Cina: mantenere l'embargo di armi chiedono attivisti cinesi

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Circa 500 attivisti cinesi per la democrazia ed i diritti umani hanno inviato mercoledì scorso una lettera aperta all'Unione Europea in cui, denunciando l'alto numero di abusi ai diritti umani che vengono ancora commessi in Cina, chiedono all'Ue di mantenere l'embargo sulla vendita delle armi alla Cina. Nella lettera - riportata in parte dall'agenzia Asianews - gli attivisti sottolineano che "eliminare queste sanzioni senza una garanzia di miglioramento delle condizioni dei diritti umani manderebbe un segnale sbagliato al popolo cinese". Gli attivisti chiedono che il Partito Comunista istituisca una "commissione per la verità", per investigare sugli omicidi, le torture e le detenzioni arbitrarie che hanno circondato la repressione militare. Inoltre chiedono il rilascio di tutti i prigionieri di coscienza e l'adozione immediata della Convenzione internazionale sui diritti politici e civili delle Nazioni Unite.

Nei giorni scorsi Amnesty International ha segnalato all'Ue nuovi arresti ai danni di attivisti che tentano di difendere i diritti in Cina. In occasione dell'inocntro tra Javier Solana e il ministro degli Esteri cinese Li Zhaoxing, Amnesty ha ribadito che "se l'Ue vuole avere credibilità a livello internazionale, non può lasciar passare questo incontro senza affermare a chiare lettere, sia informalmente che pubblicamente, che la Cina non può continuare a mettere dietro le sbarre chi difende i diritti umani".

Intanto l'attivista per i diritti umani uigura Rebiya Kadeer, condannata in Cina ad una lunga pena, è stata anticipatamente rilasciata quest'oggi dalla detenzione in Cina per motivi umanitari. Ma l'Associazione per i popoli minacciati (APM) ritiene che la liberazione della Kadeer in corrispondenza dell'inizio dell'annuale Commissione sui diritti umani a Ginevra nasconda secondi fini. "Ancora una volta la Cina cerca di evitare, con la clamorosa liberazione di una prigioniera, una condanna a Ginevra per la catastrofica situazione riguardo ai diritti umani nella Repubblica popolare" - nota il comunicato dell'APM. "Secondo la nostra valutazione la Cina conta sul fatto che il governo Usa abbiano lasciato trasparire che, a differenza dell'anno scorso, non presenteranno una risoluzione critica nei confronti della Cina alla Commissione diritti umani dell'Onu".

Intanto oggi a Taiwan oltre 1 milione di persone sono scese nelle strade della capitale per protestare contro la legge anti-secessione approvata il 14 marzo scorso dall'Assemblea Nazionale del Popolo di Pechino che autorizza l'uso di "mezzi non pacifici" contro "chiunque operi contro la sovranità e l'integrità nazionale" - riporta Asianews. La legge anti-secessione è stata criticata dalla comunità internazionale che teme un'escalation militare nello stretto. La legge sta scatenando sentimenti ostili alla Cina e più indipendentisti nell'isola. I manifestanti sono arrivati da tutta l'isola, che ha 23 milioni di abitanti, con centinaia di bus speciali, predisposti per l'occasione. La marcia è durata per 4 ore e si è conclusa con il ricongiungimento dei diversi itinerari nel viale che porta al palazzo presidenziale. [GB]

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