Confrontarsi con la tossicodipendenza

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Foto: Pxhere.com

SerD sono i servizi pubblici per le dipendenze patologiche del Sistema Sanitario Nazionale, istituiti per legge; hanno mandato di svolgere attività di prevenzione, cura, riabilitazione e reinserimento sociale e lavorativo delle persone coinvolte in collaborazione con il contesto sociale in cui sono inseriti. Sono servizi che devono essere flessibili e cambiare nel tempo, perché mutevole è il mondo delle dipendenze. Abbiamo parlato con la dott.ssa Marialuisa Grech, medico psichiatra del SerD di Trento.

Ci sono tanti stereotipi e (pre)giudizi nei confronti della tossicodipendenza. Cosa ne pensa?

Le dipendenze patologiche [e la tossicodipendenza rientra in questa categoria, ndr] sono caratterizzate da vissuti di profondo dolore. Ogni volta che noi guardiamo a una persona con un problema di dipendenza utilizzando frasi come “perché ha un vizio, perché siccome i genitori si sono separati il figlio gli è venuto fuori così, se lui si impegnasse potrebbe fare la differenza” – esprimiamo un giudizio e stiamo mancando di rispetto al dolore di queste persone.E questa è una cosa gravissima che in termini civili non possiamo permetterci. Chi ha una dipendenza patologica vive costantemente delle storie di dolore; se potesse tornare indietro non avvierebbe mai quello che è diventato un meccanismo compulsivo e patologico che prevarica la realtà. Non si tratti di volontà. La volontà c'è nel farsi aiutare ma solo da un certo momento in poi, perché subentra un meccanismo biologico che ti porta a reiterare il gesto, e nessuno di loro è contento di farlo.

Quali sono i dati rispetto alla tossicodipendenza oggi?

Solo il 3% della popolazione tossicomanica è recidiva e cronicizza – la stessa percentuale di altre malattie come la SLA o la schizofrenia; il 97% delle persone le conosciamo percorre un pezzo di strada con noi e poi va avanti. Sui giornali si legge che si è abbassata l'età di esordio alle sostanze: io direi che si è abbassata l'età in cui le persone si rivolgono ai servizi, questo è il dato reale per me. L'adolescente che finisce al pronto soccorso o l'insegnante preoccupata che ti dice “abbiamo un ragazzo alle media che usa i cannabinoidi” ci sono sempre stati. Ma mentre prima una persona arrivava al SerD solo se era fortemente coinvolta con l'eroina e dopo 5-6 anni che ne assumeva cronicamente adesso c'è un'attenzione diversa. Il nostro servizio non fa più paura, per cui si è abbassata l'età in cui le persone chiedono aiuto.

È cambiato qualcosa rispetto al consumo di eroina?

I numeri dell'eroina non sono mai diminuiti. È diminuito il numero delle overdosi, per due motivi: si è incrementato l'uso dell'eroina sotto forma di sniffingo fumato - questo di per sé non esclude l'overdose ma la rende molto più difficile; ed è cambiato l'asse delle terapie. Interveniamo subito con una terapia che possiamo mantenere anche a lungo termine; da quando usiamo il metadone – farmaco dibattuto - ci sono meno overdosi e questo è un fatto. 

Ci sono stati dei cambiamenti nei tipi di sostante utilizzati?

Alcol, tabacco e cannabinoidi sono un problema per l'adolescente e il Trentino è in linea con le altre regioni. I ragazzi si procurano queste sostanze senza grossi problemi. Sul discorso della cannabis c'è da fare un ragionamento: pur essendo ad oggi illegale l'uso di cannabinoidi, su questo c'è una forte ambivalenza. Se una cosa è illegale ma io facilmente la reperisco è difficile far passare l'idea che sia un comportamento sbagliato. Se io veicolo un certo tipo di informazione sugli usi dannosi dei cannabinoidi ma poi i ragazzi non hanno un riscontro diretto su questo perché sperimentando si accorgono che invece non hanno, a loro giudizio, tutti questi effetti negativi - allora questo crea una grande ambivalenza e favorisce l'uso di cannabinoidi.

Questo uso c'era anche in passato. Cosa è cambiato?

