Cipro, dove naufraga l’Europa

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L’odierna situazione che vive Cipro, l’isola contesa e divisa tra turchi e greco-ciprioti ormai da quasi quarant’anni, rispecchia la grande crisi di credibilità che investe l’Europa intera. Sarebbe paradossale che l’Europa naufragasse proprio presso l’isola di Venere e sicuramente le minuscole dimensioni economiche e demografiche di Cipro non determineranno scossoni decisivi, tuttavia i nodi principali di questo momento decisivo per il continente si replicano in piccolo per l’isola mediterranea. Insolvenze, crisi del debito, rischio fallimento; conflitti politici, permanenza di scontri etnici, incapacità di trovare soluzioni: questo il paesaggio cipriota di cui l’Unione Europea sembra essere uno spettatore distratto.

Eppure (ma chi se ne ricorda?) da questo primo luglio Cipro ha la presidenza di turno della UE, fatto a cui nessuno presta attenzione se non la Turchia che per protesta ha “congelato” per questo semestre ogni rapporto con Bruxelles. Ricordiamo che dal 1974 l’isola di Cipro è divisa in due, compresa la capitale Nicosia, in quanto la parte settentrionale (la cosiddetta “Repubblica turca di Cipro nord” che rappresenta il 37% del territorio con meno di 300 mila abitanti di cui 35 mila sono soldati turchi) è stata occupata dall’esercito turco: a livello internazionale nessuno, tranne gli invasori, riconosce questa entità che rappresenta non solo il residuo della mai sopita contrapposizione tra Grecia e Turchia ma anche il simbolo dell’approccio “neo-ottomano” di Erdogan, a discapito di una prospettiva europea. Se l’ONU dopo anni e anni di piani per la pacificazione e per la riunificazione dell’isola si limita a rinnovare la missione dei caschi blu, l’Europa latita ancora di più subendo la situazione di un esercito alleato nella NATO che occupa illegalmente una parte di uno Stato sovrano membro effettivo della UE. Ma le grandi nazioni europee non sono interessate oppure hanno altri problemi da risolvere. Così Cipro può andare alla deriva.

Ciò si ripercuote a livello economico e finanziario. L’isola (e qui ci riferiamo sempre alla Repubblica greco-cipriota), che ha adottato l’euro nel 2008, è sull’orlo del fallimento ed è il quinto paese che ha chiesto formalmente aiuto e la possibilità di attingere ai meccanismi, per altro molto farraginosi, di salvataggio. La situazione dei conti è drammatica: le banche hanno perso oltre 3 miliardi di euro a causa della ristrutturazione del debito greco, Paese con il quale Cipro ha un legame storico, come testimoniato anche dai circa 22 miliardi di euro in prestiti ai privati ellenici; nel primo trimestre dell’anno, il PIL ha registrato una flessione dell’1,4% e il rapporto tra debito e PIL è salito di dieci punti lo scorso anno, attestandosi al 71,6%. Il Fondo Monetario Internazionale prevede per l’intero 2012 un calo medio del PIL intorno all’1,2%; il listino azionario ha perso 2/3 del suo valore dall’inizio dell’anno.

In attesa dell’inerzia europea il governo cipriota, guidato da un presidente comunista, Dimitris Christofias, si è rivolto alla Russia che nel 2011 ha concesso un prestito di quasi 2,5 miliardi di euro (il PIL complessivo dell’isola è circa 18 miliardi, mentre il piano di salvataggio della Commissione Europea dovrebbe ammontare a 10 miliardi) per avere ulteriori 5 miliardi. La Russia vanta un’amicizia decennale con Cipro cominciata ancora in epoca sovietica quando, in chiave antiturca e quindi antioccidentale, la dirigenza di Mosca sosteneva la parte sud dell’isola fornendola di molti aiuti economici e militari: si consolidava così una relazione perdurata anche dopo la fine dell’URSS. Un rapporto fatto di scambi commerciali ma pure di immigrazione tanto che oggi a Cipro vivono 200 mila russi su una popolazione di neppure un milione di persone! La Russia è interessata anche alle risorse energetiche cipriote. Scrive Linkiesta.it: “Cipro ha il gas, in una quantità che si aggira tra i 5 e gli 8 mila miliardi di piedi cubi. Su Charlemagne, rubrica de l’Economist di questa settimana, l’ultimo paragrafo è dedicato al futuro del Paese. Le enormi risorse di metano nel sottosuolo marino saranno la via d’uscita dalla crisi verso un modello simile alla Norvegia, un investimento che creerà un indotto tale da rilanciare l’economia, o sarà solo un colpo di coda di un paese destinato al declino?

La questione del gas ha scosso il sistema geo-politico del Mediterraneo orientale. Riprendendo un’inchiesta del giornalista Matteo Zola su Eastjournal, le tensioni “marittime” che circondano i giacimenti sono già state indicate come «la guerra fredda di Cipro». Il Mediterraneo si è affollato: i giacimenti fanno gola alla vicina Israele, la Grecia, l’Egitto, la Turchia e la tensione è salita alle stelle.”

Un’isola contesa, in un mare conteso come hanno dimostrato vari episodi avvenuti nel 2011 – esplosioni in una base militare, navi sequestrate, tensioni con i paesi limitrofi. Altre potenze si aggirano intorno a Cipro. Commenta l’analista Ayla Gürel del Peace Research Institute di Oslo, esperta del conflitto turco-cipriota: “sembra che ora la Repubblica di Cipro stia cercando un altro prestito dalla Russia poiché potrebbe probabilmente ottenerlo a condizioni migliori rispetto al salvataggio della UE che dovrebbe sottostare a condizioni più dolorose. Questo è anche il motivo perché la Repubblica si è anche rivolta alla Cina … è poi difficile sapere se alcuni aspetti delle relazioni greco-cipriote/russe avranno un’ulteriore influenza rispetto alla presidenza della UE. Tale presidenza è un evento temporaneo, di breve durata”.

Cipro resta sospesa. Dall’Europa ci si può aspettare poco, mentre dall’oriente stanno arrivando altri padroni…

Piergiorgio Cattani

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