Commissione Europea, una partenza in salita

Stampa

Foto: ansa.it

È un inizio con i fuochi d’artificio quello del nuovo esecutivo europeo. Come era prevedibile, il Parlamento europeo, durante le tradizionali audizioni con le quali verifica le competenze dei candidati commissario, ha rigettato alcune nomine.  Un popolare, un socialista e un liberale: da settimane era nell’aria che i tre partiti che gestiscono il potere in Europa avrebbero mantenuto un equilibrio anche nelle bocciature. Quello che forse era meno prevedibile è che a rimanere fuori sarebbero stati non solo due candidati dell’est (la rumena Rovana Plumb e l’ungherese László Trócsányi) ma anche la francese Sylvie Goulard, per la quale Emmanuel Macron si era speso a negoziare l’importante portafoglio del mercato interno e dell’industria.

Una figuraccia per i francesi, che ora parlano di “crisi istituzionale”, di “vendetta” contro la Francia – colpevole a loro dire di aver impedito al popolare Manfred Weber di diventare presidente della Commissione – e che se la prendono con la nuova capa dell’esecutivo europeo, Ursula Von der Leyen (VdL), la quale nelle settimane precedenti avrebbe rassicurato Macron riguardo alla candidatura di Goulard. A Goulard è stato principalmente contestato di aver usato, quando era europarlamentare (2009-2017), un assistente pagato con fondi europei per svolgere attività non legate al suo lavoro in Parlamento europeo. Si tratta di un caso scoppiato due anni fa, che la obbligò peraltro a lasciare il ministero della Difesa, dove Macron l’aveva voluta all’inizio del suo mandato. “Il Parlamento europeo non è un tribunale”, ha tuonato Amélie de Montchalin, segretario di stato francese per gli affari europei, facendo notare come Goulard non sia mai stata condannata per l’accusa in questione. 

Sta di fatto che ora il governo francese dovrà sbrigarsi a scegliere un nuovo candidato, il quale avrà probabilmente anche un portafoglio ridimensionato rispetto a quello proposto a Goulard. In questi giorni si fanno i nomi di Ségolène Royal, già più volte ministra socialista, di Michel Barnier, il negoziatore per l’Ue della Brexit, ma anche di Pascal Canfin, deputato europeo presidente della commissione ambiente. È probabile che alla fine a spuntarla sia una donna, vista l’importanza che VdL dà all’equilibrio di genere nel collegio dei commissari. Comunque vada, è quasi certo che la nuova Commissione dovrà rimandare l’inizio dei lavori, che era previsto per il primo novembre, non solo a causa della “tegola” francese, ma anche perché nel frattempo l’esecutivo rumeno è caduto e questo mette un punto interrogativo sul nome del rappresentante scelto da Bucarest. 

Nonostante la falsa partenza, le audizioni del Parlamento, durate due settimane, hanno comunque avuto un ruolo importante nel chiarire la direzione politica della nuova Commissione. La novità principale è nella struttura: tre vicepresidenti “esecutivi” daranno forma al disegno tracciato in luglio da VdL: l’olandese Frans Timmermans si occuperà del New Deal verde, la danese Margrethe Vestager di “un’Europa pronta per l’era digitale” e il lettone Valdis Dombrovskis cercherà di promuovere “un’economia più vicina alle persone”. Un socialista, una liberale e un popolare, in un - ancora una volta - perfetto equilibrio di potere.  A questi si aggiungeranno altri cinque vicepresidenti, tra i quali ne spiccano due, il greco Margaritis Schinas, incaricato di “proteggere il modello di vita europeo” – il titolo di questo portafoglio ha scatenato profonde critiche tra i deputati, che hanno accusato VdL di usare un linguaggio che rincorre l’estrema destra – che si occuperà principalmente di riformare le politiche in materia di migrazione e asilo, e Josep Borrel, Alto rappresentante per gli affari esteri, che dovrà promuovere “un’Europa più forte sulla scena internazionale”.

La sfida più grande è forse quella di Frans Timmermans, che dovrà stabilire le misure per ridurre del 55 per cento le emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 1990 (entro il 2030, questa è la scadenza che si è data VdL) e per fare dell’Europa un continente a emissioni zero (entro il 2050). Ai deputati che si sono detti preoccupati che la transizione ecologica possa danneggiare la produzione economica, Timmermans ha risposto facendo notare che l’Europa ha già ridotto del 22 per cento le sue emissioni, mentre al contempo l’economia è cresciuta del 58 per cento. Tra le misure elencate dall’olandese, prime tra tutti il riciclaggio, con l’enfasi sull’economia circolare, e i trasporti “puliti”, sia nel settore privato – ha detto “non voglio un’Europa senza macchine, ma un’Europa senza macchine che producono emissioni” – sia in quello pubblico, dove si attende una rivoluzione nel campo di aviazione e trasporti marittimi, molto inquinanti, e maggiori investimenti nella ferrovia. 

