosa l'ha ispirata a continuare nella sua causa per tutti questi anni nonostante gli ostacoli?".

ASSK: ... le nostre tante persone, quando guardo a quello che fanno in questo paese, mi fanno venire in mente che ciascuno dovrebbe fare quanto in suo potere per cambiare la situazione. E devo anche aggiungere che ho dei colleghi davvero ottimi. Loro hanno lavorato davvero tanto e ancora non smettono. Con simili colleghi come posso mai pensare di fermarmi?

Nora: Certo. Signora abbiamo una domanda finale. Va bene ancora una?

ASSK: Sì cara.

Nora: Questa viene da Amnesty International Filippine. Si chiama Nathan e chiede: "Com'è la situazione in Myanmar da quando lei è stata rilasciata?".

ASSK: Di sicuro bene al momento. Da circa 10 giorni sto camminando per le strade e quello che ho visto con certezza è che c'è un numero molto maggiore di giovani coinvolti nel processo democratico rispetto a prima. C'è tanto entusiasmo da parte dei giovani che non ho visto sette anni fa e questo è davvero molto incoraggiante per noi. Mi piacerebbe che i giovani di Myanmar potessero comunicare con altri giovani all'estero, in modo da trovare nuove strade per aiutare a portare la nostra battaglia a un esito vittorioso.

Nora: Adesso la mia domanda e quella della mia collega Jenny Leong, in Australia: "Signora- glielo chiedo avendo svolto molte azioni per Amnesty International - su quale governo regionale, in quanto più importante, crede che i giovani debbano fare pressioni chiedendo di agire presso le autorità di Myanmar affinché rispettino gli standard in materia di diritti umani? Su chi puntare?

ASSK: Io penso che sia necessario che tutti i paesi dell'Asean si uniscano per lavorare in coordinamento - così come, certamente l'India e la Cina, dovrebbero aggiungersi a questi. Ma se parliamo dei paesi dell'Asean abbiamo bisogno che lavorino tutti insieme. La Thailandia è importante certamente per i suoi vicini e Singapore perché ha potere economico, la Malesia perché per certi versi avrebbe dovuto fare dei progressi sulla stessa falsariga, e l'Indonesia perché (ride) è stata una dittatura militare... e le Filippine sono importanti perché hanno un governo democratico con un presidente che in questo momento è molto comprensivo con noi. Pertanto ogni paese dell'Asean è importante a suo modo e mi piacerebbe vedere i giovani di questi paesi uniti nello sforzo di aiutare Myanmar.

Nora: Signora, grazie mille dalle Sezioni di Amnesty International di Malesia, Australia e da tutta la rete giovani nella regione, da tutti i giovani e da coloro che stanno veramente lavorando molto per il rilascio dei prigionieri politici birmani. Abbiamo molta fiducia che vedremo un futuro migliore molto, molto presto. Grazie tantissime signora.

ASSK: Bene grazie. Mi piacerebbe vedere un gruppo di giovani proveniente dai paesi dell'Asean venire a visitarci.

Nora: Lo faremo.

ASSK: Se sarà possibile organizzarlo.

Nora: Lo faremo.

ASSK: Molto bene.

Nora: Dite ciao a lei. 



Ognuno: Ciaoooooo! 



Nora: Grazie signora. 



ASSK: Grazie. Arrivederci.

Dal sito di Amnesty International

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