Camerun: liberati i due missionari italiani

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Il luogo del rilascio – Foto: ilgiornaleditalia.org

Era intriso di commozione il battimani all’indirizzo dei due missionari vicentini e della suora canadese, dopo il loro rilascio a seguito del sequestro avvenuto in Camerun, Paese in cui è in corso uno dei 36 conflitti che oggi affliggono il mondo. E che richiederebbe, secondo padre Alex Zanotelli, la presenza non di eserciti, ma di quella «non violenza attiva » che è stata ‘inventata’ dallo stesso Gesù. L’appello all’Arena di Pace del 25 aprile scorso è stato ascoltato. Mao Valpiana sottolinea che “Il nostro auspicio fatto all’Arena di pace e disarmo è stato esaudito”.

Infatti è finito il sequestro dei due missionari vicentini, don Gianantonio Allegri e don Giampaolo Marta, appartenenti alla Diocesi di Vicenza, rapiti circa due mesi fa in Camerun non lontano dal confine con la Nigeria. Assieme a loro era stata rapita anche la religiosa canadese, Gilberte Bussier, ottantenne, dell’ordine delle Suore della Divina Volontà di Bassano del Grappa, anch’essa ora liberata. Dal giorno del rapimento, il 4 aprile, ad oggi, sarebbero stati nelle mani del gruppo islamico Boko Haram.

C’è sollievo dunque a Vicenza per la positiva soluzione di questa vicenda che aveva fin dall’inizio suscitato profonda preoccupazione in tutti, dalla curia, agli ambienti politici, alla società civile. I missionari sono infatti molto conosciuti e ben voluti. Don Giampaolo, 47 anni, che si trovava nel Paese africano da sei anni, è originario di Molina di Malo, mentre il 57enne don Gianantonio, proveniente da Pievebelvicino, era in Camerun da un anno, anche se in passato vi aveva vissuto per una decina d’anni.

I tre sono stai portati all’aeroporto di Maroua, nel nord del Camerun, a bordo di un aereo militare. Secondo una fonte della sicurezza camerunense, i tre sono stati liberati nelle prime ore di domenica e raccolti dalle truppe camerunensi vicino al confine con la Nigeria. Una fonte militare che è voluta rimanere anonima ha dichiarato: “Abbiamo trascorso una settimana in Nigeria per i negoziati e ce li hanno finalmente consegnati la notte scorsa”.

I due missionari italiani erano stati prelevati il 4 aprile scorso da una piccola missione a Tchere, circa 800km a nord di Yaoundé. 

Costruttori di pace nel dialogo con l’Islam

Ho conosciuto don Gianantonio quando coordinava l’Oratorio Don Bosco della Parroccchia San Clemente di Valdagno (1986-1991), famosa “città sociale” con un modello urbano costruito attorno all’industria tessile Marzotto. Era approdato a San Clemente dopo aver firmato l’appello del movimiento ecclesiale “Beati Costruttori di Pace” che per primo aveva promosso l’obiezione di coscienza alle spese militari nel 1986 e aveva provocato malumori tanto che i Ministri Spadolini e Craxi ottennero il licenziamento di P. Alex Zanotelli, allora Direttore della Rivista “Nigrizia” dei comboniani.

Ho lavorato con don Gianantonio, detto amichevolmente don Toni, nella commissione parrocchiale “Giustizia e Pace”, da lui fondata, che aveva aggregato tanti giovani sui temi della mondialita’.Ricordo con emozione tante iniziative di pace come il controllo del mandato elettorale “Democrazia e’ Partecipazione” sui temi del commercio delle armi, contro le armi nucleari della Base Nato a Vicenza che aveva infastidito i deputati vicentini della DC e PSI, la campagna “Contro la fame, cambia la vita”, l’Oratorio tutto colorato con le bandiere della pace “L’Italia Ripudia la Guerra” della prima guerra nel Golfo del 1991.