La danese Margrete Vestager, seconda donna più potente di una Commissione che nei numeri rispetta finalmente la parità di genere, ha anche lei un portafoglio di altissimo spessore, che mette insieme strategia in materia di digitale e concorrenza. “È importante vedere come la trasformazione digitale impatta sulla concorrenza”, ha spiegato la danese in audizione, dove ha presentato la sua visione per un’Europa in grado di esportare nel mondo i suoi standard in materia di regolamentazione digitale. Vestager, già Commissario nella passata legislatura, è molto apprezzata a Bruxelles per il piglio con cui in passato ha fatto pagare salato ad Apple le sue pratiche fiscali scorrette e a Google gli abusi di posizione dominante. Tra le sue priorità ci saranno: intelligenza artificiale e tutte le questioni etiche a essa legate, l’introduzione di una tassa sulle grandi compagnie digitali e una strategia industriale di lungo termine, capace, tra le altre cose di rispondere alle esigenze delle piccole e medie imprese. 

A questa strategia Vestager lavorerà insieme al terzo vicepresidente esecutivo, Valdis Dombrovskis, già primo ministro lituano dal 2009 al 2014. Come per gli altri colleghi, si nota anche nella definizione del portafoglio di Dombrovskis un’attenzione, ricorrente, all’avvicinare l’Europa, l’economia, l’ambiente, il digitale (e via dicendo) alle persone, quasi a voler sottolineare che da ora in poi l’Europa non sarà più – come vuole una certa retorica, non sempre condivisibile – lontana dai cittadini. Uno sforzo di comunicazione che si traduce in una strategia che cerca di coniugare rigore fiscale e flessibilità, competizione e solidarietà, politica industriale e concorrenza.

L’approccio è sviluppista: le ambizioni sul piano ambientale e sociale non devono e non possono frenare l’economia europea, ma devono piuttosto orientare una strategia che mira a continuare a garantire il benessere a tutta la popolazione. Il solco in cui si iscrive l’azione della nuova Commissione europea è quindi quello che di sempre, con uno sguardo progressista, sia nella volontà di anticipare il futuro, sia nell’attenzione ai valori su cui si fonda la democrazia europea. Forse per questo, il portafoglio scelto per Margaritis Schinas “Proteggere il modello di vita europeo”, la dice più lunga di quello che vorrebbero far credere i suoi detrattori (che hanno comunque ragione a criticare lo sfortunato abbinamento con le politiche migratorie). 

“L'Unione europea si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze”, afferma il Trattato sull’Unione europea. Oggi, in un periodo di “Popolo vs Democrazia”, per citare il fortunato libro di Yascha Mounk, in cui la retorica dei nostri vicini e alleati somiglia sempre più a un rigurgito degli anni Trenta del Novecento, l’Europa ha davvero bisogno di proteggere il suo modello di vita. La fine della democrazia rappresentativa è l’anticamera dei colonnelli, dell’uomo solo al comando e per questo, è confortante vedere che almeno a Bruxelles e Strasburgo prevale una convinta adesione a valori universali di rispetto dello stato del diritto e di lotta contro tutte le discriminazioni.

Per continuare a resistere, a far valere la propria visione del mondo, l’Europa dovrà riuscire a coniugare lo sviluppo economico con l’attenzione a non lasciare indietro nessuno. Un obiettivo che può sembrare a volte mera retorica, ma che, a ben vedere, finora è stato realizzato meglio da noi che in ogni altra parte del mondo.

La via è stretta ma si deve tentare.

Matteo Angeli 

Ultime notizie

“Conflict Plantations”

12 Novembre 2019
Un nuovo rapporto dell’Environmental Paper Network rivela che l’Asia Pulp & Paper è coinvolta in centinaia di conflitti sociali con le comunità locali. (Alessandro Graziadei)

Le foreste del mare

11 Novembre 2019
Sotto le onde una prateria di piante da salvaguardare. (Anna Molinari)

Londra: un ponte per Riace

10 Novembre 2019
Grande è stata la rete che ha permesso la realizzazione dell’incontro con il mondo londinese attento alle tematiche della pace. (Laura Tussi)

Senegal, il dramma della depigmentazione

09 Novembre 2019
Modelli estetici importati e logiche di mercato spingono giovani donne africane a voler “sbiancarsi” la pelle, con esiti disastrosi sulla salute. (Lucia Michelini)

Dal taglio dei parlamentari alla “cabon tax”

08 Novembre 2019
La “carbon tax” rappresenta uno strumento sempre più diffuso nel mondo per contrastare l’avanzata dei cambiamenti climatici. (Alessandro Graziadei)