Cile: arrestato Fujimori, attesa l'estradizione

Stampa

Il giudice della Corte Suprema di Santiago del Cile, Urbano Mar㭀n, ha ordinato venerdi scorso gli arresti domiciliari di Alberto Fujimori per impedire all'ex Presidente del Perù di rifugiarsi nell'ambasciata nipponica a Santiago. Il governo di Lima ha chiesto l'estradizione di Fujimori per 10 capi d'imputazione, tra cui la corruzione e la violazione dei diritti umani. Fujimori, dopo essere fuggito nel 2000 in Giappone per sottrarsi alla giustizia peruviana, si è recato in Cile nel 2005 nella speranza di poter manipolare le ultime elezioni in Perù. L'ex presidente peruviano, al potere dal 1990 al 2000, è stato posto agli arresti e liberato successivamente su cauzione dalla magistratura cilena in attesa dell'estradizione in Perù.

"E' un segnale importante per far avanzare la giustizia transnazionale e la lotta contro l'impunità non solo rispetto alla violazione dei diritti umani, ma anche contro un sistema di neoliberalismo selvaggio> che nel decennio 1990-2000 la dittatura di Fujimori ha trasformato il Perù in un esempio di narco-stato" - afferma Cristiano Morsolin dell'Osservatorio sulla Regione Andina Selvas.org, che agli inizi di maggio ha accompagnato in incontri di alto livello a Roma (con Francesco Talò, Ministro plenipotenziario per le Americhe, il vice ambasciatore in Peru Tafuri, e il Senatore Francesco Martone (RC) della Commissione Esteri) Francisco Soberon, attualmente direttore dell'Ong peruviana APRODEH-Asociacion Pro Derechos Humanos, gia portavoce del Cordinamento degli organismi dei diritti umani del Peru, per 7 anni vice Presidente a livello mondiale della Federazione Internazionale degli organismi diritti umani FIDH con sede a Parigi.

Soberon ha segnalato "la stretta complicità tra l'amministrazione del Presidente Garcia e il partito fujimorista (che oggi nel Parlamento peruviano annovera addirittura il fratello e la figlia di Fujimori) come evidenziano gli "attacchi del Vice-Presidente della Repubblica ex vice ammiraglio Luis Giampietri Rojas (la magistratura ha aperto un caso su questo militare per la partecipazione nell'acquisto di armi durante il governo Fujimori come documenta La Repubblica, il quotidiano di Lima del 18 febbraio 2007 - che ha parlato di "persecuzione giudiziaria" contro i militari governativi durante il ventennio della violenza politica (1980-2000) e ha apertamente denigrato la Commissione della Verità (che ha documentato 69.000 vittime civili) e le sue raccomandazioni".

Questa grave complicità tra il partito di governo aprista e il fujmorismo trova una strategica alleanza per favorire l'impunita anche nella richiesta (condannata anche dall'Unione Europea) di Alan Garcia per ripristinare la pena di morte. Soberon sottolinea che "il Presidente Garcia ha promosso l'iniziativa di estendere la applicazione della pena di morte ai casi di terrorismo e di violenza sessuale (con conseguente morte) su minori di sette anni, in aperta contraddizione con la Convenzione Americana dei Diritti Umani della OEA (Organizzazione degli Stati Americani) alla quale il Perù appartiene.

Questa iniziativa è stata bocciata da una recente votazione nel Congresso della Repubblica. Tuttavia, il Presidente Garcia insiste nel sottoporla a referendum. Questo è stato rifiutato dai funzionari di Stato quali: il Presidente della Corte Suprema, Il Magistrato della Nazione, la Difensoria del popolo e il Presidente del Tribunale Costituzionale, in quanto l'articolo 32 della Costituzione segnala che non si può sottoporre a referendum nessuna iniziativa che riduca i diritti fondamentali delle persone. Importanti rappresentanti della conferenza Episcopale Peruviana hanno messo in questione tale proposta. Grazie alle campagne nazionale (promosse da organismi come APRODEH) e internazionale (promosse da FIDH-Parigi, CEJIL-Washington), si è fatta marcia indietro rispetto alla volontà presidenziale di estendere la pena di morte ai sopraccitati casi".