Don Giampaolo, 47 anni, una vita dedicata ai giovani, gli studenti del seminario vescovile di Vicenza prima e, dal 2004, i ragazzi della parrocchia di Tchère. Generazioni di giovanissimi da formare, secondo i principi della fede cristiana, a Vicenza come in Africa. Non c’è differenza per don Giampaolo, che proprio per i suoi ragazzi aveva scelto, quasi dieci anni fa, di abbandonare la tranquilla vita seminariale per trasferirsi nel continente africano per dedicarsi all’impegno pastorale ed educativo concretizzatosi in alcune iniziative: gli atelier, i laboratori, come quelli di saldatura e falegnameria, il granaio comunitario e il mulino elettrico, una scuola frequentata da oltre settecento ragazzi provenienti anche da luoghi distanti chilometri...

Alla vigilia della sua partenza per la diocesi africana di Maroua, don Gianantonio aveva avuto modo di spiegare le ragioni della sua missione: «La prima urgenza resta quella di dare solidità alla fede. L’evangelizzazione si sta ulteriormente spingendo verso le montagne, tra le popolazioni Mofu, dove il culto è animista: un bel traguardo in quei luoghi così legati alla tradizione. La Chiesa locale punta sul binomio “Vangelo e sviluppo” ed in tal senso noi ci stiamo muovendo, senza forzature e con rispetto, promuovendo il ruolo dei laici e del clero locale».  

Un’opposizione non-violenta

Boko Haram (un’espressione che in lingua hausa significa «l’educazione occidentale è proibita») è un’organizzazione nata nel 2002. In essa si fondano due identità. La prima è l’integralismo religioso. I fondatori hanno sempre rivendicato un’applicazione letterale e rigida della legge islamica e del Corano. La seconda è la connotazione etnica. I miliziani sono tutti hausa, l’etnia che abita le regioni settentrionli della Nigeria e che si contrappone a quelle del Sud: gli igbo (cristiani) e gli yoruba (in parte ciristiani e in parte musulmani), commenta Enrico Casale sul mensile Popoli.

Fin dalle origini, i miliziani di Boko Haram hanno optato per azioni violente: incendi di chiese, omicidi di poliziotti, leader religiosi (anche musulmani), attentati dinamitardi, ecc. Si calcola che dal 2002 al 2013 abbiano provocato la morte di almeno diecimila persone.

Ho collaborato personalmente con Avvenire, AGI, Unimondo, Mosaico di pace, Credere, Vita, Comune-info per mantenere viva l’attenzione sui missionari rapiti in Camerun.

I conflitti africani sono legati a problemi di diseguaglianze strutturali nei rapporti Nord-Sud, come ricorda il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi: “la liberazione dei tre religiosi, è una notizia che ci riempie di gioia.  Allo stesso tempo continuiamo a pregare e ad impegnarci perché ogni forma di violenza, odio e conflitto nelle diverse regioni dell’Africa e nelle altre parti del mondo possa essere superata, e rinnoviamo il ricordo e l’impegno per le molte altre persone innocenti di diversa condizione ed età che, come ben sappiamo, rimangono vittime di inaccettabili sequestri in diversi luoghi di conflitto”.

 “Qu’ils brulent leurs armes…”. Il vescovo emérito della diocesi di Maroua-Mokolo mons. Philippe Stevens noto per le sue posizioni di apertura al dialogo interreligioso, da sempre indefesso propugnatore della pace tra le religioni, del dialogo, della convivenza fraterna, Piccolo Fratello del Vangelo, ha sempre appoggiato i missionari vicentini e una opzione preferenziale per i poveri ispirata nella spiritualita’ di Charles de Foucoult. Il vescovo emerito, mons. Philippe Albert Joseph Stevens, è riuscito a incontrare i missionari a Yaoundé per pochi minuti; proprio ai rapitori, attraverso la Radio Vaticana, si è rivolto: “Brucino le loro armi – ha detto – e si aprano all’amore del Signore, che chiede la conversione dei loro cuori, il loro amore, e la pace”. 

Cristiano Morsolin

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