Che la forza dei coralli sia con noi… e con loro!

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Foto: Voanews.com

Quante volte, parlando tra noi o con altri, ci troviamo a dire frasi come “almeno una volta nella vita quella cosa la vorrei fare” o “prima che sia troppo tardi in quel posto ci vorrei andare”? Spesso. E spesso lo facciamo senza renderci conto che, per fare alcune esperienze, è già troppo tardi. Troppo tardi lo è, ad esempio, per vedere nella sua spettacolare bellezza la barriera corallina, non solo in cima alle classifiche dei posti più suggestivi, emozionanti e visitati del pianeta, ma anche tra i luoghi più a rischio per la fragilità del proprio ecosistema. E purtroppo i rischi diventano spesso tristi realtà: nel 2016 onde a temperature da record hanno avvolto in un caldo abbraccio nefasto le coste dell’Australia, modificando per sempre gli equilibri della Great Barrier Reef. Parliamo della morte di numerosi esseri viventi che della barriera hanno fatto la propria casa, e conseguentemente di una vertiginosa diminuzione di biodiversità. Ce lo dicono gli ultimi risultati delle ricerche pubblicate ad aprile 2018 da Nature, frutto del lavoro di oltre 12 ricercatori che per mesi hanno raccolto dati con rilevazioni aeree e subacquee, arrivando alla conclusione che mai avremmo voluto conoscere: circa il 30% della copertura corallina della barriera è andata perduta tra marzo e novembre 2016, per non parlare del settore nord, dove lo stress causato dall’aumento delle temperature da 3/4 °C a 6°C ha causato la morte, in meno di 8 mesi, di oltre il 50% dei coralli.

Il riscaldamento globale si sta rapidamente configurando come una minaccia universale all’integrità ecologica e al funzionamento degli ecosistemi, mettendo in evidenza un’urgenza: capire meglio l’impatto dell’esposizione a forti temperature sulla resilienza degli ecosistemi stessi e sulle persone che da essi dipendono. Nel caso della barriera corallina si tratta di un fenomeno senza precedenti e di scala regionale, che hamodificato in maniera permanente gli assembramenti di coralli, rilevando anche diverse tipologie di reazione a questo improvviso e prolungato surriscaldamento che, oltre a fornire cifre inquietanti sulle recenti e rapidissime modifiche subite dalla barriera corallina, colmano la lacuna tra la teoria e la pratica: danno infatti testimonianza del rischio concreto di un collasso dell’ecosistema, che si inserisce nell’allarmante cornice della lista rossa dell’International Union for Conservation of Nature (IUCN).

Cambiamenti di questo tipo sono radicali e solo alcune tra le specie più forti sopravvivono, come conseguenza di uno degli eventi più gravi in termini di schiarimento della barriera. I coralli in salute hanno una relazione simbiotica con minuscole alghe che vivono al loro interno e conferiscono loro i colori brillanti che siamo abituati a conoscere: quando però i coralli fanno esperienza di forti stress termici espellono le alghe e diventano in questo processo molto chiari, come se avessero subito, appunto, un processo di sbiancamento (bleaching). Ciò non coincide necessariamente con una sentenza di morte, anche se eventi come questi accadono molto frequentemente (in media ogni 6 anni); se hanno sufficiente tempo a disposizione per recuperare, i coralli si rimettono in forma lasciando spazio al loro interno per la crescita di nuove alghe. Il problema si pone quando, come in questo caso, i periodi di surriscaldamento si prolungano oltre il limite e uccidono i coralli prima che riescano a ripristinare le loro normali condizioni. Se, da un lato, la sopravvivenza di alcune specie più lente a svilupparsi è una buona notizia perché ci dà speranza sul futuro della barriera, dall’altro molti di questi sopravvissuti hanno strutture fisiche molto più semplici rispetto alle specie che crescono più in fretta e questo significa quindi una riduzione della varietà di habitat per i pesci e per gli altri organismi che popolano il reef.Pur con speranze minime, qualche possibilità che le piante a crescita rapida tornino a popolare la barriera esiste, ma si traduce in ogni caso in decadi di attesa prima che si ricostituiscano, nel timore fondato che, nel frattempo, altre ondate di calore compromettano ulteriormente la salute dell’area (uno studio recente pubblicato su Nature Communications rileva un aumento del 54% dal 1920, gran parte del quale negli ultimi decenni).

Utile ribadire che sia l’aumento della temperatura dell’acqua che i fenomeni di bleachingsono fortemente connessi ai cambiamenti climatici, e difficilmente la barriera corallina è l’unica al mondo a soffrire questi mutamenti: tra il 2014 e il 2017 circa il 70% delle barriere ha subito le conseguenze del surriscaldamento e dello sbiancamento. E’ quindi evidentemente sempre più urgente promuovere e implementare azioni di abbassamento della temperatura globale: i coralli sopravvissuti sono molto forti ed è cruciale per la tutela del Pianeta proteggerli mentre sono ancora vivi.

Anna Molinari

Giornalista pubblicista, laureata in Bioetica presso la Facoltà di Scienze Filosofiche di Bologna, ha frequentato a Roma la scuola di Scienze politiche internazionali, cooperazione e sviluppo di Focsiv e ha lavorato presso il Ministero dell’Interno - Commissione per il Riconoscimento della Protezione Internazionale e il Consiglio Italiano per i Rifugiati. Dal 2011 cura per Fondazione Fontana Onlus e in provincia di Trento laboratori formativi e percorsi di sensibilizzazione rivolti a scuole e cittadinanza su temi a carattere sociale, con particolare attenzione a tutela ambientale, sovranità alimentare, stili di vita sostenibili ed educazione.

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