Siamo all'indomani del parere favorevole della procuratrice cilena Monica Maldonado sull'estradizione dell'ex-presidente Alberto Fujimori, arrestato nel novembre 2005 a Santiago del Cile; sebbene non vincolante, il pronunciamento di Maldonado è indispensabile affinché il giudice che presiede la causa, Orlando Alvarez, possa emettere la sua sentenza di primo grado, appellabile di fronte alla stessa Corte Suprema cilena.

"Questa decisione orienta quella che deve essere la risposta dell'intero Stato cileno di fronte alle richieste della giustizia peruviana" ha detto Francisco Sober㳀n, presidente della 'Asociaci㳀n Pro Derechos Humanos' (Aprodeh). "La decisione di Maldonado - ha aggiunto - è un primo passo importante affinché il Cile riconosca la validità degli argomenti a fondamento della domanda di estradizione. Era quello che ci aspettavamo da uno Stato democratico e di diritto che ha investigato sui crimini del regime dell'ex-dittatore Augusto Pinochet".

Maldonado ha basato il suo parere favorevole all'estradizione di Fujimori, al potere tra il 1990 e il 2000, accettando 9 dei 13 capi di accusa presentati dalla giustizia di Lima contro 'el Chino', come è conosciuto l'ex-presidente per le sue origini asiatiche: violazioni dei diritti umani relativi a due massacri di civili - quelli di 'La Cantuta' e 'Barrios Altos' - e diversi reati amministrativi, dal peculato alla corruzione; non ha tuttavia ritenuto che debbano avere seguito altre accuse, come quelle che riguardano la presunta vendita di armi alla guerriglia colombiana delle Farc.

Per bocca del ministro degli Esteri José Garc㭀a Belaunde, il governo ha ribadito che offrirà le garanzie per un giusto processo nel caso in cui anche la decisione finale sia favorevole all'estradizione: "Da questo momento scatta il conto alla rovescia, ora la parola spetta ad Alvarez. Il potere giudiziario peruviano agirà con indipendenza e libertà di coscienza". Maldonado ha riferito di aver già trasferito il dossier al giudice Alvarez che, tuttavia, lo esaminerà al termine di una licenza di dieci giorni chiesta e ottenuta per motivi di salute; il suo verdetto di prima istanza è atteso nel giro di un mese.

"Il Cile ha il dovere etico e giuridico di estradare un latitante, trattandosi di un imputato sul quale pendono accuse di aver perpetrato crimini di lesa umanità": lo ha dichiarato il 1 giugno scorso la Federazione internazionale dei diritti umani (Fidh) riferendosi all'ormai annosa vicenda dell'ex-presidente peruviano Alberto Fujimori, arrestato in Cile nel novembre 2005 e da allora in attesa che la magistratura cilena decida se concedere la sua estradizione alla giustizia di Lima che intende processarlo per decine di reati, dalla corruzione ai massacri di civili. Secondo la Fidh, il Cile ha due opzioni: "Processare o estradare Fujimori"; nel frattempo "dovrebbe essere recluso in un centro penitenziario per la gravità dei delitti a lui imputati ed essere garantita la sua incolumità personale e la sua custodia".

di Cristiano Morsolin
(Educatore e operatore di reti internazionali per la difesa dei diritti umani in America Latina. Co-fondatore dell'Osservatorio Selvas.org. Lavora in America Latina dal 2001)

Ultime notizie

Giochi olimpici e paralimpici invernali 2026: ancora cemento

30 Novembre 2022
Il mantra “Olimpiadi uguale fondi, quindi sviluppo” appare essere il classico specchietto per le allodole. (Lucia Michelini)

Diventare “green” - #Diventaregreen

29 Novembre 2022
La transizione ecologica individuale, diventare “green” è un lusso che pochi si possono permettere. (Raffaele Crocco)

Angelo Righetti: «Il desiderio di esclusione non diventi pratica di esclusione»

28 Novembre 2022
È matto perché è pericoloso ed è pericoloso perché è matto: è la grande tentazione da evitare quando si parla di salute mentale, anche decenni dopo Basaglia. (Vita)

Balene: creature fragili e misteriose

28 Novembre 2022
Di tragedie o di scoperte fondamentali per la biologia, i cetacei sono protagonisti. (Anna Molinari)

Dossier/ Iran, Afghanistan e Golfo: i diritti violati delle donne

27 Novembre 2022
Nei Paesi del Golfo Persico, in Iran e in Afghanistan le discriminazioni nei confronti delle donne sono diffuse e, in vari casi, normate. (Atlante delle guerre e dei conflitti del Mondo)