È diventato un comportamento acritico; ma è un problema perchè intanto è comunque illegale per cui i ragazzi possono trovarsi coinvolti in problemi di legge con molta frequenza; e poi perchè è una sostanza che segue il percorso dell'illegalità e quindi viene tagliata e preparata in un certo modo. Questo crea tutti i problemi dal punto di vista psichico che ci troviamo a gestire: gli scompensi psicotici di questi anni sono quasi tutti indotti da cannabinoidi perché hanno una percentuale di principio attivo molto potente e questo slatentizza fenomeni psicotici importanti. Questo è il vero tema degli adolescenti oggi: la mancanza di consapevolezza e di capacità critica - e si vede a 360° perchè potremmo fare lo stesso discorso con l'alcol, il sesso, i comportamenti a rischio in generale. La mancanza della capacità critica ha anche delle sue motivazioni evolutive e sociali: parte tutto dal non sentire. 

Quindi un disagio esistenziale.

A me piace molto la definizione di dipendenze patologiche come di patologie complesse che sono un po' la cartina tornasole della nostra società. Se io penso ad oggi come i ragazzi assumono le sostanze e come le approcciano c'è un duplice significato: quello di non sentire o quello di sballarsi. 

Cos'è cambiato rispetto a una volta?

Secondo me una volta l'assetto familiare era molto presente. Se penso alla mia situazione personale, ricordo che il messaggio veicolato dai miei genitori era lo stesso che sentivo a casa della mia migliore amica, in palestra o a scuola. C'era un'indicazione di massima educativa che era uguale per tutti, e c'era una coerenza su questo. Oggi c'è una forte discrasia tra quello che succede in famiglia e quello che i ragazzi sentono a scuola; poi non dobbiamo dimenticarci che gli adolecenti di oggi hanno ricevuto messaggi terrifici durante tutta la loro vita – fai attenzione, può succedere qualcosa di brutto, mettono le bombe, c'è la crisi, il futuro chi lo sa. Noi queste cose le respiriamo quotidianamente e una cosa è viverle tra i 30 e i 40 anni che già devi avere dei begli anticorpi; se tu da quando nasci vieni vessato continuamente da un senso di precarietà è difficile guardare alla vita con un atteggiamento propositivo. Anche per questo invece che fare i gruppi con i ragazzi abbiamo pensato che avesse più senso andare a lavorare con i genitori. Nelle dipendenze si è riscontrato che l'esito dei progetti è migliore se c'è un coinvolgimento attivo della famiglia.

Per questa ragione al SerD di Trento vengono attivati dei percorsi di 3-4 incontri con le famiglie che si trovano ad affrontare queste difficoltà. Gli incontri hanno svariati obiettivi, dal trasmettere informazioni corrette rispetto al mondo delle sostanze; al creare opportunità di confronto e supporto reciproco tra genitori, permettendo loro di lavorare su sé stessi e le relazioni con i figli – togliendo così il focus dalle sostanze. Gli incontri sono gestiti da Martina Claus, tecnico della riabilitazione psichiatrica, insieme alla dott.ssa Marialuisa Grech e altri operatori del servizio. “Spesso quando arrivano ci chiedono di dirgli cosa devono fare affinché il figlio smetta di usare la sostanza, e questo la dice lunga su cosa è cambiato: un genitore 20 anni fa non chiedeva aiuto su come educare un figlio”, afferma Martina. Per informazioni rispetto alle iniziative intraprese si invita a contattare il SerD di riferimento: qui potete trovare un elenco completo.

Novella Benedetti

Classe 1980 - in Italia ha vissuto tra Trento e Trieste, all'estero si è divisa tra Americhe (Stati Uniti, Colombia, Argentina, Cile, Costa Rica) ed Europa (Scozia, Irlanda, Paesi Baschi, Kosovo, Germania). La sua passione sono le lingue come strumento per entrare in contatto con l'altro; di mestiere è coach e formatrice, lavora a vario titolo nel terzo settore e dal 2014 è giornalista pubblicista. Ha realizzato anche vari lavori video, tra cui "Non si può vivere senza una giacchetta lilla", proiettato al Trento Film Festival.

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